| In cosa crede chi crede? di Maurizio Ferraris | |
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Tutto il mondo è paese"'Io sono l'opposto del cattolico argentino', mi disse una volta. 'Lui crede ma non gli interessa; a me interessa ma non credo'", Alberto Manguel, Con Borges, Adelphi 2005, pp. 60-61.
08:40 AM - Dec. 29, 2006CommentoAnch'io sto tra coloro che “non credono ma si interessano”, non potrebbe essere altrimenti. Fedi, superstizioni e credenze, fanno parte delle razioni quotidiane di ciò che è necessario per vivere, al pari dell'acqua e degli alimenti, dividono ciascun intorno e società in classi di migliori e peggiori, fanno ordine insomma, ed in qualche modo tranquillizzano, forse, ad alcuni almeno, danno perfino un senso. Considero che Fede e Religione siano due fenomeni separati ma non paralleli, perciò spesso, si incontrano. Non so perchè il cervello e la psiche umana, siano conformati in modo tale da poter ammettere il ricatto e la paura come abituali prassi di vita, perché il ricatto e la paura, sono parte integrante dei Credo religiosi, perfino quando, apparentemente, appaiano come spiegazioni o prassi liberatorie (dal male, la malattia, il malocchio, etc.). Neppure so, perchè e come possa essere consolatorio o rassicurante, giustificare il proprio sforzo e riporre le proprie speranze, in questioni talmente illogiche da apparirmi perfino pericolose per l'equilibrio mentale, ma, a prescindere da ciò che io capisca o meno, so che l'intera storia umana si è modellata intorno a culti o religioni che cementassero la solidità e l'ordine dei gruppi in cui si svilupparono e continuano a svilupparsi. A rigor di logica, chiunque è in grado di capire che il bene degli altri è in qualche modo il proprio bene, visto che il bene, libera da conflitti, guerre, ansie e via dicendo, ma evidentemente, la logica non è, non del tutto almeno, patrimonio universale dell’umanità, ad essa, la gran parte dell’umanità preferisce lo spauracchio degli inferni ed il premio dei paradisi, di varie fogge, che presso tutti i gruppi umani ci si è inventati, e che, spesso funzionano. Alcuni problemi religiosi riguardano solamente i fedeli del proprio gruppo, grande o piccolo che sia, ma altri, riguardano anche i rimanenti gruppi umani. Le religioni monoteiste, non ammettono di essere portatrici della millenaria, naturale evoluzione di miti della Creazione, che in tutto od in parte, hanno circolato e circolano, pressochè in ogni angolo del mondo, con spiegazioni non totalmente dissimili tra loro, forse per una questione di convergenza culturale, visto che gli uomini si suddividono in gruppi, sottogruppi, categorie etc., ma la verità è che la razza umana è una sola, il suo cervello è organizzato allo stesso modo, per esempio, per un Bantù, per un Kankuamo, così come per un Italiano od un Indiano e perciò, nel tempo, a parità di domande, si è prodotta una parità di risposte, pur diversificate dalle epoche, le risorse, i livelli di conoscenza, le tecnologie disponibili, il clima, la prevalenza di femmine o maschi, e via dicendo… uhm… forse la mia unica “fede”, una delle cose “più magiche” che io conosca, è l’Antropologia. Soprattutto le diverse religioni cattoliche e musulmane, negano tale evidenza, devono farlo, per poter sostenere di essere “Rivelate”, ma da tale Rivelazione, volenti o nolenti, perfino quando ben camuffata, deriva una intolleranza, una impossibilità di ammettere come onesti e giusti i pensieri “altri” (per essere non rivelati ma pensati), da costiuire una perenne minaccia di conflitto, si tratti di conflitti familiari, sociali, politici e via discorrendo. Queste chiese hanno seminato per la Storia, milioni di morti, ne seminano tutt’ora, ma solo esse hanno dei “martiri”, piagnucolano sulle presunte o tali, mancanze di libertà di culto, ma poi, a gente come me, non lasciano la libertà di pensiero, o meglio, non potendo levare i pensieri, levano o cercano di levare, le azioni che da differenti pensieri deriverebbero. Più le Chiese sono potenti economicamente, maggiore è la loro influenza sulla vita politica, perché per un verso, ancora si può racattare qualche voto, se, pur mafiosi o corrotti, ci si proclama “difensori della tradizione” e quindi del sacro, e per l’altro verso, perché per mantenere saldamente il proprio potere, le Chiese sono pragmatiche, badano solo fino ad un certo punto alla loro quasi totale coerenza, anche perché, lo ripeto, vi è gran differenza tra spiritualità, fede e religione. è vero, ci sono stati, ci sono e ci saranno i martiri, quelli che offrono la propria vita per gli altri (al pari dei martiri gentili, pagani e laici dei quali molto meno si parla), ma se quei martiri non fossero di animo buono, di indole altruistica e dotati di senso di sacrificio e di logica, non ci sarebbe religione che tenga, non ofrirebbero la propria vita, magari la straperebbero ad altri, magari in forma di violenza sessuale o di aiuti umanitari usati a fini personali, come fin troppo noto. È perciò che debbo interessarmene, è un dovere interessarmene! Perché questi potenti invasati hanno la pretesa di “preservarmi dal male”, intendendo per male, qualcosa che nella gran parte dei casi considero un bene, non dico un bene personale, anche solo un bene sociale, penso al divorzio, l’aborto, la legge sulla violenza sessuale, attualmente, i PACS, la fecondazione assistita ed un mucchio di altre cose che, “cosucce” non sono, ed incidono sulla qualità dell’esistenza di milioni di persone. In nome di una verità universale, che tale non è, per dirne una, la Papa -Ruini & C., si arrogano il diritto di spiegare cosa debba o meno essere buono, in uno stato come il mio, nel quale è garantita pari dignità a ciascuna opinione, perciò anche alla mia, quella di una persona atea, lo fanno pur non essendo mai stati eletti dal Popolo italiano, e, con la benedizione dei mass media, che quotidianamente ci forniscono una overdose di ciò che il Papa dice, tralasciando ciò che dicono tutti gli altri capi spirituali, che vengono citati una tantum, per quanto, anche alle religioni venga riconosciuta pari dignità ed in un caso, all’inizio di questo anno 2007, hanno fatto precedere il messaggio del Papa a quello del Capo dello Stato. La vita può essere sublime od orribile, con o senza fede, ma l'ignoranza e l'impotenza intellettuale, senz'altro, peggiorano sia quelle sublimi che quelle orribili.
Sandra Sinsonte - 01:15 PM - Jan. 24, 2007Il dolore silenziosoSig.ra/sig.na Sinsonte,
Anonymous - 09:47 PM - Jan. 26, 2007Il problema che abbiamo in ItaliaCara Sinsonte, mi spiace di non averle risposto prima, sono stato impegnato in un convegno e non ho avuto un momento libero. La ringrazio molto delle sue considerazioni così equilibrate e pacate. Purtroppo, nel frattempo ha scritto il Della Rocca con foga arcicattolica parlando del genocidio che a suo dire è dovuto all'aborto (e la morte di persone vere, in Africa, per aids, visto che la chiesa vieta l'uso dei preservativi? ma lasciamo perdere). Non entro nemmeno nell'argomento, invito solo chi legge a confrontare il tono del suo messaggio e di quello di Della Rocca per capire cos'è il problema con cui abbiamo a che fare in Italia. Ferraris - 02:24 PM - Jan. 27, 2007(False?) verità e (vere!) falsità“Mi stupisco che i laici lascino ai credenti il privilegio e l’onore di affermare che non si deve uccidere.”
Anonymous - 09:07 PM - Jan. 30, 2007Commento bisProfessor Ferraris, le sono grata per la sua considerazione. Raramente entro nei blog, sono arrivata al suo casualmente, ne ho gradito il contenuto, soprattutto la “Turchetto integrale” e mi ha colpita l’avervi trovato una citazione del grande Borges, è perciò che proprio a quella pagina ho inviato il mio commento, per quanto sia insolito per me scrivere pubblicamente, e così lungamente in italiano. Neanche la mia risposta è freschissima, pur non frequentando convegni, come lavoratrice, madre ed anche come figlia, ho un bel po’ da fare. Non sono una esperta di comunicazione, ma credo di ravvisare nella risposta del Signor Della Rocca, qualcosa di simile ai contenuti di una comunicazione disfunzionale, per quanto lo ringrazi di essere intervenuto, visto che tali interventi dovrebbero svelare l’arcano, farci capire in cosa crede chi crede ed a partire da tale comprensione, migliorare la comunicazione "interspecie" (eh...eh...). Non amo la polemica, perciò non intendo esercitarla in questa sede, ma, se me lo consente, avrei ancora qualcosa da dire. Quando ho portato in me la premessa e la promessa di una vita umana, ne sono stata al pari, spaventata e felice. Le domande che una donna si pone in tali circostanze, dalle più banali fino alle più profonde, occupano molta parte dei suoi pensieri. Le ecografie di un tempo, non erano nitide come quelle di oggi, eppure, erano in grado di mostrare quel grumo di cellule che evolveva; nel tempo cominciò ad assumere forma definita, ne sentii i movimenti, fantasticai sulla nostra vita insieme, sperai che la natura facesse regolarmente il suo corso e non lo interrompesse, e così fu. Più che i cambiamenti del mio corpo, mi stupivano i cambiamenti della mia psiche, diventavo man mano “felina”, i miei sensi erano allertati, le attenzioni verso me stessa aumentavano al di là di quanto mai avessi fatto, tutto era teso a difendere quella premessa di vita, e con essa, quel persistere nel tempo che concede della propagazione del proprio DNA. Tale cambiamento, non era voluto bensì istintivo, era parte di quei potenti meccanismi che la Natura ha previsto, affinchè la spinta verso una continua rigenerazione potesse affermarsi, talvolta, perfino a discapito della stessa vita della madre. Sono tra coloro che concordano su un concetto proprio della gran parte dei cosiddetti Popoli Primitivi, quello che “tutto in questo mondo è uno”. Seppure per essi sia valido in un senso più ampio di ciò che dirò appresso, è un principio di grande saggezza, visto che gli studi sul DNA, ci confermano che in maggiore o minore proporzione, una parte del DNA è comune a tutta la Vita terrestre; abbiamo tanto in comune perfino con specie poco considerate da noi umani, quali i moscerini della frutta od i ratti. Non solo noi, ma ogni specie presente su questo Pianeta, normalmente, e perfino inconsapevolmente, è presa da questa insopprimibile spinta riproduttiva, seppure differenziata in termini di quantità, visto che nessuna femmina umana, saprebbe riprodursi al ritmo di una femmina ratto od altre specie molto prolifiche. Per quanto non per sentito dire, ma per esperienza diretta, io sappia cosa significhi, nel corpo, nella mente e nella psiche, essere incinta, per quanto io sia una madre felice, che spera di essere un giorno una altrettanto felice nonna, io penso ora come allora, che un embrione non è un essere umano. È la premessa e la promessa di ciò che lo sarà, ma non è un essere umano, il quale diviene tale al momento della nascita, prematura o a termine che sia; che sopravvive al parto e che viene registrato in anagrafe o presentato alla tribù, visto che nel mondo, sono molti e diversi i modi per esistere. Si può anche piangere per un feto mai giunto ad essere bimbo, esiste la depressione post partum ed anche quella post aborto, entrambre regolate da meccanismi legati alla produzione o mancata produzione di ormoni, oltre che ad un sogno svanito, anche questo è parte della nostra natura. Per quanto mi ritenga sufficientemente elastica da poter, in modo logicamente motivato, cambiare idea in qualunque momento, fin qui questa è la mia verità. Se potrò vedere un embrione evolversi e vivere indipendentemente dal ventre della propria madre, allora crederò che quello sia un essere umano, nel senso proprio della definizione. La Regione Lombardia, proprio oggi, ha varato a maggioranza, una legge che permette a coloro che lo richiedano, di dare sepoltura a qualunque feto, anche quelli al di sotto dei 5 mesi, e ciò mi pare giusto per coloro che ne sentano la necessità; poi arriva la fase due, per i feti per i quali il sepellimento non venga richiesto, deve (non può bensì deve), farne richiesta l’ospedale che ha praticato l’aborto e questo, dal mio punto di vista, non è un bene, è un escamotage, un metodo trasversale per affermare al di là di quella che è l’idea personale, che quel feto è persona, per quanto neppure la Legge nazionale lo affermi, e neppure la maggioranza della società, visto che la legge sull’aborto è stata il frutto di un referendum popolare, il cui esito maggioritario si è espresso in senso positivo per la sua emanazione. Dizionario alla mano, leggo che per genocidio si intende “omicidio della stirpe”, distruzione metodica di un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso. Il termine fu coniato nel 1944, a seguito del massacro degli Armeni, ma, da sempre la storia non lesina esempi; tra gli innumerevoli esempi fattibili, con il termine genocidio, possono essere definite le immani tragedie dei Popoli Africani, di quelli Indigeni del Sud e del Nord America, e successivamente, di molte altre aree coloniali; fu tentativo di genocidio la sterilizzazione forzata di omosessuali, e portatori di tare, negli Stati Uniti; lo fu, la strage perpetrata da nazisti e fascisti, a danno di Ebrei, degli omosessuali, dei Rom ed altri gruppi nomadi, dei comunisti, degli oppositori politici e dei preti. In tempi più recenti e perfino contemporanei, si classificano come genocidio, orrori come quelli a danno dei Curdi o dei Tutsi; le sterilizzazioni di massa a danno dei Popoli Indigeni Aymara e Quechua del Perù e solo qualche decade prima, di quelli della Bolivia; di molti altri gruppi Indigeni di ampie aree dell’Amazzonia appartenenti a diversi stati latinoamericani; la “pulizia etnica” perpetrata a danno di alcuni popoli dell’ex Jugoslavia; quella in atto a danno delle popolazioni negroidi del Darfur… l’elenco potrebbe continuare Ecco, questi e solo questi possono essere definiti genocidi, ovvero, l’insieme di deportazioni, internamento in campi di prigionia, violenze sessuali volte alla riproduzione dei maschi dell’etnia che si proclama dominante, torture, sterilizzazioni forzate ed assassinio, di esseri umani, non potenziali bensì reali. Tant’è che le citazioni od i giudizi per genocidio, presso le corti internazionali, effettuati o pendenti, vedono quali imputati, non donne che hanno praticato l’aborto, ma, per citarne tra i più recenti, signori come Milosevich o Fujimori. Pertanto, quel presunto “oltre un miliardo” di innocenti del ‘900, pur nel rispetto delle convinzioni del signor Della Rocca e delle fonti che cita a proprio sostegno, per me è, e non cessa di essere, un eventuale “oltre un miliardo” di embrioni”, che per loro natura e status, per quanto appena esposto, non possono essere definiti vittime di genocidio, dd ai quali non posso attribuire o negare , né paradisi nè inferni, da un punto di vista dottrinale, ma neppure da un punto di vista personale, trattandosi di realtà nelle quali non credo; pur trovando curiosa la concessione che mi vien fatta di essere e di fare come credo, circostanza preesistente a tale concessione, sostengo che è appena il caso di sottolineare che solo coloro che come me, un embrione e poi un feto, lo hanno avuto nel ventre, possono ragionevolmente affermare cosa si senta, si pensi e ci si risponda. Chi come me ha desiderato di averlo in corpo, o chi lo ha maledetto per essere il frutto di una violenza, o semplicemente gli sia capitato per caso, chi comunque lo abbia avuto, un feto lo abbia avuto dentro di sé, può parlare sapendo di cosa parla, sia che lo consideri persona sia che tale non lo consideri. Le donne sono state predisposte a tale scopo, nel corso dell’evoluzione della nostra specie; con ciò non intendo sminuire o denigrare il sentimento paterno, ma, per ovvi motivi, mai potrà essere eguale per l’intensità e per sua peculiare natura, al vissuto di una madre. Ma proprio per tale personale e concreta esperienza, che la Natura ha evidentemente negato al signor Della Rocca ed a tutti gli autori costituenti le sue fonti citate, ciò che più richiama la mia attenzione, non sono certo quegli embrioni, quei potenziali esseri umani che non sono giunti ad essere tali, ciò che richiama la mia attenzione, sono quelle donne, quegli esseri umani reali, che hanno dovuto scegliere in tal senso. Proprio perché conosco quale prepotente desiderio sia quello della maternità, proprio perché conosco quale scatenamento di istinti, soprattutto quello di protezione, si scatenino in una donna incinta, io mi chiedo quali percorsi esistenziali, quali conflitti psicologici, sociali, culturali; quali condizioni fisiche o mentali, quale ricatto affetivo o lavorativo, o quale violenza o quale livello di immaturità, disinformazione, ignoranza o di assenza a sé stesse, abbiano condotto quelle donne a negarsi quella che ordinariamente un desiderio insopprimibile, conscio od inconscio che sia, nonchè una delle migliori esperienze dell’esistenza di una donna. Le donne, perfino coloro che affermano di essere prive di istinto materno, tranne poche eccezioni, sanno intenerirsi perfino davanti ad un pelouche; vi sono esperimenti scientifici che dimostrano che in una donna che osserva immagini di bimbi, le pupille si dilatano, la TAC rivela attività cerebrali specifiche, entrambi fenomeni che a parità di condizioni, sono inesistenti nel maschio della nostra specie; nei maschi infatti, pur in presenza di desiderio di paternità, certi atteggiamenti sono acquisiti e non istintivi. A parte le eccezioni di donne che i figli non li desiderano pur in assenza di fattori ostativi di qualsivoglia natura. Fatti salvi i casi di patologie psichiatriche che portano a violenza e distruzione nei confronti della prole propria ed altrui; pur tenendo in conto casi di aberrazione, per cui dei bimbi nati vengono lasciati nella spazzatura, ordinariamente, le donne difendono ed allevano perfino i figli delle altre, sia per solidarietà che per l’impossibilità di procreare. Perciò, se per un solo attimo mi ritrovassi a giudicare una donna che ha abortito, od una che sia talmente stravolta da abbandonare in un cassonetto la sua stessa speranza, mi sentirei una nullità; tutto ciò che sento per questi esseri dolenti, è un sentimento molto materno, fatto di tenerezza e di pena per la privazione estrema, per il dolore che patiranno, ed insieme di speranza nella possibilità che la vita conceda loro un’altra chance. Che io approvi o meno le decisioni altrui, è una questione personale che non ho l’ambizione o la pretesa di imporre ad alcuno. Quanti si appassionano agli studi sull’Uomo, in modo dilettantistico come me, od in modo professionale, non possono prescindere dallo studio delle sue espressioni spirituali e religiose e, per il poco che posso aver capito, secondo una parte dei Credo cristiani, l’Uomo si salva personalmente per il tramite della grazia divina, non per costrizione, e men che meno, per costrizione umana. Credo di aver capito che l’unico giudice sia Dio e che a nessun uomo sia concesso giudicarne un’altro, perché solo Dio conosce ciò che alberga in fondo al suo cuore. Di crociati, cacciatori di streghe ed inquisitori è piena la storia; quali che siano le loro armi ed il loro aspetto, tutti mi paiono accomunati da un medesimo tipo di sfiducia e di impazienza. Non paghi dei tempi divini, per la realizzazione di quel mondo perfetto, che a rigor di logica è irrealizzabile da esseri imperfetti, li accellerano di propria iniziativa, e spesso il loro zelo è una malcelata intolleranza. Coloro i cui cuori sono colmi più che di veemenza, di carità, si guadagnano la pace od il paradiso nell’esercizio della benevolenza e se cercano di convincere il prossimo della bontà della loro “ricetta”, lo fanno con l’esempio, non con la coercizione.. Se partissi dal presupposto dell’esistenza del Dio cristiano e dalla natura rivelata delle sue prescrizioni, immagino che non potrebbe sfuggirmi che egli ha fatto conoscere il proprio Decalogo ed il proprio punto di vista, ma poi, non ferma la mano dello stolto e neppure quella dell’assassino, perché è tanto delegata alla loro libertà la scelta, quanto riservata a sé stesso l’iniziativa di punire o premiare. Ma mentre un assassinio viene punito anche nel nostro Paese, per essere reato, un aborto non lo è, perché assassinio non è. E quando l’ammonizione, il consiglio fraterno, divengono prepotenza e soppruso, si nega insieme alla carità l’esistenza di colui che ne ha fatto legge, discreditandoli. Lo scorso anno, in Colombia, il primo aborto legale è stato praticato su una bimba dodicenne, ripetutamente violentata dal padre. La Chiesa cattolica ha pronunziato la scomunica nei confronti della di lei madre per aver richiesto al giudice l’autorizzazione a praticarlo; nei confronti del giudice per averlo autorizzato; nei confronti del medico e dell’equipe medica che lo ha praticato. Dopo un dibattito che ha riguardato l’intera società colombiana, tanta gente è scesa in strada, con cartelli che dicevano “anch’io sono scomunicato”. Videla, Pinochet e tutti i loro immondi colleghi, che hanno macchiato la Storia con le loro mani lorde di sangue non sono stati scomunicati. Monsignor Milingo, è stato scomunicato per essersi sposato, peraltro con un rito differente da quello cattolico. In alcuni ambienti, si vocifera che il pericolo di tale matrimonio, fosse in primo luogo quello di essere stato celebrato da Monsignor Moon, la cui multimiliardaria influenza sul mondo, rischia di essere eccessiva, se è vero che è molto in amicizia con l’attuale presidente del Consiglio delle Nazioni Unite e potrebbe “illuminarlo” in qualche scelta. La scomunica non è stata pronunziata nei confronti dei preti, sodomiti e non, che hanno vigliaccamente violato i corpi, le anime e le vite, di bimbe, bimbi, giovinette e giovani. Negli USA, con risarcimenti milionari, pare che la parola d’ordine sia stata patteggiamento. Altrove, è stata “trasferimento”. Il male del mondo ed insieme quello delle religioni che cercano di redimere, ordinare e consolare i propri fedeli, è uno stesso male, quello di sempre, quello figlio della malattia mentale, della malvagità, dell’ingordigia, degli interessi particolari, dell’egoismo, di mille umanissimi motivi, per ciascuno dei quali, con prudenza, equilibrio, nozione di causa, empatia, perseveranza e competenza, bisogna cercare una cura. Essendo atea, io non so in cosa creda chi crede, ma credo di capire alcune cose in cui non crede, che sono la Scienza, o la Tecnologia o l’Uomo o forme di pensiero alternative, fondamentalmente, ciò in cui non crede fino in fondo è nel proprio Dio, non in quello che traspare nelle Scritture, ma in quello che mediato dalla sua formazione culturale, dalla sua struttura mentale e dalla stessa caratterialità, egli stesso si è costruito, e che, in proporzione alle proprie aspettative, il credente crede di dover variegatamente supportare. Quanto affermo, credo sia chiaro, non è teso a denigrare od convincere alcuno, è solo un modo di mostrare come fatti ed eventi e valori, possano essere diversi, scaturendo a differenti sguardi, vissuti e culture. Che un credente possa far sentire le proprie ragioni, è un conto, che le imponga è un altro, perché significa la partenza da un presupposto di superiorità morale o culturale, ingiustificato. Il fatto che il nostro Stato permetta l’aborto, non obbliga alcuna, credente o non credente a praticarlo, io ne sono la prova, ma permette a colei che senta di doverlo fare, di farlo. L’esistenza dell’unione civile per le lesbiche e gli omosessuali, non suddividerà la mia famiglia o la nostra società in lesbiche ed omosessuali, semplicemente darà la possibilità di unirsi civilmente a persone appartenenti a quegli orientamenti sessuali, previsti in Natura e quindi, se fossi credente, dovrei dedurne, da Dio. La possibilità delle unioni civili, non scardinerà l’istituto del matrimonio, ma darà l’opportunità a coloro che non credono in tale istituto, per ragioni per essi valide, di poter fruire di unioni alternative ma sicure. Statistiche alla mano, soprattutto i più giovani, che sono informati sulla realtà nella quale vivono, sanno che la gran parte dei delitti contro le donne ed i bimbi, vengono perpetrati all’interno delle famiglie; sanno che i propri genitori, a migliaia, sono fruitori della riduzione di donne, giovani e perfino bimbi, ridotti in schiavitù ed obbligati alla prostituzione; quei giovani che vedono le statistiche sui tradimenti, nelle coppie, o quelle sui pedofili, in gran parte legalmente accasati, quelli che hanno assistito a pubblici scannamenti in sede di separazione o divorzio, od anche solo le molte ragazzine che prendono i fischi di troppi cinquantenni bavosi, con la fede al dito…, in tanti, sceglieranno le unioni civili I figli di famiglie solide, non nella facciata ma nel fondamento e la sostanza, quelli, nella gran parte, si sposeranno per avere del matrimonio un esempio positivo, perché non c’è legge divina o terrena, che convinca alcuno più dell’esempio coerente e costante. Si potrebbe continuare a lungo, esaminando uno per uno, ciascuno di quei valori che rendono la società più equa e vivibile per tutti, per far ciò, non sono necessari ne la “scientificità”, ne la “biblicità”, basta il buon senso, basta la fiducia nelle capacità dell’Uomo, che ha saputo evolversi e moltiplicarsi, darsi regole e progredire, durante la gran parte della propria Storia, ignaro di Bibbia, Corano e quant’altro. Che ha stabilito e spesso ritoccato, tradizioni, regole sociali ed etiche, affinchè fossero abbastanza valide da essere convincenti, largamente condivise e pertanto rispettate. La paura della morte, o del modo in cui si giunga a morire; quella della malattia o della disgrazia, sono umanissime ed antiche quanto l’Uomo, ciò che diversifica gli uomini, sono i metodi con cui le affronta. Credo che un credente giusto, al di la delle umane, personali paure, in ultima analisi non possa aver paura più di tanto degli orrori del passato, di quelli del presente e neppure di quelli del futuro, pur non capendoli, perché crede che comunque che il potere salvifico di Dio, lo salverà. Un non credente giusto, a parità di personali paure, non può avere paura più di tanto degli orrori passati, presenti e futuri, perché crede nella forza dell’intelliggenza e del proprio impegno, perché sa che nell’inevitabile momento della fine del proprio ciclo biologico, avrà fatto il possibile per lasciare dietro di sé una società migliore, per la propria discendenza e per quella di chi ha amato, se non addirittura per tutti. Io non distinguo il mondo in credenti ed atei, io distinguo il mondo in giusti ed ingiusti, e ciò che più me li definisce come tali, è l’amore per il mondo e la vita, la capacità di scorgervi il bello e la poesia, la coerenza, l’onestà, la disponibilità, l’empatia, l’impegno e tante altre cose, che in parte o nel loro insieme, sono inequivocabili. Il risultato, è qualcosa che traspare dallo sguardo, dai gesti e perfino dal silenzio. Certo, è proprio degli uomini suddividere tutto in cateorie, ed io non sfuggo alla regola. Se devo pensare a cosa sia male per l’Italia, vedo mali non del tutto dissimili a quelli del resto del mondo, pur con qualche peculiarità. Penso sia male un certo tono nel proporre disquisizioni su false verità e verità false, se poi si afferma che l’AIDS ha come antidoto più efficace il cervello; penso sia male pensare che la rigidità mentale od il moralismo, possano difendere da un mondo sentito come ingovernabile; che più che nella sua bellezza reale o potenziale, da tanti sia visto nella sua minacciosità; che un TG della televisione pubblica nazionale, come ancora è accaduto ieri, inizi con l’annuncio che “la CEI ha detto…”; che si creda giusto imporre verità personali come universali; che la diversità di pensiero venga percepita non come un onesto esercizio intellettuale, bensì come una minaccia; che tutto sia così incasellato e scontato, che nel corso della vita, per il mio modo di essere e per la mia gioia, in molti mi abbiano chiesto “è per via della tua fede?” e siano rimasti increduli sentendo che era per via del mix dei miei geni, della sorte di non averle prese troppo forte e per la mia formazione culturale; che ci si sia talmente abituati a sentir dire cosa sia buono o meno, da sfiorare l’irresponsabilità; che una mentalità dedita al miracolo, si sia impossessata di troppe menti, perfino quanto si volgono ad aspetti profani della vita, come le vincite al superenalotto; la volgarità e la faciloneria dei giudizi; l'astio e la frustrazione, contrabbandati per passione; che che ci si riempia la bocca di parole altisonanti e concetti di facile presa, quali difesa del valori (quali? Di chi?), della Vita, della famiglia, cristallizzati in schemi non più universalmente accettati ed evidentemente non così perfetti, se con tali proporzioni sono andati allo sbando. Sarebbe ancora lunga la lista di ciò che interpreto come “male”, per quanto, non più della mia lista del bene. Ma il punto è che queste sono alcune delle cose in cui crede una atea. Torniamo al punto centrale, in cosa crede chi crede? Ciao a tutti, Sandra Sinsonte Sandra Sinsonte - 12:20 AM - Feb. 1, 2007ribadisco il problema che abbiamo in ItaliaLa Sinsonte espone, in modo personale, sofferto e razionale, dubbi e problemi; il della Rocca lancia proclami e slogan, superficiali e anche francamente assurdi (vuol dire che gli africani sono scemi, quando dice che il miglior rimedio per l'Aids è il cervello?). Non credo che la situazione richieda ulteriori commenti. Ferraris - 10:14 AM - Feb. 1, 2007Osservazioni su evidenze nascosteLa ringrazio, signora Sinsonte, per il suo sentito commento (e visto che è intervenuta di nuovo lei personalmente, le dirò anche – lo avrà capito – che quella critica che ho fatto nel mio [famoso] intervento, non voleva essere una critica [e, sia chiaro, tantomeno un giudizio in senso biblico, cioè una sentenza di condanna] alla “sua” persona in particolare, ma ad una “qualunque” persona che consideri l’aborto un bene). Non condivido però, evidentemente, l’assunto di fondo del suo commento, cioè che “l’embrione non è un essere umano, ma diverrà tale solo al momento della nascita” (anche se, per la verità, ho apprezzato la sua disponibilità a “cambiare idea in qualunque momento, purchè in modo logicamente motivato”).
Anonymous - 11:52 AM - Feb. 2, 2007QEDQuod erat demonstrandum, come volevasi dimostrare, sempre a proposito del problema che abbbiamo noi in Italia Ferraris - 12:09 PM - Feb. 2, 2007Comentario trisProfessor Ferraris, condivido il suo commento. Avevo chiaramente premesso di non essere avvezza a scrivere così estesamente in lingua italiana, quanto poi alla mia cultura formale, si ferma appena al titolo di Perito Industriale per l’Elettrotecnica… non capisco se è per queste mie “carenze di base” che il dialogo si sia trasformato in una serie di monologhi o che una osservazione, che fa riferimento ad uno specifico concetto e non riferita ad una professionalità che peraltro ignoravo, venga interpretata come accusa dalla quale difendersi, ma capisco che il mio entusiasmo comunicativo, nonostante la mia passione per l’argomento, ci sta aiutando solo indirettamente a fare il punto sul tema principale. Fatte salve le verità scientifiche, provabili e ripetibili, trovo molto saggio un antico detto cinese: “La verità è il fondo di un vaso senza fondo”, è perciò che difficilmente la scrivo in maiuscolo; se gli assoluti sembrano rassicuranti, difficilmente sono dimostrabili. Giusto per salutarla in allegria, le dirò che nella lingua Náhuatl, la parola centzontil significa 400, la parola thantolli, significa parola, perciò la parola Tzontlatolli, significa 400 parole, che ispanizzata diviene Sinsonte. È il nome di un uccello delle aree tropicali latinoamericane (Mimus polyglottos), amato, presente nella fantasia, nella cultura popolare, nella poesia, nelle canzoni e nella letteratura latinoamericana. C’è chi viene colpito dalla sua “furbizia”, la sua capacità di imitare il canto di qualsiasi uccello stia nelle sue vicinanze, per non farsene attaccare, e c’è chi, come me, semplicemente ammira la bellezza e duttilità delle sue "400 voci", la sua capacità di capire ed adattarsi al suo ambiente, o, se vogliamo, la sua “apertura mentale”, ovvero, la sua libertà, oltre che il suo aspetto colorato, allegro e brillante, perciò da sempre questo è il mio nickname. Ed ora, continuerò a svolazzare nelle altre pagine del suo sitio, visto che mi piacciono molto ed attendo nuovi sviluppi. Sandra Sinsonte - 11:21 PM - Feb. 2, 2007Commento senza titoloMolte grazie e a presto, un saluto molto cordiale
Ferraris - 07:36 PM - Feb. 4, 2007aborto e dintorniCara signora Sinsonte,
Marco Merlo - 10:23 PM - Feb. 5, 2007Commento senza titoloIl 28 aprile 1962 moriva, nel suo quarantesimo anno di età, Gianna Beretta Molla, medico chirurgo, specialista in pediatria, moglie dell’ingegner Pietro Molla.
Anonymous - 10:39 PM - Apr. 28, 2007BabboNatale?Volete sapere chi è Babbo Natale, e anche l'uomo ragno e Nembo Kid? Ve lo dico io : Massimo Fagioli, non sapete chi è? incredibile, andate su www.antonelloarmando.it
Anonymous - 11:37 AM - Jul. 3, 2007
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Maurizio Ferraris Babbo Natale, Gesù adulto In cosa crede chi crede? Bompiani, pp. 151, Euro 11.00 <%'Calendar%> Links Sito di Maurizio Ferraris Babbo Natale, Gesù Adulto Tutti gli interventi - Adunate oceaniche - Come volevasi dimostrare - Enterprise - Babbo Gesù - Cattolicesimo alla tedesca - I Francesi sono sempre meno cattolici - Il pensiero forte della Cei - Se il Dio di Ruini diventa di destra - L’emisfero dell’esoterico - Il Cattolicesimo come forma d’arte - Una religione identitaria - L'Indice puntato - Turchetto integrale - Chi ha paura della teologia? - Romolo e Remolo - Babbo Natale - Errata corrige - Presentazioni di Babbo Natale - Vino rosso per Hegel - Tutto il mondo è paese - Voltaire, Dizionario Filosofico. Voce “Fede” - Confessionale interattivo - Riceviamo e volentieri pubblichiamo - Rescogitans - Pareyson, Vattimo e Francesco Giuseppe - Cattolicesimo politico - Londra: Babbo Natale non esiste - Maria Vergine, Cantalamessa cade dalle nuvole - God’s Total Quality Management Questionnaire - Carminati ha visto la Madonna - Scherzi da prete - Gesù e Babbo Natale - La fede di Saul Bellow e quella di Charles Manson - Sarcasmo violento e bieco affetto - "È così, è ciò che vedi, non può essere altrimenti" - Renne e fede - In fede e in malafede - L'avvenire raglia - Ermeneutica e verità - Preferisco la fede di Agostino - Quali cattolici? - L'Ateo Economico Statistiche Feed (RSS) [http://spazioblog.it/rss.php?w=babbonatale] |