L’Ateo Economico

 

Il Sole 24 ore, 12 nov. 06

 

Caro Direttore,

 

Raccolgo i miei arti superiori da terra dopo aver letto il recentissimo contributo di Maurizio Ferraris (‘Non Sapendo A Chi Credere’, Maurizio Ferraris, Domenicale Sole24Ore, 29 Ottobre): un contributo che oserei dire dis-arm-ante se mi perdona il doppio senso e lo strano neologismo misto-inglese.

Sono sicuro che altri (come Ravasi) riusciranno a rispondere alle provocazioni filosofiche del Ferraris meglio di quanto io possa mai permettermi di pensare (ma qualcuno lo dica, al Ferraris, che

avventurarsi in palesi falsita’ come ‘la maggior parte dei conflitti coinvolg[e] ora le religioni abramiche’ non e’ un buon segno riguardo la presunta fattualita’ dell’intera sua polemica).

Ne approfitto allora per tentare, partendo dal punto di vista del Credente, una classificazione dell’Ateo Contemporaneo in quattro categorie: Indifferente, Devoto, Remoto ed Economico.

 

(1) L’Ateo Indifferente e’ quella persona a cui, appunto, della Divinita’ e della Religione non importa niente: cui cui il Credente potra’ avere un dialogo, ma magari sullo sport, il cinema o la televisione

 

(2) L’Ateo Devoto e’ colui che vede nella religione una serie di precetti morali da usare per manipolare questa o quella riforma sociale: e per questo assomiglia più all’Anticristo che a un interlocutore serio per chi ha fede. Come dice il Ferraris, la religione e’ qualcosa di più.

 

(3) L’Ateo Remoto e’ il tipo alla Ferraris: il quale pur non avendo fede, ritiene di poterne parlare alla stregua della storiellina per bambini e/o idioti. Accomuna cosi’ Gesu’ Cristo a Babbo Natale; esce fuori con perle del tipo ‘Chi crede in una cosa infinita crede in qualsiasi cosa’; riduce l’appartenenza a una tradizione religiosa a una forma di contabilita’, con una serie di dogmi da seguire alla lettera per non essere ‘eretici’ (una ingenuita’ che suonera’ vetusta per i Cattolici, e completamente estranea per Ebrei, Musulmani, Induisti, etc. etc). C’e’ da aspettarsi che il Ferraris, messo di fronte a un Credente, non possa bonta’ sua trattenersi dalle risa: e meno male che dovrebbe rappresentare il meglio della razionalita’ (Ferraris non e’ solo: si veda Richard Dawkins in ‘L’Illusione di Dio’ e Daniel C Dennett in ‘Rompere l’Incantesimo: La Religione come Fenomeno Naturale’

 

(4) L’Ateo Economico infine, e’ quello che ha capito che un serio Ateismo non-indifferente e che quindi desideri almeno capire il perche’ esistano i Credenti, deve imparare dalla recente rivoluzione in campo economico: nella quale, come dice Matteo Motterlini  sul Domenicale Sole24Ore del 15 Ottobre (‘Charlie Brown decide cosi”), il fantomatico Homo Economicus iper-razionalista delle vecchie teorie e’ stato finalmente sostituito da una persona che segue ‘una logica diversa da quella matematica, ma non meno sistematica’

 

Ed e’ solo con quest’ultimo che ha senso, per il Credente, discutere di religione. L’Ateo Economico infatti non avra’ per ipotesi che la Fede sia sinonimo di irrazionalita’, e sara’ davvero aperto allo scambio di idee

 

Il discettare degli altri in tema di religione, vale quanto una toilette per sole donne sul Monte Athos.

 

Saluti

Maurizio Morabito

 

Gentile dottor Morabito, 

Se lei è dis-arm-ato, io sono, glielo confesso con tutta franchezza, un po’ allarmato (che lei potrà leggere come vorrà, anche nella versione Allah-armato, per restare in materia di guerra di religioni), e non solo per lo sconcertante nesso tra fede, ragione e toilettes che lei stabilisce alla fine della sua lettera.

Non capisco proprio come si possa negare che  tutte le guerre che occupano le pagine dei giornali e le preghiere del Papa – dalla Palestina al Libano, dall’Irak all’Afghanistan – coinvolgono adepti delle religioni abramiche, che si confrontano anzitutto come portatori di fedi diverse. O vorrà dirmi che gli Irakeni e gli Americani, per esempio, sono animisti? E che l’invito alla guerra santa è una birichinata di Imam che vogliono puntare sul caratteristico? Questo per il dato di fatto, su cui si leggerà utilmente un libro di cui si è molto discusso negli ultimi due anni negli Stati Uniti, e che è recentemente apparso in italiano: Sam Harris, La fine della fede. Religione, terrore e il futuro della ragione, San Lazzaro di Savena, Nuovi Mondi Media 2006.

Quanto alla tipologia di atei che lei traccia, non mi permetto di discuterla, ma credo necessario osservare una cosa. E cioè che si potrebbe tranquillamente costruire anche una tipologia di credenti, tutti diversi, chi grande, chi piccolo, chi profondo, chi inquieto, chi ipocrita, chi, in fin dei conti, incredulo. Tutti atteggiamenti comprensibili, molti rispettabili, tutti accettabili, quando non interferiscono nella sfera pubblica, come invece sta accadendo in forma crescente, e con una netta inversione di tendenza rispetto ai sentieri della modernità. È solo a questo punto che l’ateo deve dire al credente: io non  ti vieto di credere in cose che reputo incredibili, come la verginità della Madonna o la Resurrezione (e sono cose anche più implausibili di Babbo Natale), e talvolta anche futili, come la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Ma non posso ammettere che queste tue credenze determinino la sfera pubblica, dal ”God bless America” all’appello alla Jihad, senza dimenticarsi il ”Gott mit uns”. Che restino nel tuo cuore, nel segreto della tua anima e della tua vita privata.

Quando questo non avviene, c’è poco da ridere, anzi, mi pare, c’è da piangere e da aver paura: vedere per credere.

 

Maurizio Ferraris

 

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