Vino rosso per Hegel

Die Zeit, n. 52, 20/12/2006 (intervista a cura di Elisabeth von Thadden)

 

La religione ritorna. Il papa e l’islam sono onnipresenti. Ma dov’è e che cos’è il protestantesimo? Una conversazione con il teologo Friedrich Wilhelm Graf

  

D. Il Natale sta per arrivare, il Reformationstag [Giorno della Riforma, 31 Ottobre, anniversario dell’affissione delle 95 Tesi da parte di Lutero, festività civile in alcuni Land tedeschi e in Slovenia] è appena passato. Quale di questi due giorni è il più amato dal protestante Graf?

R. Hegel usava brindare con il suo migliore vino rosso non per Natale, bensì per il Reformationstag. E qui mi trova concorde. Infatti questo è il giorno in cui si ricorda come venne negato potere a una Chiesa unica e autoritaria. In negativo: l’inizio di uno scisma; in positivo: l’inizio della pluralizzazione del cristianesimo, da cui sono sorte molte libertà moderne.

 

D. Il papa ha tentato un’interpretazione cattolica di Kant: quale delle due festività è più importante per il kantiano Graf?

R. Di nuovo il Reformationstag. Qui, infatti, un singolo individuo, basandosi sulla propria cultura, Martin Lutero, si è opposto all’istituzione quasi onnipotente della Chiesa papale e ha chiesto autonomia in materia di religione. Il criterio: la correttezza rispetto alla Scrittura. Ciò che Lutero aveva capito lavorando disperatamente sui testi biblici non si accordava con ciò che affermava la Chiesa, l’istituzione provvista di autorità per decidere del vero e del falso, e Lutero diede espressione pubblica alle proprie idee. Per un kantiano si tratta di un passo decisivo in direzione dell’illuminismo, un passo che da allora si è ripetuto molte altre volte nella storia della cultura e della scienza. La Riforma è un evento della storia universale, prima ancora di risultare importante per la storia ecclesiastica.

 

D. Ma allora, che cos’è protestante? Provi a tradurre i principi della Riforma in termini contemporanei. Cominciamo con ”sola fide”. Lutero pensava che un essere umano risulta giustificato soltanto dalla fede. Che cosa significa questo oggi?

R. Sono sempre state offerte, e ancora lo sono, molte formule utili per acquistare la salvezza dell’anima. Nel ”sola fide” è contenuta l’idea che nessuno di noi può vivere una vita ben riuscita grazie alle sole forze personali. Ma ognuno può riflettere sul fatto che vive di presupposti che non gli vengono da lui.

 

D. ”Sola gratia” significa che l’uomo è determinato soltanto dalla grazia divina?

R. Ognuno dipende da molte cose che non acquista con i propri sforzi e con le proprie azioni, ad esempio dalla fiducia, dalla fedeltà altrui. ”Sola gratia” significa che ognuno è accolto, è preso sul serio, in una maniera che sfugge al suo mero essere capace di fare qualcosa.

 

D. ”Sola scriptura”: soltanto la Sacra Scrittura ci indica la via?

R. Nella Scrittura c’è un’istanza che resiste al sapere e al potere del teologo colto, ovvero a una scienza che deve mostrarsi resistente ai mutamenti. ”Sola scriptura” significa delegittimare la tradizione della Chiesa e leggere i testi in prima persona.

 

D. E ”solus Christus”?

R. Questa formula riporta i tre principi precedenti a Gesù di Nazareth, al suo vivere e al suo soffrire, alla sua persistente presenza. Nella Pentecoste ha avuto luogo l’evento decisivo, la distruzione delle immagini autoritarie della divinità. Un antico canto della Riforma di Wittenberg dice: ”O gran distretta, Dio stesso è morto”. A molti questo verso suonava strano, quasi insopportabile, tanto che una versione successiva lo corregge in ”il Signore è morto”. 

 

D. Che cos’è oggi un protestante? Lutero non rende facile al cristiano vivere le propria libertà. Nel 1520 scrive che l’uomo è tanto un servo di tutte le cose, quanto signore di tutte le cose. Come mai?

R. Qui conta la distinzione luterana tra uomo esteriore e uomo interiore: l’uomo esteriore è servo di molti differenti ruoli sociali, ad esempio quello di madre, o di giornalista. Però, al contempo, l’uomo è più dei propri ruoli: interiormente, l’individuo è libero. E questo valeva allora quanto oggi.

 

D. In età illuministica Joachim Heinrich Campe scriveva nel suo dizionario che un protestante è qualcuno che si nega ”a ogni obbligo di credere qualcosa che non poggi su una concorde espressione della propria ragione e della Bibbia”. Che cosa andrebbe cambiato oggi di questa voce di dizionario?

R. Niente.

 

D. E della concezione di Hegel, secondo cui la Riforma sarebbe la ”rivoluzione capitale” della modernità, poiché con essa ”il principio della libertà spirituale” sarebbe diventato ”il vessillo del mondo”?

R. Oggi ne sappiamo più di Hegel, circa le complesse origini della modernità. Ma dacché il cristianesimo ha avuto la forza di conferire una propria impronta culturale all’Europa, la Riforma segna fino a oggi una cesura. Da allora si dà una concorrenza tra differenti interpretazioni di ciò che è cristiano, e con una loro legittima diversità. Da allora è sorto uno stato moderno che basandosi su un proprio diritto autonomo mantiene sotto controllo le forze distruttive della religione. Da allora, inoltre, grazie al rafforzarsi delle singole comunità e al costituirsi di organi rappresentativi ecclesiastici, i sinodi, risulta stabilita anche la cultura del dibattito, del conflitto tra opinioni. Il moltiplicarsi delle differenze significa il moltiplicarsi della conflittualità, certamente. Ma un kantiano terrà fermo questo: grazie alla validità del diritto statuale, grazie alla distinzione tra moralità e legalità possediamo buoni strumenti per risolvere i conflitti. Oltre a ciò, la teologia riformata sottolinea la differenza tra persona e opera. Su questa base è possibile entrare in conflitto per qualcosa, senza dover perciò svilire i propri avversari.

 

D. Oggi, nelle società illuminate si assiste a un ritorno della religione. Però il cattolicesimo sembra cavarsela evidentemente meglio. Da che cosa dipende?

R. Il cattolicesimo vive di messe in scena potenti e sensibili. Ma il protestantesimo è una forma di cristianesimo più impegnativa, intellettualmente più difficile. Il cattolicesimo è una religione per gli occhi, una religione teatrale, e questo, nella nostra cultura, dove i media vivono di immagini, è un vantaggio. Il protestantesimo, invece, è una religione per l’orecchio. Oggi il cattolicesimo, con la sua icona mediatica che è il papa, occupa palesemente gli spazi pubblici per esibire il proprio potere simbolico.

 

D. Come potrebbe farvi fronte il protestantesimo? Opponendo la Frauenkirche di Dresda [cfr. http://www.frauenkirche-dresden.org] alla Sacra Sindone?

R. Quello di Dresda è un esempio davvero suggestivo: la Frauenkirche è stata ricostruita soltanto perché alcuni cittadini protestanti si sono opposti in quanto parte della società civile alla Chiesa del Land sassone, allorché quest’ultima decise di lasciarne abbandonate le rovine come monito, in ricordo della colpa tedesca. La nuova chiesa, con le sue celebrazioni religiose e con i suoi concerti, è ora diventata un luogo di culto protestante che brilla ben al di là della città di Dresda. Questa è la storia di un successo che dimostra quanto sia importante prendere sul serio le proprie tradizioni religiose e rafforzare quindi il proprio profilo protestante.

 

D. Tuttavia questo profilo non lo riconoscono più nemmeno parecchi protestanti. Helmut Schmidt e Erhard Eppler, avversari nel dibattito sul riarmo, o Hillary Clinton e George Bush, avversari politici in America, sono tutti protestanti. Come si fa allora a sottolineare questo profilo?

R. Ma il protestantesimo tedesco può sostenere interpretazioni di sé molto differenti. Gli scenari delle origini della Riforma sono segnati da orientamenti politici diversi, come la tradizione luterana che incide sull’etica della responsabilità di Helmut Schmidt, o la tradizione dell’immediatezza che si esprime nell’etica del sentimento abbracciata da Eppler.

 

D. Che cosa significa allora ”profilo protestante”?

R. E’ protestante l’accento posto sulla parola, il valore dato alla musica, la tendenza all’interiorizzazione, il fare propri in prima persona i contenuti religiosi; inoltre, ciò che dal pietismo in avanti si esprime nel pathos dell’azione sociale, e particolarmente nell’opera di formazione pedagogica.

 

D. Da tutto questo è derivata una tavolozza multicolore che comprende i milioni di appartenenti alle piccole Chiese carismatiche pentecostali, come pure un Martin Luther King o un Dietrich Bonhoeffer. Così, molti prendono in eredità il protestantesimo che preferiscono. Tra le persone colte in Germania è particolarmente amato il protestantesimo dell’autoriflessione, della libertà della ricerca, della cultura della giustizia. E’ legittimo tutto ciò? E poi, si preferisce ignorare il protestantesimo antisemita, quello improntato allo zelo missionario, o quello statalista.

R. Non voglio affatto trascurare le zone d’ombra e, tra queste, nemmeno certo ottuso anticattolicesimo, o la tendenza protestante alla costrizione. Ma ogni presente è inevitabilmente spinto a riflettere su quale tradizione tra le molte vuole ereditare, e la religione conta troppo per essere abbandonata fra le tradizioni erronee. Si tratta, quindi, di conflitti tra interpretazioni, e anche tra interessi diversi. E senza nuove interpretazioni le tradizioni non si formano neppure.

 

D. Il tratto comune su cui tutti i protestanti, pur nella loro varietà che diventa quasi confusione, potevano sempre convenire è l’anticattolicesimo. Non è possibile farne a meno?

R. Che questo paia bello o brutto: ogni gruppo sociale si costituisce intorno alla questione sul chi vi appartenga e chi no, una questione regolata da pregiudizi. E non è un tratto peculiare del protestantesimo. Però il protestantesimo è effettivamente una forma del cristianesimo che si oppone diametralmente a precise decisioni fondamentali della teologia cattolica. E non ne va di un semplice pregiudizio: si tratta di prendere sul serio il cattolicesimo, di rispettarlo. Facendo i superficiali non si fa del bene a nessuno.

 

D. Che cosa del cattolicesimo contemporaneo risulta inaccettabile ai protestanti? Il culto dei santi? Che si riconosca potere salvifico a cose tangibili? O che altro?

R. Il cattolicesimo distingue in maniera normativa, e qui Roma esercita pressioni notevoli, tra clero e laici. Il protestantesimo, per contro, riconosce un ruolo di ministro ecclesiastico a ogni fedele e sottolinea la maggiorità religiosa del singolo: essere cristiano è molto di più che essere soltanto membro della Chiesa. L’istituzione del papato è inaccettabile. I protestanti non hanno bisogno di un papa. Inoltre, va considerata la concezione dell’ufficio ecclesiastico: quella cattolica è inevitabilmente discriminatoria. Ed è pure inaccettabile che la Chiesa cattolica promuova esteriormente norme morali che essa stessa al proprio interno non rispetta.

 

D. Ad esempio?

R. I diritti umani. Purtroppo, attualmente tra i teologi cattolici tedeschi regna un clima di oppressione che impedisce la libera articolazione delle idee e la loro pubblica argomentazione.

 

D. Ma perché allora la Chiesa protestante ha commentato con tanto riserbo l’elezione papale?

R. In verità, l’elezione a papa di un teologo sistematico tedesco è stata celebrata giustamente come un evento straordinario. Al contempo, non bisogna trascurare il fatto che questo papa persegue un programma radicalmente antiprotestante con un rigore che dal punto di vista intellettuale impone rispetto. Il protestantesimo ecclesiastico nutre molte illusioni su ciò che può significare l’ecumenismo. In Germania, dato l’equilibrio numerico tra cattolici e protestanti, l’ecumenismo ha un’importanza particolare. Per le esperienze avute nel Kulturkampf [periodo di politica anticattolica perseguita dal governo del cancelliere Bismarck in Germania, 1871-1879], e per buoni motivi, appare qualcosa di sacro, così come appariva sacra la cultura del consenso nella Repubblica Federale. Inoltre, entrambe le Chiese sanno che unite acquistano una maggiore incidenza politica. A ogni modo, parecchi funzionari ecclesiastici protestanti hanno strizzato l’occhiolino a una qualche istituzione forte, mentre in campo cattolico si notano diversi cenni verso un ”unfriendly takeover”. Sarebbe più saggio riconoscere chiaramente le reciproche differenze.

 

D. La Chiesa protestante vuole essere ora una ”Chiesa della libertà”. Molti protestanti intendono la propria libertà in maniera tale che, per essere conseguenti, devono uscire dalla Chiesa. Un protestante è libero nella Chiesa, o è libero da essa?

R. Le Chiese subiscono da decenni un processo di erosione, analogamente ai sindacati e ai partiti. E poi, tra i protestanti si è sempre dato un cristianesimo esterno alla Chiesa. Però nel protestantesimo ecclesiastico si assiste oggi a una drammatica perdita di terreno. I parroci non contano più, come una volta, su un retroterra costituito dalla cittadinanza colta. Anche per questo molti si allontanano dalla Chiesa.

 

D. Lei vuol dire che le persone capaci di pensare ed esigenti sul piano estetico trovano povero ciò che offre loro la Chiesa?

R. Nella Chiesa si incontra una fatale propensione all’antiintellettualismo. Una nuova pigrizia del pensiero. Il Dio esigente cede il proprio posto a un Dio accomodante, persino un Dio che ti coccola, in una Chiesa che è buona per tutti i giorni. E il protestantesimo ha esagerato con una politicizzazione che considera la politica, un qualcosa che è di per sé problematico, una mera questione confessionale. E anche questo ha l’effetto di respingere.

 

D. Nell’autunno del 1989, nelle Chiese protestanti della Germania dell’Est c’erano delle persone che dicevano: ”Io sto da questa parte, non posso farci niente”. E per fortuna hanno fatto crollare il Muro.

R. La grande impresa della Chiesa evangelica nella DDR è consistita nel rimanere un luogo di relativa autonomia. Per buoni motivi di ordine teologico, è stata in grado di offrire uno spazio di libertà anche ad altri oppositori. Nelle Chiese della Germania Est non era infatti esercitata alcuna pressione in favore dell’uniformità. Ma non è un caso neppure il fatto che dopo la caduta del Muro diversi soggetti di appartenenza cattolica si siano così spesso mostrati pronti ad assumersi delle responsabilità di tipo politico nella sfera pubblica. Già intrattenevano con il potere un rapporto costruttivo. I parroci protestanti, invece, si sono presto ritirati dalla politica, con i suoi dolorosi obblighi oggettivi, colmi di frustrazione. Anche questo fa parte della storia del 1989.

 

D. Il teologo Paul Tillich ha parlato del principio protestante che consiste nel non divinizzare ciò che è terreno. Su questa base, ogni cittadino del mondo, qualunque opinione egli nutra, può diventare protestante. Forse che oggi il protestantesimo si lascia assorbire in altre religioni universali?

R. Attualmente, nelle culture religiose non cristiane si dibatte se vi sia bisogno di una riforma, nel buddismo come nell’islam. Si tratta sempre di un rinnovamento interiore, che prenda al contempo sul serio la propria tradizione. Oggi nell’islam si assiste al fenomeno per cui non vengono più riconosciute le autorità già date come tali, si assiste al pluralizzarsi delle culture di fede islamica, alla progettazione di un proprio islam da parte di soggetti diversi. In questo quadro, comunque, rientra anche l’islamismo politico.

 

D. Proprio le esperienze islamiche dimostrano che un rapporto di tipo immediato tra il fedele e la sfera pubblica e mondana può risultare pericoloso. La Chiesa deve perciò acquistare una maggiore importanza esercitando una funzione di ponte?

R. Sempre più persone reagiscono al ritorno dell’islam in Europa ponendosi alla ricerca del cristianesimo. Molti si sentono costretti a considerare nuovamente se stessi in qualità di cristiani. Sabine Christiansen [giornalista televisiva, conduttrice del più popolare talk-show in Germania] ha improvvisamente iniziato a parlare di sé come di una cristiana. La pressione a prendere posizione aumenta. Perciò le Chiese crescono così tanto in importanza. In ogni caso, questo vale anche per una nuova letteratura manualistica religiosa, venduta come merce di massa.

 

D. Il successo di simili libri testimonia anche del fatto che un protestantesimo di tipo intellettuale esercita ormai la propria attrattiva su pochi. Lutero era comprensibile a tutti. Che cos’ha da offrire oggi il protestantesimo alla maggioranza della popolazione?

R. Una Chiesa popolare deve perseguire soprattutto un buon culto religioso. La Chiesa protestante, detto nel gergo dell’economia, deve dedicarsi al management della qualità. Rispetto al suo compito centrale: è responsabile di un buon culto, di buoni funerali, di buoni battesimi, di buone prediche.

 

D. Allora il protestantesimo, che ha così efficacemente valorizzato l’individualità, si trova nuovamente alle prese con gli effetti collaterali di questa valorizzazione. Cento protestanti individualizzati hanno cento idee diverse su che cosa sia bene.

R. La Chiesa evangelica dovrà saperlo, che cos’è un buon battesimo, un battesimo ben fatto. Ogni cerimonia di culto protestante si svolge adoperando una gamba portante e una gamba libera [terminologia coreografica]. La gamba portante è la liturgia. Questa vive della possibilità di riconoscere volta per volta il medesimo, perciò un battesimo celebrato ad Amburgo e uno celebrato a Monaco dovrebbero somigliarsi sotto il profilo liturgico. Ma la predicazione è la gamba libera. Una predica efficace si rivolgerà a una specifica comunità di battezzati e battezzandi. I battesimi sono feste dell’individualità. Rendono palese il ”valore infinito di ogni anima umana”. Sono una forma di riconoscimento, il prendere sul serio il singolo, ciò che è peculiare del protestantesimo.

 

D. Per concludere, un test di attualità: che cosa viene in mente a un protestante dinanzi a parole d’ordine del dibattito contemporaneo? Ad esempio, educazione, o formazione?

R. Il protestantesimo è stato fin da principio una forza educativa, pedagogica e culturale. Molti problemi che oggi affliggono lo stato sociale sono problemi di formazione. Viviamo in una società formata da classi di nuovo tipo. Qui, i protestanti non si trovano a proprio agio. La formazione è più che trasmissione di conoscenza e di competenze tecniche. Protestante, è una solida formazione della personalità.

 

D. E libertà della ricerca?

R. La libertà della ricerca è un bene altissimo e in Europa lo si è dovuto conquistare lottando contro le Chiese. Le Chiese non devono avanzare pretese di monopolio, pretendere di definirsi agenzie morali della società. I testi sacri permettono troppe interpretazioni perché una sola di esse debba risultare vincolante.

 

D. Povertà?

R. La povertà è uno scandalo. Ma in questa triste realtà rientra pure il fatto che non sappiamo in che modo vada combattuta. E’ un’illusione, quella di poter eliminare la povertà con un po’ di redistribuzione delle risorse. Solo la formazione può liberarci dalla povertà.

 

D. E se oggi qualcuno vuole conoscere il protestantesimo, con che cosa deve cominciare? Con la musica? Con il culto religioso?

R. Leggere Lutero.

 

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