Il pensiero forte della Cei

Roberta de Monticelli

 

Grande è la confusione sotto il cielo. Come sempre quando l’ideologia sequestra il linguaggio di tutti. Quante volte in questi giorni abbiamo ascoltato o letto le parole: ”valori forti”, ”pensiero forte”. L’ultima volta nel salotto serale di Giuliano Ferrara (9 febbraio). Entrambe le espressioni riferite a quella voce della Chiesa cattolica che è la Conferenza Episcopale Italiana. Cito le parole di Monsignor Luigi Negri: ”Ruini ha ridato al popolo cristiano la coscienza della sua identità”. Già: non San Francesco, poniamo, e neppure soltanto don Bosco: Ruini. Sarebbe lui, dunque, l’atleta di Dio, il portatore di un ”pensiero forte”. Lo ha detto Piero Ostellino, riassumendo l’essenza di un pensiero forte come segue: quello che crede nel principio di non contraddizione. Esemplificato (senza troppa ortodossia logica, ma non la pretenderemo da un ”liberale ortodosso”, come è stato graziosamente definito, con sua approvazione, da Giuliano Ferrara) dal principio del terzo escluso: ”aut aut”. Mentre il pensiero debole sarebbe quello dell’onni-inclusivo ”et et”. Certo che la logica applicata ai conti della bassa politica è un’invenzione nuova: ”et et”, glosso per il laico già smarrito, vuol dire: metti nel governo cani e porci, e poi ti stupisci se vacilla, e ne dài la colpa all’ingerenza cattolica. Ma torniamo al principio di non contraddizione. Monsignor Negri ci ha toccato il cuore, a noi ascoltatrici fans della forza e della dirittura (logica), quando ha raccolto la spada che il liberale ortodosso gli porgeva per lanciarsi in questo volteggio degno di uno Zorro: essere cristiani è essere più uomini. Come diceva Manlio Vittorino a Sant’Ambrogio, dopo la conversione. E fin qui, è una cosa vera e bellissima, che Monsignore ha detto. Questo dunque sta facendo la Chiesa oggi: mostrare al mondo, qui nella ”terra di missione” italiana, che una ”vita più umana” è possibile. Per ”più umana” si intende ad esempio fondata sul matrimonio inteso come sacramento. E questa, che non è una verità accessibile a ognuno, è però una rispettabilissima convinzione. ”E poi, facciano quello che credono. Alla Chiesa basta dare testimonianza”. Che meravigliose parole, Eminenza. ”E questa testimonianza deve arrivare al punto di influire sulla legislazione degli Stati”. Un colpo al cuore, Eminenza! E come faranno allora a fare quello che credono? Cito le esatte parole, le ho annotate per convincere la mia incredulità. Peccato per il principio di non contraddizione, Eminenza. Lei dice proprio: ”p e non p”, due proposizioni una in fila all’altra. E’ così che la Chiesa (o la Cei?) ”alza il livello del pensiero”, costringendo tutti noi a misurarci con le sue e le nostre convinzioni? E’ questo il deposito ”culturalmente robusto” di una millenaria tradizione? Era meglio San Francesco, e anche don Bosco, e io sospetto che lo pensi anche ”il popolo cristiano”, se pensa. Anche se un liberale non ortodosso direbbe forse che a pensare sono gli individui, non il popolo: nonostante il disprezzo che Francesco D’Agostini (Avvenire, 8/2/07) ostenta per l’identità del cittadino che ”si esaurisce nella sua ristretta e asfittica sfera individuale”. Asfittica, certo, la coscienza. Ristretta, troppo, la responsabilità personale. A proposito di ”valori forti”.

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