Adunate oceaniche

 

Ho appena finito di leggere Babbo Natale e per la prima volta mi è venuto il desiderio di scrivere qualcosa all’autore. Adesso in qualche modo mi è chiaro quel senso di fastidio che ho quando vedo le adunate oceaniche dei papa boys. Se questi ragazzi credono in un capo che differenza c’è fra loro e quelli in germania negli anni trenta? Quello che per me era solo un vago fastidio adesso mi sembra una triste realtà. Speriamo solo che non cambino capo.
Perchè potrebbero combinare di peggio.
Aspettando un altro libro dopo la Fidanzata,
cordiali saluti
Aurelio Aquilanti

 

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Come volevasi dimostrare

 

Leggo in ritardo questa notizia uscita l’8 aprile nel blog di Ivo Silvestri:

 

”Maurizio Ferraris sarà contento: il curioso sondaggio da lui auspicato nelle pagine di Babbo Natale, Gesù Adulto. In cosa crede chi crede? è stato effettivamente condotto.

Il Giornale ha posto a 600 italiani alcune domande sulla fede cattolica. Domande semplici, dal dogma della immacolata concezione alla trinità passando per il credo e i nomi degli evangelisti. Il risultato è efficacemente riassunto nel titolo dell’articolo: Perché non possiamo dirci cattolici. La sacra ignoranza degli italiani.
Due piccoli esempi: ben il 23 percento ignora che oggi è il giorno della resurrezione di Gesù e solo il 37 percento degli intervistati crede nella resurrezione della carne (ma quest’ultima domanda è stata posta con un piccolo trabocchetto).

 

È proprio il caso di dirlo: Buona Pasqua?’

 

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Enterprise

Con Armando Adolgiso, http://www.nybramedia.it

 

L’ospite accanto a me è Maurizio Ferraris. Professore ordinario di filosofia Teoretica nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino dove dirige il Centro Interuniversitario di Ontologia Teorica e Applicata (Ctao).

Avviso urgente: mi rendo conto che la dizione usata per presentare il mio ospite abbia un suono terroristico e, comprensibilmente, può indurre più d’uno a darsi alla fuga.

Non fatelo!

Ferraris è uno capace di rendere chiare perfino le più ermetiche battute comiche del senatore Guzzanti. E’ tra i pochi ad occuparsi di cose serissime con un taglio per nulla accademico, con una raffinata vena di umorismo. Del resto, ve ne accorgerete fra breve.

Ha un cursus honoris di primo piano, ha scritto più di trenta libri, roba che se li citassi tutti faremmo notte. Perciò v’invito a cliccare sul suo sito web dove troverete biografia e bibliografia.

Lo spunto per quest’incontro – nel mese che i Terrestri chiamano aprile dell’anno 2007 – nella taverna spaziale dell’Enterprise è dato da un suo libro pubblicato da Bompiani: Babbo natale, Gesù adulto. In che cosa crede chi crede.

Per l’indice e le recensioni finora ottenute, cliccare qui.

L’editore avverte che le pagine sono stampate su carta riciclata senza cloro, ma se è vero, e lo è, che la pubblicazione del volume non ha comportato il taglio di un solo albero, è altrettanto vero che tante teste cadono tagliate dall’affilata penna di Ferraris che decapita nomi di ieri e di oggi rifiutando cloro e clero.

Si tratta di un titolo imperdibile che affascina – e diverte – dalla prima all’ultima pagina interrogandosi non solo sulla nozione di sacro, ma anche e soprattutto chiedendosi se è vero che chi crede sia uno che crede. Chi sono i credenti?

”I credenti” – scrive Maria Turchetto recensendo il libro – ”oggi credono in qualcos’altro […] non nel Dio Nascosto, ormai troppo vago per dare contenuto a una credenza, ma – osserva Ferraris – nel Papa Televisibile, storicamente e geograficamente determinato e per di più – se è un buon papa – carismatico: un leader per cui si può tifare e a cui si possono delegare le decisioni in materia di morale e – perché no? – di politica […] ora vi lascio soli a percorrere il sentiero argomentativo del libro, ricco di spunti e di personaggi curiosi, da Sant’Agostino alla Fattucchiera Nocciola, passando per Meister Eckhart, Papa Ratzinger, Woody Allen, Immanuel Kant, Lucio Dalla, Richard Rorty, Marcello Pera e tanti altri”.

 

Benvenuto a bordo, Maurizio…

 

Ferraris. Grazie dell’invito. Siamo in Cielo, è così?

 

Ehm… diciamo nello Spazio, lo preferisco.

Sabrina Iasillo, celeste sommellier dell’EnotecaBistrot Uve e Forme mi ha consigliato d’assaggiare durante la nostra conversazione nello Spazio questo vino prodotto dall’Azienda Agricola Palazzone: Orvieto Classico Superiore ”Campo del Guardiano” 2002, leggo le sue parole inviatemi in Spacefax…”Le vigne in località Rocca Ripesena, guardano la rupe di Orvieto. Per il vino non c’è fretta; l’aria è quieta, il terreno pieno di vita. Il produttore osserva e vigila. Adesso è il momento. Il tempo non ha sottratto al vino la sua vibrante freschezza, ma solo aggiunto un lungo passato da raccontare”.

Fin qui Sabrina Iasillo… qua il bicchiere.

Adesso ascoltami: il Capitano Picard è bravissimo, per lodarne la guida, a Roma direbbero ”è un bel manico”, però noi nello spazio stiamo, schizziamo ”a manetta”, prudenza vuole che tu trasmetta sulla Terra, come sempre chiedo iniziando la conversazione con i miei ospiti, il tuo ritratto… interiore…insomma, chi è Maurizio secondo Maurizio …

 

Ferraris. Un professore di filosofia, il titolare di una patente di guida, uno che, nella misura del possibile, cerca di trattare con lievità le cose serie invece di dire baggianate con un’aria serissima, che è un atteggiamento più diffuso di quanto non si pensi.

 

Prima di parlare del tuo recente libro, voglio chiederti: qual è il significato positivo sul quale riflettere oggi circa un’etica senza dio?

 

Ferraris. Il significato più positivo, mi sembra, sta nel fatto che si capisce (meglio tardi che mai) che un’etica con Dio è un controsenso, perché riduce il mondo a una sorta di aula delle elementari con il Preside e la Maestra lassù che comandano, e il Capoclasse quaggiù che controlla, punisce e premia. Oggi il Capoclasse è Ratzinger, che ha tirato fuori persino l’inferno, e su tutta la faccenda aleggia un clima da comica finale.

 

Ora alcune domande orientate su ‘Babbo Natale, Gesù Adulto. In cosa crede chi crede’.

Allo stadio, nei rari momenti in cui non si accoppano o tentano di farlo, inalberano cartelli con su scritte, ad esempio: ”La Schifatese è una fede”, oppure ”La Schifatese non si discute, si ama”.

Quei tifosi mi autorizzi a paragonarli ai fedeli oppure no?

 

Ferraris. Sì, con una differenza. Che loro della Schifatese sanno tutto, vita morte miracoli. Mentre i credenti non sanno quasi niente, o spesso niente del tutto, dell’oggetto della loro fede. E nei casi in cui lo sanno, non ci credono.

 

Nel dibattito sulle religioni, sia in pagine laiche sia in pagine confessionali, spunta spesso la frase sul ”bisogno del sacro”, ma più procedono i tempi e più quel bisogno mi sembra diventi un bisognino.

Quella, vera o presunta, urgenza deriva dalla storia oppure dal nostro sistema nervoso centrale?

 

Ferraris. C’è chi dice che c’è una zona del sacro nel nostro cervello. Non lo so, non me ne intendo, forse ho una menomazione. Ma ammesso e non concesso che ci sia una zona del sacro nel nostro cervello, e riconosciuto il fatto, indubbio, che la storia è piena di religioni, non è un argomento a vantaggio della religione (e poi, quale? Cristianesimo? Buddismo? Satanismo?)

 

Riferendomi al cristianesimo, oggi più che di ”ritorno della religione” mi sembra s’assista ad una religione di ritorno. Quest’ipotesi mi pare avvalorata da un tuo passaggio in cui scrivi che i nuovi credenti risultano molto diversi dai primi cristiani.

Quale la principale differenza al proposito che noti fra oggi e l’altro ieri?

 

Ferraris. Più che l’altro ieri, direi tanto tempo fa. I vecchi credenti, i credenti in buona fede, sono scomparsi con la rivoluzione scientifica. I vecchi credenti erano degli ingenui, che pensavano che Dio avesse creato il mondo in sei giorni. I nuovi credenti non credono a queste storie, ma pretendono di credere, il che, mi pare, equivale a essere in malafede, a credere di credere. Sì, è proprio una religione di ritorno, la gente pensa al ritorno, non necessariamente solo politico o economico, anche semplicemente di tranquillità, di pace dell’anima, che viene dalla conformità sociale, dal pensare (pubblicamente) come tutti. Il ritorno della religione è, a mio parere, nella stragrande maggioranza dei casi il piacere del conformismo, il pensare alla salute nel Paese del Fascismo, del Concordato, della Dc, e ora del cattolicissimo Berlusconi con tutte le sue mogli.

 

Scrivi nel tuo libro: ”…i telegiornali ci danno notizie dell’avvenuto miracolo di San Gennaro con la stessa tranquilla sicurezza con cui parlano di incidenti stradali, al punto che quando i sopravvissuti dichiarano di essere ‘vivi per miracolo’, non si sa se metaforizzino o parlino alla lettera”.

Com’è potuto accadere ciò?

 

Ferraris. Risponderò con il vangelo di Giovanni citato da Leopardi all’inizio della Ginestra: ”gli uomini preferirono le tenebre alla luce”. Che però, messa così, sembra la prevalenza del cretino.  La spiegazione che suggerisco nel libro è che abbiamo a che fare con una alleanza tra superstizione (tendenza mai morta nell’uomo), fastidio per la scienza, incapace di trasmettere certezze, e tecnologia a go go. Come risultato, si va dal medico, e ci si va in macchina, ma si tiene il santino di padre Pio, non si sa mai. Non dobbiamo illuderci sul fatto che il progresso tecnologico sia anche sviluppo razionale. Giorni fa viaggiavo su un volo easyjet proveniente da Parigi, le hostess vendevano ai passeggeri dei gratta e vinci, non si ha idea di quanti ne hanno comprati, e magari se li comprava anche il pilota.

 

Abbiamo cominciato questa conversazione su in cosa crede chi crede parlando dei tifosi, voglio concludere sul tuo libro con i cantanti. Ai cattolici mi pare avvenga quanto accadde a Caterina Caselli la quale ebbe un gran successo con ”Sono bugiarda” ch’era la traduzione di una canzone di Neil Diamond intitolata però ”I’m a Believer”.

Caterina confessa di mentire. E i cattolici (che in fatto di confessioni sono esperti) che fanno?

 

Ferraris. Di tutto un po’. Ci sono cristiani fervidi credenti (pochi), cristiani ipocriti (tanti), probabilmente anche cristiani matti, come in ogni risma di persone. La cosa interessante, però, è che se uno dice che tal dei tali, che è ateo, è anche matto, il messaggio che passa è semplicemente: ”tal dei tali è matto”. Mentre se si dice che tal dei tali, che è cattolico, è anche matto, la Chiesa si indigna, e sostiene che si sta attaccando il cattolicesimo. Vogliamo ammettere che c’è un po’ di coda di paglia?

 

Come accennavo in apertura, fra i tuoi volumi di successo più recenti c’è ”Dove sei? Ontologia del telefonino”, pubblicato da Bompiani nel 2005, libro che ti è valso il Premio Filosofico ”Castiglioncello”.

A beneficio di coloro che non hanno fatto la scuola dell’obbligo, ‘ontologia’ (dal greco ”óntos”, esistente e ”lógos”, discorso) a farla semplice, è l’indagare su qualcosa.

E’ più giusto chiedersi ”che cos’è” oppure ”chi è” il telefonino?

 

Ferraris. Direi ”cos’è”, perché resta uno strumento, che ci cambia la vita, ma uno strumento. A meno che qualcuno non decida che il telefonino è venuto sulla terra per redimere gli uomini dai loro peccati. A quel punto sarebbe un ”chi”, proprio come Pinocchio, che da burattino è diventato uomo. Visto che ci sono Paesi in cui la gente si fa seppellire con il telefonino, che su Internet impazza il culto del Mostruoso Spaghetto Volante, e che le novene e le processioni vanno fortissimo, non mi sembra del tutto escluso che il culto prima o poi abbia inizio.

 

Prima di lasciare i miei ospiti di questa taverna spaziale, li costringo crudelmente a fare una riflessione su Star Trek, non necessariamente elogiativa… che cosa rappresenta quel videomito nel tuo immaginario? Ammesso che qualcosa rappresenti, s’intende…

 

Ferraris. Ho un problema enorme. Temo di non averlo mai visto, o solo a pezzetti, in documentari o dibattiti. Temo di averne solo sentito parlare. Insomma, il mio rapporto con Star Trek è come quello di un cattolico con la Bibbia. Non mi sento abbastanza competente per esprimere un parere.

 

Siamo quasi arrivati a M-Ferraris, pianeta ateo abitato da alieni che hanno sulle loro tombe tutti la stesso epitaffio scritto in latino Credo certo ne cras, cioè ‘Sono sicuro che non c’è domani’… se devi scendere, ti conviene prenotare la fermata. Stoppiamo qui l’intervista, anche perché è finita la bottiglia di Orvieto Classico Superiore ”Campo del Guardiano” consigliata da Sabrina Iasillo dell’Enoteca Uve e Forme”  di Roma… Però torna a trovarmi, io qua sto… intesi eh?

 

Ferraris. Almeno su questo, sono convinto che un domani c’è. A presto, e grazie.

 

Vabbè, ti saluto com’è d’obbligo sull’Enterprise:: lunga vita e prosperità!

 

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Babbo Gesù

intervista con Max Stèfani

 

Mucchio Selvaggio, n. 633, aprile ’07, pp. 96-99

 

Ultimamente le librerie sono sommerse da libri sulla religione cattolica. E¹ colpa del successo del Codice Da vinci, di una finalmente rinnovata curiosità dei credenti e degli atei verso un argomento fondamentale nella nostra storia o per l’intervento sempre più invasivo del Vaticano nella nostra vita privata? Tu fai notare che intorno al 1968 la religione appariva ai più come una forma di vita in sparizione.

 

Ferraris. Ovviamente, quanto ai motivi del ritorno dei libri sul cattolicesimo, è la terza che hai detto, l’invasività del Vaticano, e in particolare di questo Papa. Le chiese sono sempre più vuote, il comportamento dei credenti è uguale a quello dei non credenti, e persino la cattolicissima Spagna, alleata di Roma sin dal Cinquecento, è ora laicissima. Figuriamoci i paesi protestanti e i paesi ortodossi. Restano lontane colonie in Sud America e in Africa (dove però il cattolicesimo è spesso misto ad animismo: vi siete chiesti perché non c’è mai stato un papa nero, che pure sarebbe una mossa retoricamente grandiosa?). In Italia, poi, è finita la DC, e non è detto che risorga (per usare il lessico adatto all’occasione). Il Papa, allora, questo Papa, organizza la resistenza nel Bunker, e non va tanto per il sottile…

 

Tu ti poni una domanda interessante: ”In un paese cattolico, in cosa crede chi crede? Non certo in un Dio nato da una donna, morto, risorto, ridisceso, risalito, uno e trino perché sarebbe come credere in Babbo Natale. Credono in colui che lo rappresenta, ovvero il Papà”. Però il concetto di base, al di là che credano più o meno a tutte queste storie, è che credono soprattutto nella vita dopo la morte, perché la base di ogni religione è il diniego di dover morire un giorno, di dover perire, sparire senza lasciare tracce e a tornare al nulla dal quale proveniamo.

 

Ferraris. Non credo che i cattolici siano più fiduciosi nella vita dopo la morte di quanto non lo siano i credenti di altre religioni, e di quanto non lo siano gli atei. Le spese mediche crescono, si smette di fumare, la vita media si allunga, molti eccellenti ospedali sono cattolici. Tutti segni del fatto che la sola cosa certa è questa vita. Se poi ce n’è un’altra, tanto meglio, si dicono i cattolici, ma non riescono a rappresentarsela (come si rinasce? A che età? In che forma?), e dunque non riescono a sperarla, visto che è una immagine vaga e vuota. Non riescono nemmeno a temerla –mi chiedo quanti dei preti colpevoli di reati di varia natura temano il giudizio di Dio.

 

Tu sostieni giustamente che la Resurrezione è la prova che Cristo non era uno dei tanti profeti, ma davvero il Messia, il figlio di dio e il re di Israele venuto a liberare i vivi e i morti. Non credere alla Resurrezione è far cadere qualsiasi differenza reale tra il Cristianesimo, l’Ebraismo e l’Islam. È la morte del Cristianesimo ridotto a burletta. Non credere nella resurrezione vuol dire non essere cristiani. Ma quanti oggi credono veramente che Gesù è risorto?

 

Ferraris. Appunto, non lo so. Mi sembra che siano pochi, e di questi pochissimi ci credono alla lettera. In questi giorni si è diffusa la notizia che a Gerusalemme è stata trovata la tomba di Cristo, con i suoi resti (dunque non sarebbe risorto). Quasi non se ne è parlato, mentre infuriavano i dibattiti sui Dico, per l’ottimo motivo che nessuno crede che Cristo sia davvero, letteralmente, risorto, e dunque il ritrovamento dei suoi resti non pare una notizia che meriti di essere confermata o contestata. È come se avessero trovato la tomba di Cristoforo Colombo in India: nessuno, tranne lui all’inizio, ha mai pensato veramente che quella che lui ha scoperto fosse l’India, quindi la notizia, se così posso dire, non fa notizia, e appare quasi come una bizzarria o come uno scherzo di cattivo gusto, uno scherzo da preti…

  

Che cosa favorisce l’impulso a credere in una religione? Dawkins sostiene che i bambini sono ”programmati” in modo da avere fiducia innata in ciò che raccontano gli adulti: poiché gli adulti raccontano che dio esiste, i bambini ci credono e questa fede viene trasmessa di generazione in generazione.

Quando le varie parti si contendono la verità a forza di cifre, non si esita a dire che un bambino è cristiano o musulmano, quando nessuno si sognerebbe mai di dire che un bambino è keynesiano o marxista. Perché con la religione si fa un’eccezione?

 

Ferraris. ”Se si racconta una storia, per quanto assurda o impossibile, a un bambino, e chi la racconta è qualcuno che lui considera infallibile (generalmente un genitore), la accetterà come verità rivelata e ne conserverà un ricordo immutato fino al momento in cui non sarà portato a rifletterci su. Il che può anche non succedere mai.” Questo lo ha scritto George Bernard Shaw, e si adatta magnificamente al cattolicesimo. Il momento può non venire mai, ma anche se viene è troppo tardi, per le statistiche sei cattolico. E io temo veramente che le statistiche, per la Chiesa, per questa Chiesa, siano la sola cosa che conta, come l’auditel per Pippo Baudo e Del Noce.

 

La Messa è qualcosa di diverso da una seduta spiritica. Come sostieni, era l’idea che i romani si erano fatti dei riti cristiani (”è vero che vi riunite per mangiare un morto?” Chiedevano i questori). È una conclusione logica e inevitabile, se non si prende sul serio l¹idea che Cristo sia veramente risorto.

 

Ferraris. Appunto. Come sai, lo spiritismo si diffonde nell’Ottocento, dopo il venir meno della fede nella resurrezione. Ci si accontenta di parlare con gli spiriti, visto che i corpi non si toccheranno più. Ora, compatiamo gli spiritisti, ci sembrano delle Vanne Marchi o dei Maghi Othelma, però le folle si radunano in Piazza San Pietro a sentire l’Angelus, e la politica deve fare i conti con quello che pensa un uomo che afferma  di credere che non solo gli spiriti, ma anche i corpi, riappariranno un giorno. Altro che le chiromanti, altro che i medium. La sola scusante, il motivo per cui si dà retta a quell’uomo, è che si ritiene che nemmeno lui ci creda davvero. Va bene. Ma, allora, da dove trae la sua autorità, visto che si dichiara vicario di Cristo, vicario di un uomo famoso e autorevole essenzialmente per essersi detto figlio di Dio e per essere risorto?

 

La fede è un affare di desiderio d’opium, di voglia di credere nei propri desideri piuttosto che la realtà? Magari Gesù era una brava persona, magari un po’ spiritata (come del resto Paolo di Tarso) che ebbe guai con le autorità e perì sotto Ponzio Pilato, ma è più semplice farlo diventare un Dio. Certo sostenere che Dio si è incarnato e lo ha fatto per noi è narcisismo alle stelle.

 

Ferraris. Far diventare Cristo figlio di Dio non è una faccenda di tutto riposo, soprattutto se lo si vuol far diventare  Dio lui stesso pur restando monoteisti. Ci vuole molta fede, o molta incredulità e indifferenza. E il bello è che se uno va matto per Michael Jackson, senza ritenerlo Dio, è compatito…

 

Molti sostengono che i cristiani abbiano oscurato quasi 20 secoli di storia, creando il primo totalitarismo, concentrando tutti i poteri nella mani della chiesa che, in nome di un oscuro e ipotetico crocefisso, nato a Nazareth, ha ucciso, massacrato, deportato milioni di persone. Per la prima volta nella storia dell’uomo, la morte ha preso il sopravvento e il potere. Cosa ne pensi?

 

Ferraris. Non credo che sia la prima volta nella storia umana in cui la morte prende il potere, il potere ha avuto sempre a che fare con la morte. Non esagererei le responsabilità della Chiesa cattolica, questo erede in tono minore e su scala parrocchiale (è il caso di dirlo) dell’Impero Romano. Ovviamente, non ne esagererei nemmeno i meriti, come fanno tanti teocon in questi anni. Sulla faccenda degli eredi. Ci sono stati tanti eredi dell’impero romano, che so, anche il Sacro Romano Impero, che alla fine, diceva Voltaire, non era né sacro, né romano, né impero. Ecco, la chiesa di oggi mi pare nella stessa situazione, e se non se ne riconosce l’intima debolezza è perché non ha possessi territoriali o eserciti, e si limita a comportarsi in modo dispotico con Prodi e Berlusconi.

 

La fine dei grandi discorsi politici marxisti o social democratici, svaniti l’uno nel totalitarismo, l’altro nel liberalismo, lascia l’orizzonte intellettuale vuoto di senso, di prospettiva, di alternativa. Rimane il pensiero magico.

 

Ferraris. Quello c’è sempre stato, guardate i talismani, le lotterie… Più interessante, nello specifico italiano, è un altro caso: come c’erano i radical chic che si dichiaravano marxisti e vivevano nel più borghese dei modi, così oggi ci sono i teocon, in Italia, che si dichiarano devoti e atei insieme. Altrove non saprei. Ma il caso è interessante, perché teocon e radical chic hanno in comune il fatto che del problema del senso se ne infischiano bellamente, non sanno nemmeno cos’è, vogliono solo vivere bene. E come dargli torto? Solo che per farlo rompono le scatole a tutti, una volta dicendo ‘Né con lo Stato, né con le Br’, oggi raccontando i loro ‘percorsi di fede’, o i buoni motivi dell’ubbidienza al Papa, su giornali, giornalini e televisioni.

 

Come è possibile che nel 2006 in un paese ”moderno” come l’Italia si possa credere ancora nei miracoli? Non trovi preoccupante che il Tg dia la notizia dello scioglimento del sangue di San Gennaro come fatto certo, accanto a un incidente stradale? Lavaggio del cervello?

 

Ferraris. No, potere della Chiesa, e sistematica intromissione nelle vicende dello Stato laico. Inoltre, nello specifico di San Gennaro, gusto mediatico dello spettacolare. L’infrazione di una legge fisica, anche se falsa, fa pur sempre notizia, è un po’ come l’uomo che morde il cane.

 

 

Molti non sanno che per millenni c’era la proibizione di leggere la Bibbia, sia in ebraico o greco, ma anche nelle lingue volgari. La linea guida era quella che se dei laici leggono la bibbia succede come in Germania dove i contadini hanno mosso la guerra ai principi?

 

Ferraris. Non mi risulta che ci fosse questo divieto, e mi sorprenderebbe, sarebbe stato come invitare il gregge a non andare a controllare le fonti delle affermazioni dei pastori, e poi il divieto avrebbe suscitato un minimo di curiosità… Certo, però, i cattolici non hanno mai incoraggiato la lettura della Bibbia, e persino dei Vangeli. Sono sempre andati forti i catechismi, gli oratori e le novene. L’idea era che il vero rapporto di fede non era tra il credente e i libri sacri, ma tra i credenti e i preti, in quanto interpreti auto-autorizzati di quei libri.

 

Perché i paesi cattolici pullulano di miracoli e di miracolati, mentre quelli protestanti devono ripiegare su fantasmi, lupi mannari ecc.?

 

Ferraris. Appunto perché gli mancano i miracoli, i miracolati, i santi e i beati. Il che però la dice lunga sulla elevatezza della fede nei santi e nei miracoli. Dopotutto, c’è una vera differenza tra il credere che Padre Pio ha avuto le stigmate e il credere che a Loch Ness c’è un mostro marino?

 

Il filosofo francese Onfray sostiene che il Cristianesimo, con le altre religioni monoteiste, ci ha rovinato la vita. Sei d’accordo?

 

Ferraris. No, non sono d’accordo, Onfray esagera. Il Cristianesimo non ci ha rovinato la vita, semplicemente ha dato una mano, e robusta, alla nostra tendenza a rovinarcela. Altre religioni le conosco poco, ma per esempio non mi sembra che il Buddismo o lo Scintoismo rovinino granché la vita.

 

Sembra che in Europa si continui a sviluppare una tendenza all’illuminismo e al raziocinio scientifico, mentre in America e nel mondo islamico sia in corso un’esplosione di fanatismo teocratico. Sembra che i cristiani americani da una parte e i musulmani dall’altra stiano combattendo la medesima battaglia, in cui gli europei rimangono presi nel mezzo. Bush e Bin Laden sono dalla stessa parte: la parte della fede cieca e della violenza, contro la parte della ragione e della discussione. In Italia corriamo il rischio di staccarci dall’Europa?

 

Ferraris. No, perché il cattolicesimo italiano è solo di facciata, influenza politicamente vicende interne, ma al di là di quello non credo proprio che ci siano dei fanatici, almeno in massa. Questo appunto perché i cattolici, per quel che posso vedere, sono tutto sommato cinici e increduli. Se stanno male vanno dal medico, e sotto sotto sono convinti che Darwin abbia ragione. In questo sono diversi dai fondamentalisti, americani o islamici, che credono molto di più alle loro fedi, e dunque non credono a Darwin e gli contrappongono il Disegno Intelligente, o seguono delle restrizioni alimentari, o persino terapeutiche, quando contrastano con quanto sta scritto nella Bibbia o nel Corano.

 

In America vengono sempre di più messe in discussione le teorie di Darwin. Rifacendosi anche a San Tommaso D’Aquino, anche chi riconosce che possiamo essere il prodotto di un’evoluzione, sottolinea che solo un Essere Supremo avrebbe potuto creare un universo perfettamente calibrato. Al che lo scienziato risponde sempre ”e allora chi ha creato Dio?” Perché ogni Dio capace di disegnare un universo del genere deve essere un’entità supremamente complessa e altamente improbabile, la cui esistenza necessita di spiegazioni ancora più grandi di quelle necessarie a spiegare la nostra esistenza.

 

Ferraris. Credo appunto che il Disegno Intelligente sia semplicemente una formulazione reattiva. Se Darwin contrasta con la Bibbia, bisogna pur contrapporgli qualcosa di, per così dire, ‘biblicamente corretto’. Ma a questo punto si apre il problema della teodicea, della giustificazione di Dio, e del male di cui diventa responsabile, se ha creato il mondo con un disegno intelligente. Perché ha creato un mondo in cui sono possibili terremoti, tsunami, malattie orripilanti e atroci? E, se questi eventi sono comunque soggetti a leggi fisiche su cui il creatore non può intervenire, una volta avviato il processo, perché comunque ha reso possibili i telegiornali di Emilio Fede, i romanzi della Tamaro e le canzoni di Al Bano? Quale Disegno Intelligente può aver concepito cose del genere?

 

Perché la Spagna ha potuto trasformarsi in un modello di laicismo mentre in Italia la parola ”laicista” è quasi un insulto?

 

Ferraris. Perché in Spagna non c’è il Papa.

 

La Chiesa romana insiste nell’impedire ai chierici il matrimonio e quindi una vita sessuale normale. Ammette tra i denti che non si tratta di un ”dogma”, ma non cede. Questo di fronte agli scandali americani sulla pedofilia e ai sempre più numerosi casi italiani. Non trovi che la rigida dottrina sessuale del Vaticano suoni sempre più assurda?  Sembra che l’unico modo per loro di sopravvivere in un’umanità che non capiscono è privilegiare il loro mondo di finzione alla realtà del mondo.

 

Ferraris. Io credo che l’umanità i preti la capiscano benissimo, direi quasi troppo bene, tanto son bravi a mestare nelle sue fragilità. E allora il comportamento della chiesa appare moralmente ingiustificabile,un obbrobrio. Non c’è crimine moralmente più abietto (‘maxima debetur pueris reverentia’), psicologicamente più devastante e socialmente più rovinoso della pedofilia, e la chiesa è sistematicamente coinvolta in questo crimine. E Ratzinger a suo tempo aveva dato istruzione ai vescovi di mettere a tacere il più possibile i casi che emergevano (e che ora esplodono senza rimedio e perdono), aveva anche dato istruzione alle autorità ecclesiastiche di avviare indagini precedenti e preventive rispetto a quelle delle autorità civili, coprendo i crimini… Ora, per i suoi peccati, per i peccati dei suoi preti e le decisioni dell’allora prefetto della dottrina della fede, la chiesa è sommersa dai debiti e dagli scandali, eppure il prefetto, ora Papa, osa affacciarsi all’Angelus e tuonare contro le infrazioni della legge di natura nell’etica sessuale dei laici. Visto che questo è un giornale rock, vorrei ricordare un verso di Dylan in Master of The war: ‘Persino Gesù non vi perdonerà quello che avete fatto’.

 

Il mondo non sarebbe un luogo decisamente migliore se la morale predicasse soltanto di fare del bene al prossimo senza il contorno di ”ossessioni religiose” sui peccati della carne e le tentazioni del piacere sessuale?

 

Ferraris. Non lo so, nessuno può dirlo, credo, l’umanità è una strana cosa, e soprattutto una cosa complicata e spesso irrazionale. Ma questo non toglie nulla allo sdegno per i peccati cui hanno ceduto troppo spesso persone che si ammantano del titolo, in fondo derisorio, e davvero ben trovato, di ‘pastori d’anime’.

 

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Cattolicesimo alla tedesca

di Giandomenico Bonanni

 

Il Riformista, 27 febbraio 2007

 

All’indomani dell’elezione di Joseph Ratzinger, la Bild-Zeitung pubblicò in prima pagina una grande foto del nuovo pontefice, titolando a caratteri cubitali: «Wir sind Papst!», siamo diventati Papa. Che era un po’ come dire: siamo campioni del mondo. Invece della coppa abbiamo vinto la tiara. Un amico protestante, antipapista convinto, ha incorniciato la pagina e l’ha appesa in cucina, come se fosse una caricatura dei tempi di Lutero. Non tutti i suoi ospiti la trovano divertente. Per i tedeschi Benedetto XVI è una star internazionale della quale andare fieri. Un Beckenbauer coi mocassini rossi al posto degli scarpini. Uno Schumacher che sfreccia in papamobile. Insomma, un prodotto da esportazione che conferma la qualità del made in Germany. L’ascesa di Ratzinger al soglio pontificio è stata interpretata come un vero e proprio passaggio epocale soprattutto dagli esponenti di quel neoconservatorismo tedesco definito Neue Bürgerlichkeit, nuovo stile borghese. Un movimento costituito per lo più da giornalisti e intellettuali disorientati che tentano di prendere le distanze dai costumi e la mentalità dei genitori sessantottini. E che da un paio d’anni a questa parte provano disperatamente a riportare in auge scuole di ballo, feste di fidanzamento e corsi per imparare le buone maniere.

Altro che ritorno della religione, altro che atei devoti. Per ora, i nuovi compagni di strada dei cattolici tedeschi non sono neanche devoti: sono solo atei incuriositi da un fenomeno mediatico. Il fatto è che in questo paese i conflitti religiosi hanno fatto troppi danni e la gente ha imparato a diffidare delle contrapposizioni in materia di fede. O meglio: ha imparato a conviverci. In alcune chiese del Baden si vedono ancora i segni dei muri divisori innalzati in seguito alla riforma. Cattolici e protestanti continuarono per decenni a frequentare le stesse parrocchie, ciascuno nella sua metà, come dei separati in casa. Una ferita profonda, non ancora del tutto sanata, che nel lungo periodo ha finito per indurre buona parte dei tedeschi ad allontanarsi da una religione percepita più come fattore di instabilità e di conflitto che non di sicurezza. Ne sapeva qualcosa Bismarck, che temeva l’ingerenza della chiesa di Roma forse più dell’ostilità delle potenze straniere.

Oggi i cattolici in Germania sono 26 milioni, circa il 31 per cento della popolazione complessiva. Vivono soprattutto nel sud e nell’ovest del paese. Le differenze culturali sono grandi. I renani, per esempio, hanno ben poco da spartire con i bavaresi. Ma nell’insieme, si possono osservare tendenze comuni. Per esempio, i cattolici tedeschi non sono praticanti. Secondo i dati della conferenza episcopale tedesca, il numero dei fedeli che vanno a messa diminuisce di anno in anno: nel 2005 erano solo il 14 per cento. Battesimi, matrimoni e funerali religiosi sono in calo. Il sistema fiscale tedesco, che prevede una tassa da destinare alla comunità religiosa di appartenenza con la dichiarazione dei redditi, favorisce una lenta emorragia di persone che abbandonano la chiesa per ragioni economiche. Soprattutto per chi ha un reddito alto, non pagare la Kirchensteuer significa risparmiare un bel po’ di soldi. 

I più attivi, tra i cattolici di base, sono i nuovi eretici del movimento Noi siamo chiesa. Partiti nel 1995 con un manifesto per il rinnovamento del cattolicesimo, hanno raccolto due milioni e mezzo di firme solo nei paesi di lingua tedesca. Chiedono che i vescovi siano eletti direttamente dai fedeli, che le donne possano diventare sacerdote, che il celibato obbligatorio per i preti e il proibizionismo in materia sessuale vengano aboliti. Vorrebbero, insomma, poter conciliare la fede e la vita, senza sotterfugi, complessi di colpa e ipocrisie. Ratzinger li conosce bene, perché si è dovuto occupare di loro da Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Ma finora non ha voluto neanche riceverli. Prima o poi, però, dovrà decidere se intende ascoltare la voce di chi ancora crede o continuare ad alimentare nuove forme d’idolatria.

 

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I Francesi sono sempre meno cattolici

 

Non sarebbe rimasto che un francese su due (51%) a dichiararsi ”cattolico”, mentre i francesi ”senza religione” rappresentano ormai circa un terzo o quasi (31%) della popolazione. Questo è il risultato principale del sondaggio dell’istituto CSA – su un campione di 2.012 persone – pubblicato da Le Monde des religions di gennaio.

Il sentimento d’appartenenza alla religione cattolica ha subito dunque una netta flessione.  Nel 1994 lo stesso istituto sempre per Le Monde aveva posto la domanda negli stessi termini di oggi ( ”qual è la sua religione, se ne ha una?”): i cattolici dichiarati erano allora il 67%, i ”senza religione” il 23%.

Questa caduta di 16 punti dei primi, tra il 1994 e oggi, si spiega dunque  grazie ad una nuova definizione proposta nell’inchiesta,  i ”cristiani senza precisazione” (4%) e soprattutto per la crescita di 8 punti dei ”senza religione”. Quanto ai mussulmani essi sono raddoppiati ( dal 2% al 4%), i protestanti (3%) e gli ebrei (1%) restano stabili.

La Chiesa da tempo è stata in grado ci rincuorarsi invocando – al di là del calo delle pratiche e della fede nei dogmi – una resistenza dell’identità cattolica. Ma questa osservazione è sempre più priva di fondamento. Il declino del sentimento d’appartenenza al cattolicesimo si unisce a  quello delle pratiche e delle credenze.

Così Le Monde des Religions ha interrogato 1.021 cattolici e anche in questo caso i risultati sono sorprendenti. Più della metà non vanno mai a messa, salvo che, eccezionalmente, per un matrimonio, un battesimo, un funerale o per una festa (31%). Solo l’8% restano fedeli alla messa domenicale: erano il 37% nel 1948, il 25% nel 1968, il 13% nel 1988.

Queste cifre danno la misura del tracollo, anche se la pratica cattolica non si riassume più, da molto tempo, nell’obbligo della messa domenicale. Più di un quarto dei cattolici dicono di pregare almeno una volta alla settimana, vale a dire una conferma della preferenza per pratiche religiose di tipo individuale.

Le credenze si sgretolano allo stesso modo. Solo il 52% dei cattolici giudicano ”certa” o ”probabile” l’esistenza di Dio. E c’è una minoranza (18%) che crede in un ”Dio personale” – verità fondamentale del cristianesimo – contro una grossa maggioranza (79%) che identifica Dio in una nozione di ”forza, energia o spirito”. Il 58% crede alla Resurrezione del Cristo e il 38% alla verginità di Maria. Resistono solo le credenze nei miracoli (64%), al diavolo (33%), all’idea che la morte non sia ”l’ultima tappa” (74%).

Un elemento di identità comune resta molto forte: l’appartenenza a una Chiesa di cui i cattolici hanno un’immagine piuttosto buona (76%). Benedetto XVI ottiene il 71% di opinioni favorevoli (contrari il 18%). Gli stessi reclamano però ardentemente il matrimonio dei preti (81%) e l’ordinazione a sacerdote delle donne (79%), riforme che appaiono come degli spauracchi a Roma. 

 

(Traduzione di Pino Patroncini da Le Monde del 10 gennaio 2007 – Articolo di Henri Tincq )

 

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Il pensiero forte della Cei

Roberta de Monticelli

 

Grande è la confusione sotto il cielo. Come sempre quando l’ideologia sequestra il linguaggio di tutti. Quante volte in questi giorni abbiamo ascoltato o letto le parole: ”valori forti”, ”pensiero forte”. L’ultima volta nel salotto serale di Giuliano Ferrara (9 febbraio). Entrambe le espressioni riferite a quella voce della Chiesa cattolica che è la Conferenza Episcopale Italiana. Cito le parole di Monsignor Luigi Negri: ”Ruini ha ridato al popolo cristiano la coscienza della sua identità”. Già: non San Francesco, poniamo, e neppure soltanto don Bosco: Ruini. Sarebbe lui, dunque, l’atleta di Dio, il portatore di un ”pensiero forte”. Lo ha detto Piero Ostellino, riassumendo l’essenza di un pensiero forte come segue: quello che crede nel principio di non contraddizione. Esemplificato (senza troppa ortodossia logica, ma non la pretenderemo da un ”liberale ortodosso”, come è stato graziosamente definito, con sua approvazione, da Giuliano Ferrara) dal principio del terzo escluso: ”aut aut”. Mentre il pensiero debole sarebbe quello dell’onni-inclusivo ”et et”. Certo che la logica applicata ai conti della bassa politica è un’invenzione nuova: ”et et”, glosso per il laico già smarrito, vuol dire: metti nel governo cani e porci, e poi ti stupisci se vacilla, e ne dài la colpa all’ingerenza cattolica. Ma torniamo al principio di non contraddizione. Monsignor Negri ci ha toccato il cuore, a noi ascoltatrici fans della forza e della dirittura (logica), quando ha raccolto la spada che il liberale ortodosso gli porgeva per lanciarsi in questo volteggio degno di uno Zorro: essere cristiani è essere più uomini. Come diceva Manlio Vittorino a Sant’Ambrogio, dopo la conversione. E fin qui, è una cosa vera e bellissima, che Monsignore ha detto. Questo dunque sta facendo la Chiesa oggi: mostrare al mondo, qui nella ”terra di missione” italiana, che una ”vita più umana” è possibile. Per ”più umana” si intende ad esempio fondata sul matrimonio inteso come sacramento. E questa, che non è una verità accessibile a ognuno, è però una rispettabilissima convinzione. ”E poi, facciano quello che credono. Alla Chiesa basta dare testimonianza”. Che meravigliose parole, Eminenza. ”E questa testimonianza deve arrivare al punto di influire sulla legislazione degli Stati”. Un colpo al cuore, Eminenza! E come faranno allora a fare quello che credono? Cito le esatte parole, le ho annotate per convincere la mia incredulità. Peccato per il principio di non contraddizione, Eminenza. Lei dice proprio: ”p e non p”, due proposizioni una in fila all’altra. E’ così che la Chiesa (o la Cei?) ”alza il livello del pensiero”, costringendo tutti noi a misurarci con le sue e le nostre convinzioni? E’ questo il deposito ”culturalmente robusto” di una millenaria tradizione? Era meglio San Francesco, e anche don Bosco, e io sospetto che lo pensi anche ”il popolo cristiano”, se pensa. Anche se un liberale non ortodosso direbbe forse che a pensare sono gli individui, non il popolo: nonostante il disprezzo che Francesco D’Agostini (Avvenire, 8/2/07) ostenta per l’identità del cittadino che ”si esaurisce nella sua ristretta e asfittica sfera individuale”. Asfittica, certo, la coscienza. Ristretta, troppo, la responsabilità personale. A proposito di ”valori forti”.

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Se il Dio di Ruini diventa di destra

Ezio Mauro

 

La Repubblica, 7 febbraio 2007


C’è una domanda cruciale per la politica italiana che nessuno fa a voce alta, assordati come siamo in questo inizio di secolo dal suono delle campane dei vescovi. Eppure è una domanda che, a seconda delle risposte, può cambiare il paesaggio politico del nostro Paese e può ridefinire alleanze e schieramenti. La questione è molto semplice e si può sintetizzare così: è ancora consentito, nell’Italia del 2007, credere in Dio e votare a sinistra?

Nel silenzio della coscienza individuale è senz’altro possibile e anzi è comune, risponderebbero molti dei nostri lettori, che hanno in mano un giornale laico, sono in parte cattolici e votano abitualmente per lo schieramento di sinistra, magari talvolta turandosi il naso. E infatti, non è la libera testimonianza individuale che è in discussione: e ci mancherebbe. Ciò che invece mi sembra sotto attacco è l’organizzazione politica del pensiero cattolico di sinistra, la sua ‘forma’ culturale, l’esperienza storica che ha avuto in questo Paese e infine e soprattutto la traduzione concreta di tutto ciò nella nostra vita di tutti i giorni e nel possibile futuro. Cioè l’alleanza tra i cattolici progressisti e gli ex comunisti che è al centro della storia dell’Ulivo, che oggi forma il baricentro riformista del governo Prodi e che domani dovrebbe essere la ragione sociale del nuovo partito democratico, risolvendo l’identità incerta della sinistra italiana.


Se non fosse così, non si capirebbe tutto ciò che si muove in queste ore sotto il mantello dei vescovi. È come se per la gerarchia fosse iniziata la terza fase, nei rapporti con la politica italiana. Prima, nel Paese ‘naturalmente cristiano’, la Chiesa poteva presumere di essere il tutto, affidando ad un unico soggetto politico – la Democrazia Cristiana – la traduzione nel codice statuale dei suoi precetti e la tutela dei suoi timori, sempre nell’ombra dei corridoi vaticani, perché l’impronta del Papato oscurava comunque in una surroga di potenza l’identità culturale dell’episcopato nazionale.


Poi, a cavallo del giubileo e all’apogeo di un papato universale come quello di Wojtyla, ecco la coscienza per la Chiesa di essere finita in minoranza in un Paese cattolico per battesimo ma scristianizzato nei fatti, improvvisamente ‘terra di missione’ per una riconquista che per compiersi ha bisogno di un disegno forte e autonomo dei vescovi, perché dopo secoli anche in Italia da ‘tutto’ la Chiesa deve diventare ‘parte’.

L’uomo che gestisce il passaggio in minoranza della Chiesa – la seconda fase – e capisce le potenzialità politiche di questa nuova condizione, è il cardinal Ruini, presidente della Cei.


Diventando parte, la Chiesa diventa reattiva, combattiva, entra in concorrenza con le altre grandi agenzie valoriali e le centrali culturali, si ‘lobbizza’ agendo da gruppo di pressione sui centri di decisione della politica e soprattutto della legislazione. Ruini intuisce che la sfida della modernità, in questa fase, è soprattutto culturale, e capisce di trovarsi di fronte – dopo Tangentopoli e la caduta del Muro – partiti senza tradizione, senza bandiere, senza identità storica. Il pensiero debole della politica italiana può dunque essere attraversato facilmente dal pensiero forte del Papa guerriero, e nella breccia possono utilmente infilarsi i vescovi per una politica di scambio che abbia al centro i cinque temi della vita, della solidarietà, della gioventù e soprattutto della famiglia e della scuola.


La terza fase comincia quando Ruini avverte che alla Chiesa è consentito, nei fatti, ciò che nella Repubblica non è permesso alle altre ‘parti’. Ogni componente della società, ogni identità culturale, nella sua autonomia e nella sua libertà deve riconoscere un insieme in cui le parti si ricompongono: lo Stato. Ma è come se la Chiesa, mentre ammette di essere diventata minoranza, non accettasse di vedere in minoranza i suoi valori, faticasse a stare dentro la regola democratica della maggioranza, dubitasse del principio per cui in democrazia le verità sono tutte parziali, perché lo Stato non contempla l’assoluto. La Chiesa oggi in Italia è più debole di ieri nei numeri? Non importa, perché i numeri non contano visto che per Ruini il cristianesimo è avvertito nel nostro Paese come ‘senso comune’, una sorta di substrato antropologico, una specie di natura italiana: alla quale si può trasgredire solo con leggi che diventano automaticamente contro natura, dunque sono contestabili alla radice.


È un discorso che ha in sé l’obiettivo grandioso della terza e ultima fase del lungo regno ruiniano sull’episcopato italiano: la riconquista dell’egemonia, non più attraverso il partito dei cristiani ma direttamente da parte della Chiesa, che con la spada di questa egemonia rifonderà la politica, separando infine il grano dal loglio e costituendo un nuovo protettorato dei valori nell’esercizio di un potere non più temporale, ma culturale. Un progetto che può compiersi solo davanti ad un sistema politico gregario, senza autonomia, incapace di testimoniare un sentimento civile della Repubblica, svuotato di identità al punto da vedere nella Chiesa l’ultima agenzia di valori perenni e universali dopo la morte delle ideologie. Fonte ancora di mobilitazione, forse di legittimazione, almeno di benedizione, in un Paese in cui tutti i leader politici – o quasi – si sono convertiti se non altro mediaticamente, o comunque hanno dichiarato di essere pronti a farlo, e altrimenti sono in lista di attesa: o, come si dice, in ricerca.


Siamo davanti ad una sorta di neo-gentilonismo, con la religione che diventa materia di scambio, nella presunzione che sia vera la leggenda del voto cattolico di massa orientato dalla stanza del vescovo. Con l’intercapedine culturale dei partiti debole e fragile, la Chiesa scopre la tentazione di raggiungere direttamente il legislatore, si accorge che la precettistica può influenzare molto da vicino la legge, dimentica la distinzione suprema tra la legge del creatore e la legge delle creature. Se il disegno è egemonico, tutto è potenza. E se un testo legislativo diventa simbolico, qui si deve dare battaglia fino in fondo perché la bandiera trascende la norma e il valore ideologico supera il valore d’uso. Ecco la prima risposta alla domanda intelligente di Giuliano Ferrara ai vescovi: dove volete andare con questa battaglia intransigente, non più negoziale, sui Pacs, visto che si prepara ‘un risultato che collocherebbe l’Italia in un ambito di cautelosità e di disciplina morbida delle pretese nuove forme di famiglia’? Semplicemente, vogliono andare fino in fondo: non della battaglia sui Pacs, ma della battaglia per l’egemonia culturale, che è appena incominciata.

Come accade in ogni battaglia, anche in questo caso il cardinal Ruini lascerà tra poco in eredità al suo successore non solo le truppe, le mappe e le strategie, ma anche le alleanze. Che sono tutte a destra, perché qui si compie, oggi, la lunga cavalcata di quello ‘strano cristiano’ che avevamo visto muoversi sulla scena italiana per la prima volta sei anni fa. Incapace da più di un decennio di far nascere un nuovo sistema culturale che dia un codice moderno ed europeo a moderati e conservatori, la destra si accontenta della prassi di potere e di consenso berlusconiana e prende a prestito le idee forti, che non ha, nel deposito di tradizione della Chiesa italiana. La destra cerca un pensiero, la Chiesa cerca la forza e nell’incontro inedito il verbo si fa carne: e poco importa che sia carne pagana, con la mistica idolatra del berlusconismo che ha introdotto una nuova religione in politica, rendendo Dio strumento dell’unzione perenne al demiurgo, mentre nasce un nuovo ‘cristianismo’, con la fede svalutata in ideologia.


Se questo disegno si compie, la Chiesa corre il rischio mondano di diventare parte, se non addirittura un soggetto politico diretto, e si amputa a sinistra la cultura politica cattolica, per la prima volta nella storia della Repubblica. Escludendo quei cattolici democratici che hanno preso parte attiva alla nascita della costituzione e delle istituzioni repubblicane, e che soprattutto hanno saputo per decenni coniugare la fede con la laicità dello Stato. Forse per il cardinal vicario vale ancora la condanna di Augusto Del Noce contro i ‘progressisti cattolici’: ‘Trasformano talmente il cristianesimo per non ledere l’avversario, che bisogna dubitare se effettivamente credano’. Certo, per Sua Eminenza vale la profezia di Rocco Buttiglione: ‘Il cattolicesimo che si era lasciato ridurre nell’inglobante progressista oggi non ha più nulla da dire, torna attuale il pensiero cattolico che aveva rifiutato il progressismo’.


La partita ruiniana sembra puntare proprio qui, a far saltare l’alleanza tra i cattolici democratici e la sinistra ex comunista, in un disegno riformista che può diventare un partito. Ecco perché ieri sui Pacs – dove i vescovi intervengono ormai sugli articoli di un disegno di legge, non sui valori – è riecheggiato addirittura il solenne ‘non possumus’ di Pio IX, con un monito preciso contro la sinistra e in particolare contro i cattolici democratici: quanto sta accadendo, ha scritto infatti con chiarezza il giornale dei vescovi con un linguaggio mai usato nei giorni più neri della Repubblica, è ‘uno spartiacque che inevitabilmente peserà sul futuro della politica italiana’.


Il dado, a questo punto, sembra tratto. È vero che la presenza cristiana nel Paese, come dice Pietro Scoppola, non è riducibile a questo schema di comodo. Ma la Chiesa, con lo spartiacque benedetto di Ruini rischia di aprire per la prima volta un fronte religioso nella battaglia politica italiana, qualcosa che non abbiamo ancora conosciuto, una faglia inedita. In un terreno fragilissimo, dove troppi politici sono pronti a cambiare opinione a ogni rintocco di campana, sensibili nei confronti dei vescovi molto più al comando che ai comandamenti. Ecco perché bisogna chiedersi se è ancora consentito credere in Dio e votare a sinistra.

Anche se bisognerebbe aggiungere un’ultima domanda: in quale Dio? Nella prima fase dell’era Ruini, era un Dio post-democristiano, comodo perché relativo, appagato dalla sua onnipotenza e affaticato dal suo declino. Nella seconda fase, quella della minoranza, è diventato un Dio italiano, in una sorta di via nazionale al cattolicesimo. Oggi, rischiano di farci incontrare un Dio di destra, e già solo dirlo sembra una bestemmia.

 

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L’emisfero dell’esoterico

 

Caro Prof. Ferraris,

ho finito in questi due giorni Creazione senza Dio di Pievani e il suo Babbo Natale, Gesù adulto. E’ stata una sensazione ‘integrata’ di piacere intellettuale e mi sembrava giusto dirglielo, anche se non è del mio riconoscimento certo che lei ha bisogno. Io insegno metodologia clinica all’Università di Parma dove trattando anche di medicine alternative mi trovo immerso in problematiche paradossalmente simili a quelle da lei affrontate. Purtroppo, avverto disperatamente alto il rischio di faticare per niente e mi trovo ad avere a che fare con quelli che domani saranno medici e ricercatori, classe dirigente, insomma. Se è vero, come alcuni neurologi americani sostengono, che c’è un’area del cervello geneticamente  disposta a credere in Dio o nell’Esoterico in generale, mi son fatto l’idea che questa non sia un area soltanto, ma un intero emisfero, o tutti e due! Comunque il mio apprezzamento vivissimo per il suo libro è anche legato al linguaggio semplice e accessibile. Se gli esperti continuano a parlare tra loro con la loro lingua la battaglia è davvero irreversibilmente perduta. Lei non è caduto nel tranello e ha fatto bene: la divulgazione se corretta e rigorosa nei contenuti non è arte minore ma arte vera.

Cordiali saluti e complimenti,

Giorgio Dobrilla

 

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Il Cattolicesimo come forma d’arte

 

Caro Ferraris,


Non c’è una vera e propria contrapposizione tra credere in Dio e credere nel Papa, in quanto i cattolici non credono nel Papa. Lei ha ragione nel dire che i cattolici non credono veramente in Dio, non solo perché non saprebbero verbalizzare (‘dillo con parole tue’) il contenuto di tale credenza, ma perché tale contenuto non è nemmeno esprimibile dato che è incompleto o contraddittorio o puro nonsense o tutte e tre le cose insieme. Ha invece torto nel pensare che il Papa sia oggetto di una credenza significativa qualsiasi, anche se è oggetto di molte credenze banali (‘porta la papalina’, ‘parla in televisione’, eccetera).


La teoria che mi pare corretta viene dall’antropologia culturale, dove qualcuno sostiene che contrariamente a quanto predicato dal senso comune, il Mito nasce dal Rito. Ovvero, prima si fanno cose di un certo tipo, più o meno complesse, e poi si trova il modo di raccontare delle storie che stanno sullo sfondo delle cose che si fanno, senza curarsi troppo della coerenza delle storie raccontate; ché, tanto, il Rito tiene assieme tutto. Nella fattispecie, si fan cose come: si va a messa, si dice di andare a messa, si leggono articoli di un certo tipo, si frequentano certe persone, si va al funerale del Papa, e così via. (Pascal l’aveva già osservato: se vuoi convertirti, fai dire una messa, la fede seguirà.)


Ora: la bellezza (teorica) del Cattolicesimo è che il Rito non è affatto codificato (altro che preghiera rivolti alla Mecca! quelli sì che sono riti seri): è spugnoso e proteiforme, cambia col tempo, si autoriforma in grandiose conferenze che durano decenni, poi si appropria in un lampo di radio, televisione e blog, crea fantasiose risposte rituali da parte del corpo politico e del quarto potere, tollera con un benigno sorriso ciò che dice di non tollerare (le canne e le fornicazioni dei Papaboys, le seconde nozze di chi sbraita che non si deve divorziare, prevedendo anzi un fast track per certuni, ovvero l’annulamento sacroruotante del matrimonio); la lista è inesauribile e ci riempie di sempre nuovo stupore; e quindi il Mito ha inesauribili appigli da decorare con sempre rinnovate e sempre interessantissime fole – il che non fa che accrescere l’inutilità di argomenti razionali per controbatterlo. Di fatto, se ho ragione a difendere una teoria dell’arte come spunto conversazionale, il Cattolicesimo è una forma d’arte, e non una religione. Non una grande forma d’arte, dato che il rapporto tra mezzi e risultati è abbastanza scadente, ma una forma d’arte comunque. Non è una religione.


Quindi, per riassumere, il cattolico non crede in Dio, ma non per questo crede nel Papa. Il cattolico non crede nel Papa: segue il Papa. Nel senso che il Papa è il generatore del Rito e del Mito ad un tempo, e che se non si segue lui, si perde il senso di tutto.


Gli unici punti su cui non solo ha senso intervenire, ma è anche un dovere morale farlo, è quando le oscillazioni del Rito e del Mito vanno a mettere in repentaglio la vita e l’integrità delle persone e delle Istituzioni tanto faticosamente sottratte alla violenza e all’arbitrio (altro che ‘radici Cristiane dell’Europa’). Penso in particolare alle stravaganti concezioni del clero sul sesso, per non parlare dei buffi e grotteschi imperativi sulla famiglia, emessi da signori attempati che hanno passato la loro vita al riparo dal cambio di pannolini immagino profondamente infastiditi dal lavoro che creare e mantenere una famiglia comporta, olezzo dei pannolini sporchi incluso. Tali stravaganze non fanno che testimoniare il fatto che qui si agisce senza troppo pensare, come c’è da aspettarsi quando i Riti generano i Miti, e sarebbero innocue, anzi dotate di un certo interesse teorico, se non fossero a volte per l’appunto in sinergia con oscuri appetiti di potere e come tali di grande nocumento.


Consideri per esempio la pusillanimità della Chiesa nel piegarsi ai forti e nell’opprimere i deboli, qui, in Italia, sotto gli occhi di tutti. Con tutto il gridare ai quattro venti che i rapporti extraconiugali sono vietati dalla morale cattolica, non si sognano certo i Vescovi della CEI di convincere i loro referenti politici a far passare una legge, ma che dico, un piccolo emendamento, che vietasse i rapporti extraconiugali; e ci provassero, almeno! Ci farebbero vedere di che pasta son fatti.  Epperò qualora dei bisognosi (coppie in severa limitazione procreativa, i più bisognosi, i più martoriati nella loro essenza di uomo e donna) chiedono aiuto, ecco che la Chiesa, sempre grazie ai zelanti referenti politici, li colpisce, li priva di speranza; vantandosi manco fosse stata un’impresa gagliarda di aver contribuito a vietare la fecondazione eterologa (la quale vien assimilata negli ululati a una forma di adulterio).


Sono questi abissi morali in cui precipita suo malgrado il cattolico e il suo referente politico o il suo altoparlante giornalistico che devono essere ben circoscritti, combattuti con assoluta fermezza; ma non contrapponendovi un’astratta Ragione (una battaglia alla quale non credo, personalmente); piuttosto con il paziente sollevare eccezioni di irrilevanza, di inconstituzionalità, o semplicemente rifiutandosi di discutere, negando spazi occupati del tutto abusivamente (altro che ‘si vuol far tacere la Chiesa!’); utilizzando i molti e utili strumenti di cui gli Stati moderni si sono dotati proprio per sfuggire al bizzarro arbitrio di persone autoproclamatesi tutori dell’autorità morale.


Suo,
Roberto Casati

 

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