In fede e in malafede

Conversazione con Mario Baudino

 

La Stampa, 20 novembre 2006

 

Mio figlio ha scritto una canzoncina su invito della maestra. Gli è venuto: «Se vedrai Babbo Natale, morirai». Scartata. È grave, professore?

«No, credo che suo figlio sottolinei che chi vuol sapere troppo talvolta finisce male».


Lo ha spiegato Sant’Agostino. Lei arriva a conclusioni più forti.

«Spererei severe ma giuste. L’idea di fondo è che stiamo assistendo a un ‘ritorno della religione’ ossia di fenomeni e comportamenti che la nostra generazione considerava in via di sparizione. Ma la previsione era proprio sbagliata? Torna la religione, ma i credenti non sanno esattamente in che cosa credono. Forse non l’hanno mai saputo».

I cristiani dovrebbero credere nel messaggio di Cristo.

«Sembra facile, messa così. Ma ripartiamo da Gesù Bambino: c’è chi crede nella sua esistenza, o in quella di Babbo Natale, fino a una certa età, e poi smette; è un uomo normale. Un quarantenne che crede in Babbo Natale ha qualcosa che non va. Tuttavia, il credente continua a credere in Gesù adulto, che avrebbe compiuto azioni ben più importanti e francamente incredibili. È nato da una donna, è morto, è risorto, è ridisceso, è risalito, è uno e trino. Ammetterà che tutto questo è molto più difficile da credere di Babbo Natale e, tutto sommato, di Allah o di Jahvé. Sono infatti convinto che pochi cristiani credano a tutti questi contenuti dottrinali (magari credono di crederci, cioè non ci pensano). Ma, allora, in cosa credono, esattamente?».

Ne fa un problema logico?

«Anche, che male c’è? L’affermazione ‘io credo’, se non è seguita da un oggetto definito, non dice proprio niente, è più o meno come dire ‘io scommetto’: sì, ma cosa, di grazia? Non basta dire ‘credo’, bisogna anche specificare in cosa si crede, altrimenti non è credere. E’ giusto così, in caso contrario tutto il sangue versato nella storia per arrivare alla formulazione del ‘Credo’ cristiano sarebbe una stolta assurdità».

Si può credere nel mistero, vista la difficoltà di dare senso alla vita.

«Il problema non è logico, ma morale. Se credo nel mistero (cioè in qualsiasi cosa oscura), mi trovo a prendere decisioni anche gravi in nome di princìpi a me stesso ignoti. Come posso prendere decisioni politiche chiare e distinte (che so, non garantire il quorum a un referendum) in base a credenze oscure e confuse?».

I nuovi credenti non credono quindi a Dio, né a Cristo…

«Né allo spirito Santo che nessuno ha mai capito cosa fosse (provate a sottoporre un quiz in materia). Immaginiamo di togliere il Papa al cattolicesimo. Cosa resta? Ecco il punto. L’entità – tutt’altro che imprendibile o mistica -, a cui crede chi crede, è il Papa. Certo, ci sono stati pontificati molto diversi tra loro (e altrettanti cristianesimi, il che, mi pare, conferma la mia tesi): per esempio Paolo VI non avrebbe mai tollerato gli atei devoti. Altri tempi».

 

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