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Mi permatto di fare una domanda: ma di quali "cattolici" parla questo libro? Se uno non crede ai dogmi e al nucleo fondamentale della Rivelazione, allo Spirito Santo e al fatto che Gesù è Figlio di Dio, cattolico non è, ergo questo libro non parla dei cattolici.
Distinti saluti
Dott.ssa Valentina Orlando
Gentile Dottoressa Orlando,
a me pare che se i cattolici si riducessero a quelli che credono nei dogmi e nel nucleo fondamentale della Rivelazione ecc., ce ne sarebbero pochini. E in effetti credo che sia così: sono pochi, al limite nessuno, data la difficolta di determinare "il nucleo fondamentale della Rivelazioni" dalle sue parti accessorie (ad esempio, la moltiplicazione dei pani e dei pesci). Non ho nessuna difficoltà a dire che, con queste specificazioni, il mio libro non parla dei cattolici (veri). La domanda però è: per quale motivo tanta gente si dichiara cattolica anche se chiaramente non lo è? Perché il Papa sostiene di apprezzare anche semplicemente l'adozione di forme di vita cattoliche, non accompagnate dalla fede? Mistero della fede.
Maurizio Ferraris
03:04 PM - Nov. 14, 2006
Ama il prossimo tuo come se stesso
Gentile Valentina Orlando,
anch’io sono tra coloro che hanno iniziato a leggere il libro di Ferraris con un certo scetticismo. Pur non essendo cattolica – né credente in un qualche dio –penso che le “questioni di fede” siano materia delicata, e difficilmente affrontabili in modo adeguato. Cionostante, nel proseguire nella lettura, mi sono dovuta ricredere. Quello che lei dice mi sembra assolutamente vero, ma – d’altro canto – mi sembra essere anche uno dei temi del libro: di quali cattolici stiamo parlando? Si tratta però di capire, da un lato, chi siano i cattolici e, dall’altro, quale sia l’oggetto della loro credenza. Da atea, il problema non mi si pone: qualunque caratterizzazione venga tipicamente data di quell’entità chiamata “dio”, qualunque, cioè, sia il riferimento di quel termine, io semplicemente non credo esista una entità siffatta. Il nome è un nome privo di riferimento, il mio è un gioco facile. Se invece mi professassi “credente”, effettivamente chi non lo fa potrebbe domandarmi “in che cosa credi, tu che credi”? E il rispondere a questa domanda, non è immediato. Persone diverse possono dare risposte diverse, anche se si professano della medesima fede. E non riesco a trovare nulla di sbagliato – la provocatorietà è uno strumento, stimola le discussioni e le reazioni, ma la sostanza del libro di Ferraris mi sembra essere un’altra – nel porre una domanda di questo genere. Piuttosto, penso che la domanda vada disambiguata, per così dire. Una cosa è credere che certi dogmi siano veri, o che certe proposizioni (“Cristo è risorto”) corrispondano a stati di cose; una cosa diversa è credere nell’esistenza di qualcosa (dio, in questo caso) fatto in questo e quest’altro modo, dotato di questa e quest’altra proprietà. Naturalmente, resta da indagare quale sia – se ce n’è una – la relazione intercorrente tra credere che certi dogmi siano veri e credere nell’esistenza di dio. Per quanto mi riguarda, ho sempre trovato più interessante la seconda questione. E mi è capitato spesso, di chiedere. Ma raramente ho ottenuto una risposta, mai una soddisfacente. Eppure, siamo in grado di descrivere in qualche modo il nostro mal di denti o l’amore che proviamo nei confronti di qualcuno. Ma non la fede. E così, chi non la conosce per acquaintance, non può neppure conoscerla “per descrizione”. O ce l’hai, o non ce l’hai. E se non ce l’hai, non puoi capire. Questo non mi sembra un principio di tolleranza, dal momento che crea immediatamente un divario incolmabile di principio, tra eletti e comuni mortali. Così come, a ben vedere, non mi pare un principio di tolleranza il precetto “ama il prossimo tuo come te stesso”. Forse sarebbe meglio amarlo come se stesso.
Un saluto cordiale,
Elena Casetta
Elena Casetta - 12:37 AM - Nov. 22, 2006
Il messaggio morale e sociale del cristianesimo
PUBBLICAZIONI
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In libreria dal 2 novembre
Maurizio Ferraris
Babbo Natale, Gesù adulto. In cosa crede chi crede?
Bompiani, pp. 158, euro 10.00
PREFERISCO LA FEDE DI AGOSTINO...
"Il credente, da grande, smette di credere in Babbo Natale, o in Gesù
Bambino che porta i regali seguendo le liste compilate dai bambini buoni.
Ma, se crede, dovrà credere che quello che è nato a Natale è il Figlio di
Dio, e non di Giuseppe."
CARI AMICI CREDENTI E LAICI,
PENSO CHE UN CREDENTE DOTATO ANCHE DI UN MINIMO SENSO CRITICO NON ABBIA
ALCUN PROBLEMA A DISTINGUERE TRA BABBO NATALE, GESU' E DIO... QUANTO
ALL'IMMACOLATA CONCEZIONE, E' UNO DEI POCHI DOGMI DEL CRISTIANESIMO.
E dunque dobbiamo crederci perché di dogmi ce ne son pochi? Suvvia, le pare
un argomento? Sulla stessa base, dovremmo anche credere alla infallibilità
papale e all'assunzione in cielo della Madonna, tanto per citare i due più
recenti. I dogmi non sono poi così pochi e, comunque, dire che bisogna
credere a un dogma solo perché di dogmi ce n'è pochi mi sembra un po' come
dire che bisogna accettare una bugia da parte di uno che non è un mentitore
abituale. Non crede? In questi termini, è come se il Papa dicesse ai
credenti: "per piacere, ve lo chiedo raramente ma dovete farlo: credete a
questo dogma". Le pare serio?
Caro Prof. Ferrari,
lei sa benissimo che ogni religione nasce dall'esigenza di trasmettere alla gente comune dogmi e precetti finalizzati a uniformare il più possibile certi comportamenti, nella direzione dell'ordine e del controllo sociale e morale...
Ciò significa che i dogmi e i precetti del cristianesimo hanno un certo ruolo sociale e morale. Quando sono molti e onnipervasivi, la religione diviene fanatica e integralista (come nella religione islamica) perché "imprigiona" del tutto il libero arbitrio umano; quando, invece, sono pochi ed "elastici", come nel caso del cristianesimo (cattolico o protestante), permettono il mantenimento dell' "ordine" sociale e morale... il dogma potrebbe essere una verità metaforica o un'utile "bugia" per quanti non riescono a cogliere la nobiltà morale e l'utilità sociale del messaggio cristiano... le regole servono a chi non ne comprende l'utilità... mi stupisco che non se ne renda conto.
"La situazione non migliora a Pasqua, anzi. Il credente, se crede, non dovrà
limitarsi a credere che Cristo, per amor nostro, è morto il venerdì; dovrà
anche credere che è risorto la domenica."
NON MI SEMBRA COSI' IMPORTANTE PER UN CREDENTE...
COME SI PUO' RIDURRE A COSI' BEN POCA COSA LA FEDE DI UN CREDENTE?!
Paolo diceva che se Cristo non fosse veramente risorto, vana sarebbe la
nostra fede. Poi, veda lei...
Ciò conferma quanto ho detto prima: i Vangeli parlano alla gente comune ed essa ha bisogno di dogmi, verità soprannaturali in cui credere per giustificare la propria fede e praticarne i precetti... a lei hanno insegnato subito che Babbo Natale non esiste?! Analogamente, anche la fede ha un'evoluzione psicologica e morale in ciascuno. La fede matura è una fede alimentata dal dubbio, ma ciò non ci autorizza a ridicolizzarla...
"Ora, quanti tra quelli che si dichiarano cristiani, credono nella
Resurrezione? Si direbbe che tantissimi credenti considerino la resurrezione
un mito edificante, o non ci pensino affatto, e che non sperino più di tanto
nell'Aldilà, come è evidente se si presta attenzione a quanto siamo accaniti
nelle lotte per vivere a lungo nell'Aldiquà, anche sopportando restrizioni e
diete che, se solo ci fosse qualche speranza sull'Aldilà, sarebbero buttate
a mare insieme alle cyclette."
NUOVAMENTE, PENSO CHE UN CREDENTE DOTATO ANCHE DI UN MINIMO SENSO CRITICO SI
RENDA CONTO DI QUANTO IL NOCCIOLO DELLA FEDE NON SIANO I DOGMI (SOPRATTUTTO
QUELLI CONTROINTUITIVI DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE O DELLA RESURREZIONE DEI
CORPI DOPO IL GIUDIZIO UNIVERSALE, ECC.), MA IL MESSAGGIO!
IL CRISTIANESIMO NON E' TANTO UNA RELIGIONE QUANTO UN MESSAGGIO UNIVERSALE
CHE PREDICA L'ALTRUISMO, LA MISERICORDIA, ECC.
MENO MALE CHE C'E' ANCORA QUALCUNO DISPOSTO A CREDERE IN QUESTI VALORI!!!
Se il cristianesimo non fosse una religione, ma un messaggio, il Papa
sarebbe un disk-jockey o il direttore di un canale televisivo. Di nuovo, le
pare serio?
Sinceramente non mi paiono serie queste sue deduzioni, mentre mi pare più ragionevole considerare il messaggio morale come la natura più profonda e rivoluzionaria del cristianesimo, il Papa come il garante della sua integrità ed, eventualmente, di qualche suo cambiamento in rapporto ai tempi.
"A questo punto, diventa non ovvia una domanda: in cosa crede chi crede?"
IO, E COME ME SICURAMENTE ALCUNI CRISTIANI, CREDO NELLA BONTA' E NELLA FORZA
DIROMPENTE DEL MESSAGGIO CRISTIANO, DI UN DIO CHE SI FA UOMO PER ESPIARE LE
COLPE DEGLI UOMINI... SINCERAMENTE NON MI INTERESSA SE GESU' SIA VERAMENTE
IL FIGLIO DI DIO O SE ESISTA VERAMENTE UN ALDILA' PERCHE' NON SONO
CONOSCENZE A NOI ACCESSIBILI. MI INTERESSA CHE QUANTE PIU' PERSONE CREDANO
NEL MESSAGGIO IMMORTALE E SOCIALMENTE NOBILE DEL CRISTIANESIMO:
<<AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO>>. IN UNA PAROLA, LA TOLLERANZA, CHE
PARE COSI' DIMENTICATA IN QUESTO TEMPO BUGIARDO IN CUI REGNANO I GRANDI MALI
DEL FANATISMO E DEL SUO OPPOSTO, IL RELATIVISMO ESTREMO, ALL'ORIGINE
DELL'ODIO DA UN LATO E DELLA MANCANZA DI RESPONSABILITA'
DALL'ALTRO! PERCIO' NON FOMENTIAMOLI, MA RISPETTIAMO LA SCELTA DI UNA
RAGIONEVOLE FEDE!
In questa "ragionevole fede", perché sente il bisogno di richiamarsi a
Cristo, nel momento in cui sinceramente ammette che non gli interessa sapere
se sia veramente il figlio di Dio? Tra l'altro, a me non pare un dettaglio.
Se non fosse stato figlio di Dio, sarebbe stato un bugiardo o un
millantatore, visto che si proclamava figlio di Dio e re dei Giudei. Bel
modello morale, davvero...
Cristo è colui che più di ogni altro ha osato denunciare l'ipocrisia dei farisei e criticare la vanagloria dei romani, non rinnegando ciò nemmeno sulla croce. Ciò è sufficiente per considerarlo "divino", almeno per me. In ciò Cristo fu un "rivoluzionario" al pari di Bruno o di Spinoza. Invece, allora come adesso, molti avevano/hanno bisogno di credere che fosse/sia il figlio di Dio per potergli credere. La moralità si misura, per me, nelle azioni, non nelle parole... In tal senso preferisco il credente dubbioso (come Agostino) alla faticosa ricerca di un senso e di una risposta alla sua domanda di giustizia, piuttosto che lo pseudo-credente che recita a memoria il rosario, pur non comprendendone il senso, e/o che si inchina dinanzi a prsunti miracoli... il vero miracolo è l'altruismo e la tolleranza.
"In dodici brevi capitoli questo libro propone, in un linguaggio
accattivante e accessibile, i problemi e gli aspetti più sorprendenti della
fede contemporanea, che oscilla tra l'incredulità nei dogmi e la fede nei
miracoli, per giungere a un finale a sorpresa: chi crede, se è cattolico, e
qualunque cosa creda di credere, in realtà crede nel Papa, non in Cristo,
non in Dio, e figuriamoci poi nello Spirito Santo"
PENSO CHE SIA BANALE E NON SEMPRE VERO
DIRE CHE CHI CREDE, CREDE NEL PAPA E NON IN DIO E/O IN CRISTO. E' CHIARO CHE
NOI CREDIAMO IN TESTIMONI DELLA FEDE, MA IL NOCCIOLO PROFONDO DELLA FEDE
CRISTIANA E' BEN ALTRO CHE LA CHE L'INSIEME DEI DOGMI DELLA RELIGIONE
STATUTARIA... KANT DOCET... E FERRARIS LO SA BENE.
Lei dunque sarebbe disposto a dichiararsi protestante, come Kant? E se no,
perché?
Io sono disposto a condividere alcune idee di Kant circa la religione e il suo rapporto con la fede, ovvero il nocciolo morale e razionale della fede cristiana, mentre il problema del riconoscimento di alcuni sacramenti non mi sembra così moralmente e socialmente importante. Qualora lo sia, non mi porrei problemi ad aderire a una visione più protestante o cattolica...
C'E' CHI CREDE NEL PAPA IN QUANTO GARANTE DELLA CHIESA DI CRISTO, MA C'E'
ANCHE CHI CREDE NEL MESSAGGIO UNIVERSALE DEL CRISTIANESIMO SENZA CON CIO'
CREDERE NELL'AUTORITA' DEL PAPA...
E sono i protestanti, appunto. Lei è protestante?
Non condivido delle religioni protestanti una certa concezione fatalistica e deterministica della vita, mentre ne condivido l'esaltazione della laboriosità e della moralità quali dimensioni peculiari dell'uomo. Credo molto, cioè, nel valore morale e sociale delle opere, quali genuini strumenti di nobilitazione dell'uomo.
TUTTO CIO' MI SEMBRA UNO STERILE E FASTIDIOSO DIVERTISSEMENT
PSEUDO-FILOSOFICO... CERCHIAMO, PIUTTOSTO, DI SENSIBILIZZARE IL CRISTIANO A
UNA FEDE PIU' CRITICA, ALIMENTATA DAL SEME AGOSTINIANO DEL DUBBIO, DA UN
LATO, E DALLA FORZA CRITICA DELLA RAGIONE E DELLA MORALE KANTIANA
DALL'ALTRO...
Benissimo, ma mi dica: lei è cattolico o protestante? E se è protestante,
perché crede nei dogmi papali? E se non ci crede, perché non si dichiara
tranquillamente protestante o eretico? Guardi che non sono mica parolacce.
Una posizione ben difesa è sempre di valore, secondo me, purché non si elevi a dogma, ossia verità assoluta inopinabile, ma, al contrario, mantenga il "seme" del dubbio. Perciò rispetto in linea di principio tutti coloro che lei cita: protestanti, cattolici, eretici. Però, sinceramente, non mi piacciono le etichette, pur non considerandole "parolacce"; non per essere snob ma perché, nuovamente, non sento e non vivo come importanti queste etichette. Giudico, sento e vivo come importante nella fede cristiana soprattutto il messaggio morale, che vede nelle opere e nella fede interiore (il "Noli foras ire" di Agostino) la vera dimensione del credente.
INSOMMA, CREDO CHE SE QUESTI VOGLIONO ESSERE DEGLI ARGOMENTI CONTRO LE
PRESUNTE IPOCRISIE DELLA FEDE CRISTIANA, ALLORA NON COLGONO PROPRIO NEL
SEGNO!
FORSE POTREBBERO ESSERE ARGOMENTI FORTI PER ALTRE RELIGIONI PIU' STATUTARIE
E MENO O PER NIENTE LEGATE A UN MESSAGGIO MORALE DI TOLLERANZA E RISPETTO
DELLA DIVERSITA'!
Mah, guardi che quanto a rispetto della diversità non mi sembra che il
cristianesimo vada fortissimo.
Mi pare che vada molto meglio delle altre religioni. Ne sono la dimostrazione la presenza di molte moschee ed edifici religiosi non cristiani in Paesi europei a maggioranza cristiana. E poi non fu Karol Wojtila a promuovere concretamente l'incontro con tutti i rappresentanti delle altre religioni, nel nome della pace e della tolleranza, ovvero il messaggio di Cristo?
PENSO CHE IL CRISTIANESIMO SIA LA RELIGIONE PIU'
EQUILIBRATA E PIU' MORALMENTE RICCA.
Sono contento per lei. Altri sono di altro avviso, ed è giusto così.
Ho sempre rispettato le opinioni altrui e i veri cristiani l'hanno sempre fatto, forse anche troppo, perché altri non sono tolleranti quanto loro/noi. Ma, forse, la tolleranza fa parte del loro/nostro DNA.
QUALE ESPRESSIONE PIU' MORALMENTE RICCA
POSSIAMO TROVARE IN ALTRE RELIGIONI
DELLA ILLUMINANTE FRASE AGOSTINIANA
<<AMA E FA CIO' CHE VUOI>>?
In base al principio "ama e fa' ciò che vuoi" se ne possono fare di tutti i
colori, mi creda, o creda anche in questo...
CREDO nel valore profondo del vero amore che, secondo me, non può e non deve essere strumentalizzato né dal credente né dall'ateo. Quando Einstein condusse ricerche sulle rezioni temonucleari non poteva immaginare che i suoi studi sarebbero stati utilizzati per costruire la Bomba H, i cui esiti ben conosciamo... anche l'amore può essere utilizzato male, ma ciò non lo priva del suo valore intrinseco.
L'amore come tolleranza e misericordia è la conditio sine qua non di una fede morale e socialmente utile quale si configura, per me, il nucleo del vero messaggio cristiano.
Prof. Nicola Simonetti
PROF. NICOLA SIMONETTI
simonettin - 04:37 PM - Nov. 23, 2006
Unicuique suum
Ma cosa ne sa lei dei cattolici? Lei non può misurare la fede perché non ne possiede il metro. In questo campo è un impotente. E un presuntuoso. Lasci questi argomenti a chi li pratica.
Il suo metodo filosofico almeno in questo libro è veramente pietoso.
Il risultato è penoso: fa la figura di un elefante in una cristalleria.
Anonymous - 03:24 PM - Dec. 21, 2006
Quali quali cattolici?
Moderi i termini. Lei è solo un piccolo maleducato, che sostituisce gli argomenti (a lei probabilmente, per educazione, o indole, o dna, ignoti: "beati i poveri di spirito") con gli improperi. Studi e fra trent'anni ci risentiamo.
Ferraris - 11:48 PM - Dec. 21, 2006
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Maurizio Ferraris
Babbo Natale, Gesù adulto In cosa crede chi crede?
Bompiani, pp. 151, Euro 11.00
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