La fede di Saul Bellow e quella di Charles Manson

Con Antonio Monda

 

Ferraris. Molti dicono di credere, con la stessa tranquillità con cui venti o trent’anni fa sostenevano che Dio è morto. Ma se poi gli si chiede qualche precisazione sull’oggetto della loro fede, si hanno risposte vaghe, quando non eretiche. E allora appare normale chiedersi in cosa crede chi crede, e che cosa mai ritorna quando ritorna la religione. 

  

Monda. Sono d’accordo con lei quando dice che esistono molte risposte vaghe e persino eretiche – la Chiesa del resto né è stata percorsa sin dalle origini – da parte di chi si definisce credente. Ma ritengo che la religione esisterà fin quando esisterà il mondo. Ho avuto il privilegio di parlare con Saul Bellow (che si definiva credente) sul fatto che trenta anni fa c’era chi diceva che Dio è morto, e lui mi ha fatto notare che sono morte invece quelle ideologie. 

 

Ferraris. Personalmente considero il fatto che possano morire un punto a  vantaggio delle ideologie, come prodotti umani sottoposti come tali al vaglio della ragione e dell’esperienza.  Ma, venendo a qualcosa di molto concreto: Saul Bellow, se credeva, di sicuro non credeva alla resurrezione, né credeva che Cristo fosse il Messia. Lei invece crede alla resurrezione. Non le sembra che la sua credenza e quella di Bellow siano incompatibili (o è vera l’una o è vera l’altra)?

 

Monda. Credo che la nostra differenza di fondo sia in quello che lei dice a proposito della battuta di Bellow. La fede non è ‘un prodotto umano al vaglio della ragione e dell’esperienza’, ma qualcosa che partecipa dell’assoluto. Per quanto riguarda Bellow, è evidente che le nostre fedi sono differenti, ed il ritenere che tutte le fedi siano uguali ci porta verso uno dei rischi ricorrenti della spiritualità, che oggi si coniuga facilmente con il new age. 

 

Ferraris. La fede non è un prodotto umano per chi crede, ma il motivo più normale per cui non si crede è proprio il fatto che si ritiene che Dio sia un prodotto umano. Del resto, anche il credente, nel selezionare le fedi legittime, si fa guidare da criteri umani e non divini. Supponiamo che a definirsi credente fosse stato non Saul Bellow, ma Charles Manson (era un credente, nella fattispecie in Satana). Lo avrebbe citato? Penso di no, appunto perché la sua fede aveva degli aspetti umanamente ripugnanti, ripugnanti anche per un non credente.

 

Monda. Non sono d’accordo su quello che dice riguardo ai ‘criteri umani’. Mi sembra una posizione – ovviamente legittima e comprensibile – di un non credente, ma la fede, per chi crede, è una virtù teologale, in altre parole una grazia e quindi semmai obbedisce a ‘criteri divini’. Tuttavia (e questo risponde alla provocazione su Manson) la fede cristiana non è contro la ragione, e crede nel Logos, come ha ripetuto Benedetto XVI nella lectio di Regensburg.

 

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