| In cosa crede chi crede? di Maurizio Ferraris | |
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"È così, è ciò che vedi, non può essere altrimenti"Con Piergiorgio Odifreddi Ferraris. Ho letto il manoscritto del tuo ultimo libro, Perché non possiamo dirci cristiani, e meno che mai cattolici, non senza un interesse di bottega, visto che avevo appena finito di scrivere un libro sulla religione, Babbo Natale, Gesù Adulto. In cosa crede chi crede? E ho scoperto che, contrariamnente a quello che pensavo, abbiamo idee opposte. Voglio dire: nessuno di noi due è credente, almeno mi pare. Però tu dici che ci sono, malgrado tutto, dei credenti. Io non ne sono così convinto. La mia impressione è che molti credano di credere, ma non credano davvero. Chi, per esempio, tra quelli che si professano cattolici apostolici e romani crede che Cristo è veramente risorto, o che risorgerà lui, il credente, o che Cristo è davvero presente nelle ostie? Del resto, se i credenti credessero davvero in un’altra vita, perché si affannerebbero tanto in diete e palestre che dovrebbero prolungare questa vita? Insomma, i migliori testimonial della incredulità sono i cristiani secredenti piuttosto che gli atei miscredenti. odifreddi. per quanto riguarda me, ti pare bene: ovviamente non sono credente, in nessun senso della parola. per gli altri, immagino che si possa credere in qualcosa. ad esempio, non faccio fatica ad accettare che qualcuno possa dire di credere al dio di spinoza, magari aggiornato nella versione di whitehead: cioe', a un dio il cui corpo sia l'universo, e i pensieri della cui mente siano le leggi che lo regolano. io non ci credo, perche' mi sembra solo una bella metafora parlare della natura e delle sue leggi come del corpo e della mente di (un) dio: una metafora che rischia di confondere le acque, usando una terminologia teologica per cio' che e' invece "soltanto" scientifico. sono invece d'accordo con te, se ti riferisci ai cattolici quando dici che, dicendo di credere, si sbagliano e pensano (o si illudono) soltanto di credere. e il mio libro cerca appunto di "dimostrarlo", facendo vedere in maniera puntigliosa le incomprensibili assurdita' che un cattolico dovrebbe credere, per potersi dire tale: dalla natura una e trina della divinita', alla transustanziazione del pane e del vino, alla verginita' della madonna, e cosi' via. dietro a questa impossibilita', secondo me ci sta un interessante problema filosofico: e cioe', si puo' credere a cio' che non si capisce? i sedicenti "misteri della fede" sono appunto cose che per definizione non si possono capire, se no che misteri sarebbero? ma se non si capiscono, come si possono credere? che ne pensa un filosofo? Ferraris. Forse "filosofo" è dir troppo. Diciamo "filosofante". Ma per quello che ci interessa mi sembra che basti e avanzi. In effetti, in una condizione come quella che descrivi tu, per cui il vero credente non sa ciò in cui crede, suggerisce delle domande maliziose. Come, per esempio: “Sei sicuro di credere nel Dio dei cristiani o in uno che gli assomiglia molto?”. Il bello è che sono convinto che quasi tutti credano, appunto, in un Dio privato, che ha solo delle somiglianze di famiglia, se le ha, con quello in cui credono gli altri. Di qui un interrogativo imbarazzante: a quale Dio si rende un sacrificio quando ci si trova in chiesa? A tutti? È un politeismo molto più che indù. O più probabilmente a nessuno, e questo, si noti, non da parte di increduli, ma di credenti. Questo ovviamente pone dei problemi filosofici: come diceva Quine, non c’è entità senza identità, e questo Dio sconosciuto dei cristiani sembra incarnare (è il caso di dirlo) il paradosso di una entità che non ha una identità, che può essere qualsiasi cosa, come il Sarchiapone nella vecchia scenetta di Walter Chiari. Uno potrebbe obiettare che non è così, che in effetti nella fede cristiana ci sono delle cose strane e incredibili, ma non incomprensibili. Che insomma non c’è solo la trinità, ma anche, per esempio, È, se vuoi, la situazione fotografata in una barzelletta che circola tra ecclesiastici. Si trovano dei resti nel Santo Sepolcro. Costernazione. Poi i Francescani dicono: “in fondo non è così male, ne faremo delle reliquie”; i Domenicani aggiungono: “del resto, si potrebbero reinterpretare le Scritture”; e i Gesuiti, stupefatti: “Allora è davvero esistito!” odifreddi. borges non diceva proprio che la religione e' una barzelletta, ma quasi: piu' precisamente, che e' un ramo della letteratura fantastica. e infatti, come questa, essa richiede una sospensione del principio di realta': lo si fa quotidianamente, quando si leggono romanzi o si guardano film non realisti, e io credo addirittura che proprio qui stia uno dei motivi per cui la gente ancora crede: perche' e' abituata fin da sempre ad accettare storie inverosimili per il solo gusto di sentirsele raccontare, e di lasciarsene stupire ed emozionare. ad esempio, i bambini di oggi vivono nelle favole, nei programmi televisivi, nei videogiochi, e gli adulti non sono da meno, coi loro reality show e la loro letteratura di evasione. tutto questo prepara il terreno a credere all'inverosimile, e a questo punto la religione non sembra essere tanto diversa. anzi, io mi chiedo, piu' in generale, se l'intero genere "fantasy", religione compresa, non sia altro che una rimozione della realta' e un sintomo di psicosi collettiva. il che, in fondo, era la diagnosi che ne dava freud, anche se lui poi sottolineava pure l'aspetto di nevrosi collettiva, a proposito dei riti e delle pratiche religiose. naturalmente, vale anche il contrario: cioe', che le psicosi e le nevrosi non sono altro che religioni personali. Puo' suonare un po' iconoclasta, ma in fondo e' stato una persona insospettabile come il dalai lama a dire che "le religioni sono cure per le malattie dell'anima", intendendo che malattie diverse richiedono cure diverse. il mio corollario, pero', e' che chi e' spiritualmente sano non ha bisogno di religioni. Ferraris. Potrebbero però facilmente obiettarti che non c’è malattia peggiore di quella che non si riconosce come tale, e che non c’è malato più grave di quello che si sente sano. In fondo, molte religioni ragionano proprio così: siamo tutti peccatori, o comunque siamo tutti malati. Io, poi, per quel che mi riguarda, non mi sento particolarmente sano, né vedo in giro tanta gente che scoppia di salute, anche mentale, e anzi, per ciò che riguarda la salute mentale, “scoppiare di salute” ha un aspetto vagamente sinistro... Non per questo mi curo con Ed è qui che avviene la cosa più imbarazzante. Immaginiamo che fossi una ascoltata guida spirituale e che un giorno, sporgendomi alla finestra, dicessi che bisogna votare in un certo modo perché altrimenti Sandokan si offende, o anche solo che un valido motivo per attuare la pace nel mondo sta nel fatto che in quel modo si realizzano le aspirazioni di Tremal Naik e di Charles Bovary. Non stento a pensare che questo comportamento getterebbe nella costernazione chi mi è affezionato. Ma, e davvero questo per me è un problema, non una domanda retorica, c’è qualcosa di radicalmente diverso nella religione cattolica? Si dirà che per i cattolici le vicende bibliche ed evangeliche non sono romanzi, ma è un’arma a doppio taglio. Non sarebbe meglio che la moltiplicazione dei pani e dei pesci fosse un romanzo? odifreddi. john nash, il matematico che ha ispirato il film "a beautiful mind", e che dunque di malattie mentali e di guarigioni "miracolose" se ne intende, mi ha detto testualmente che "essere mentalmente sani, significa VOLER ESSERE mentalmente sani". e questo e' il problema: molti malati, mentali o spirituali, non vogliono affatto guarire, e stanno benissimo come sono, cioe' malati. e' un paradosso, ovviamente, lo star bene quando si sta male, ma e' precisamente quello che succede ai religiosi: i quali, io credo, non desiderano altro se non prolungare per tutta la vita i "piaceri dei tormenti" infantili. perche', per come la vedo io, le religioni rispondono appunto a esigenze tipicamente infantili: il volere, cioe', dare un senso al mondo e alla vita in generale. cosi' come, sempre per come la vedo io, l'esistenzialismo, affronta problematiche tipicamente adolescenziali: non a caso, leggere dostoevskij o sartre sconvolge a quindici anni, ma annoia a quaranta. cosi' come i fumetti divertono da bambini, ma appaiono sciocchi quando si e' adulti (mentalmente, ovviamente, non anagraficamente). come direbbe l'ecclesiaste (il quale, per curiosita', e' un libro apocrifo che non sta nella bibbia ebraica, ma solo in quella cristiana), "c'e' un tempo per ogni cosa". e lo stesso paolo di tarso, nella "prima lettera ai corinzi", diceva: "quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. ma, divenuto uomo, cio' che era da bambino l'ho abbandonato" (anche se, nel suo caso, sembra che sia caduto dalla padella nella brace). se posso condensare in un motto cio' che penso a questo riguardo, direi che da giovani sentiamo che il mondo e' diverso da noi, e pretendiamo di cambiare il mondo. da maturi, sentiamo che il mondo e' diverso da noi, ma ci accontentiamo di cambiare noi stessi. da saggi, infine, sentiamo che il mondo e' diverso da noi, e che va bene cosi'.... Ferraris. Difatti (o, meglio, difetti, dato l’argomento), questo è proprio il punto su cui mi piacerebbe che si riflettesse. Non ho particolare gusto nel polemizzare con la religione, anche perché sotto questo nome c’è una infinità di cose. Ma, anche a concedere alla religione (cioè, in Italia, essenzialmente al cattolicesimo) tutto quello che vuole, e cioè tra l’altro anche cose difficili da accettare come l’intromissione nella vita politica, e il pontificare su questioni scientifiche nello stesso momento in cui si parla tranquillamente dei miracoli, resta un problema di fondo nella mentalità religiosa. Questo. Paolo non solo diceva che se Cristo non fosse risorto vana sarebbe la nostra fede. Ma aggiungeva che se Cristo non fosse risorto noi saremmo i più miserabili tra gli uomini. Ecco, proprio mi sfugge. Perché dovremmo considerarci miserabili solo perché non rinasceremo, perché la nostra vita non ha niente di miracoloso, perché prima o poi finisce? Da questo punto di vista, noi moderni che ci consideriamo tanto superiori agli antichi abbiamo fatto dei passi indietro spaventosi. Nel libro cito, alla fine, una epigrafe che si era fatta incidere sulla tomba un legionario romano, dunque non un sofisticato intellettuale: “Sono sicuro che non c’è domani”. Sembra una frase piena di iattanza, ma sembra soltanto. Perché l’alternativa sarebbe il famoso argomento di Pascal della scommessa: mi conviene pensare che c’è un domani, tanto cosa ci perdo? Al massimo, niente. Ecco, magari lo scommettitore non ci perde niente, e non si accorgerà nemmeno di aver perso la scommessa, se come è probabile la perderà; ma gli altri, che magari non hanno scommesso, devono sottostare ai gusti dello scommettitore, che (a seconda delle varie religioni) potrà decidere di farsi saltare con una cintura esplosiva, di non autorizzare le trasfusioni ai figli, o semplicemente di fare obiezione di coscienza, se medico, alle interruzioni di gravidanza. Non sarebbe più serio, più giusto, e alla fine anche più nobile non scommettere su cose tanto importanti? Ricordo di aver visto da ragazzo la tomba di Jim Morrison al Père Lachaise, e con lo spray qualcuno aveva scritto più o meno “Jim è morto / non importa / perché un trip ce lo riporta”. Era già più realistico che
11:48 AM - Nov. 24, 2006"i più miserabili tra gli uomini"A onor del vero, Paolo nella lettera ai Corinzi dice: "Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini" (1Cor 15,19). È evidente dal contesto che il "noi" è riferito ai cristiani di Corinto e allo stesso Paolo e non a tutti gli uomini. Quindi non vedo in ciò disprezzo generalizzato verso chiunque non crede nella risurrezione, ma una precisa avvertenza ai cristiani che possono definirsi tali in quanto credono che Gesù è Dio solo perchè è risorto dopo essere morto.
Anonymous - 07:39 PM - Dec. 13, 2006Miseria e nobiltàCerto, non ci sono prove nell'altra vita, né per il pro, né per il contro. Tutto può succedere. A questo punto, il cristiano, per esempio Pascal, dice "scommetti nell'altra vita, non hai che da guadagnarci". Il legionario pagano, che ha visto la morte in faccia tante volte, dice "Sono sicuro che non c'è domani". Quale atteggiamento è più nobile? Quello dello scommettitore o quello del soldato? Ferraris - 03:15 AM - Dec. 15, 2006Commento senza titoloNon lo so, perchè non mi ritrovo né nello scommettitore né nel soldato. Sicuramente è nobile l'atteggiamento di Socrate quando dice: "Morire è una di queste due cose: o chi è morto non è e non ha percezione di nulla, oppure morire può essere una specie di trasformazione e trasmigrazione da qui a un altro luogo". Qui c'è, secondo me, il massimo di dignità e di nobiltà perché Socrate non contrabbanda un sapere che non ha, ma facendo leva sull'unica certezza che possiede, l'ignoranza dell'aldilà, si può permettere di tenere aperto un varco sull'"inconcepibile felicità". Anonymous - 05:33 PM - Dec. 15, 2006Il mercato della felicitàScusi il ritardo nella risposta, ero in viaggio. Capisco il suo ragionamento. In definitiva, dire "sono sicuro che non c'è domani" è una dichiarazione arrogante. Chi può escludere che domani ci sia qualcosa? E, allora, perché pretendere di saperla lunga chiudendo la porta alla speranza? Siamo d'accordo. Io credo tuttavia che questo atteggiamento abbia un suo perché. Quando si lascia aperta la porta alla speranza, si permette l'ingresso di una massa di professionisti (non dico altro) che promettono il Paradiso, minacciano l'Inferno, danno indicazioni di morale e di voto, e speculano sull'angoscia che all'avvicinarsi della fine coglie ogni essere umano che non sia Socrate. Così, a una fine corporale certa, che è già una bella iattura, si aggiunge il fastidio degli astrologi, dei negromanti, dei ministri delle religioni, e dell'indotto che ne risulta (è vero che c'è la Divina Commedia, ma non dimentichiamo Radio Madonna). A mio parere è meglio chiuderla, quella porta, comportarsi come se dopo non ci fosse proprio nulla, rispettando i vivi come vivi e ricordando i morti come morti, facendo i conti con quello che c'è e solo con quello che c'è. Poi, se mai, chi (sopra)vivrà vedrà. Ferraris - 01:46 PM - Dec. 20, 2006Pardon, Radio MariaNel messaggio appena postato ho scritto "Radio Madonna" invece che "Radio Maria". Mi scuso con l'Emittente. Ferraris - 01:50 PM - Dec. 20, 2006PORTE APERTEFacciamo un esempio simile al suo: se lasciamo la porta aperta alla democrazia si permette l'ingresso ad una massa di incompetenti, di demagoghi, di personaggi senza scrupoli che, pur di avere i voti dei cittadini promettono la luna e ogni genere di miraggi speculando sui loro bisogni e sul loro legittimo bisogno di giustizia e ugugaglianza.
Anonymous - 04:02 PM - Dec. 24, 2006democrazia e fedeCaro Governatori, capisco, ma la invito a riflettere su un punto. L'ascesa di Hitler al potere è un infortunio della democrazia, e Hitler, appena giunto al potere, si è affrettato a sopprimere la democrazia e a stipulare un concordato con la Chiesa. Non mi sembra che le situazioni siano simmetriche. La chiesa cattolica, nel pieno dell'esercizio delle sue funzioni, e non in preda a una qualche aberrazione, decreta che le suore sono subordinate e il papa infallibile. E non si fa certo dire dai filosofi cosa fare e cosa scegliere. Anzi, non se lo fa dire proprio da nessuno. Non mi sembra una cosa sana per una istituzione che, in compenso, vuol dare a tutti il consiglio giusto, e vuol darlo anche a quelli che non credono e non vogliono saperne niente. Un carissimo saluto a lei, e buon Natale, sia pure con ritardo Ferraris - 01:06 PM - Dec. 26, 2006Dialogo tra Odifreddi, Ferraris e DioODIFREDDI: Dio non esiste.
Anonymous - 08:48 PM - Feb. 11, 20071 = 3 ?Nel dialogo che apre questa sezione del blog il prof. Odifreddi parla ad un certo punto di “incomprensibili assurdità che un cattolico dovrebbe credere, per potersi dire tale: dalla NATURA UNA E TRINA DELLA DIVINITÀ ecc.”.
Anonymous - 05:28 PM - Jan. 15, 2008PrecisazioneNel suo ultimo libro ‘Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)’ il prof. Odifreddi ha analizzato ampiamente la questione del dogma cattolico della Trinità (con relativa distinzione tra ‘unica Natura’ e ‘tre Persone’), ma, come sarà risultato chiaro dal mio precedente intervento, l’eventuale critica (nella parte finale) dal tono scherzosamente ‘minaccioso’ rivolta al prof. Ferraris (“penserò di lei che è un filosofo che vuole far sparire i fatti per lasciare il posto alle opinioni”), nel caso non avesse pubblicato l’intervento, riguardava quella espressione (che ho riportato in caratteri maiuscoli) del prof. Odifreddi presente nel dialogo iniziale, che, in effetti, sembra più una battuta, ma che (spero che su questo si converrà con me), essendo associata alla frase “incomprensibili assurdità che un cattolico dovrebbe credere, per potersi dire tale”, risulta fuorviante relativamente all’effettivo credo cattolico.
Anonymous - 05:48 PM - Mar. 27, 2008
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Maurizio Ferraris Babbo Natale, Gesù adulto In cosa crede chi crede? Bompiani, pp. 151, Euro 11.00 <%'Calendar%> Links Sito di Maurizio Ferraris Babbo Natale, Gesù Adulto Tutti gli interventi - Adunate oceaniche - Come volevasi dimostrare - Enterprise - Babbo Gesù - Cattolicesimo alla tedesca - I Francesi sono sempre meno cattolici - Il pensiero forte della Cei - Se il Dio di Ruini diventa di destra - L’emisfero dell’esoterico - Il Cattolicesimo come forma d’arte - Una religione identitaria - L'Indice puntato - Turchetto integrale - Chi ha paura della teologia? - Romolo e Remolo - Babbo Natale - Errata corrige - Presentazioni di Babbo Natale - Vino rosso per Hegel - Tutto il mondo è paese - Voltaire, Dizionario Filosofico. Voce “Fede” - Confessionale interattivo - Riceviamo e volentieri pubblichiamo - Rescogitans - Pareyson, Vattimo e Francesco Giuseppe - Cattolicesimo politico - Londra: Babbo Natale non esiste - Maria Vergine, Cantalamessa cade dalle nuvole - God’s Total Quality Management Questionnaire - Carminati ha visto la Madonna - Scherzi da prete - Gesù e Babbo Natale - La fede di Saul Bellow e quella di Charles Manson - Sarcasmo violento e bieco affetto - "È così, è ciò che vedi, non può essere altrimenti" - Renne e fede - In fede e in malafede - L'avvenire raglia - Ermeneutica e verità - Preferisco la fede di Agostino - Quali cattolici? - L'Ateo Economico Statistiche Feed (RSS) [http://spazioblog.it/rss.php?w=babbonatale] |