Blog di Maurizio Ferraris - In cosa crede chi crede?
In cosa crede chi crede?    di Maurizio Ferraris


"...to obey is one thing, to believe is another... belief requires teachers and arguments drawn either from reason, or from some thing already believed."

Thomas Hobbes, An answer to a Book published by Dr. Bramhall..., English Works, IV p. 339.


Presentazioni di Babbo Natale

 

Roma, 17 gennaio ore 18, Fondazione Lelio Basso, Via della Dogana Vecchia, 5, con Giacomo Marramao e Stefano Rodotà

 

Napoli, 18 gennaio ore 18, Libreria Feltrinelli, Piazza dei Martiri, con Roberto Esposito e Vincenzo Vitiello

 

Milano, 23 gennaio ore  17, Università statale, via Festa del Perdono 3, Crociera alta, con Massimiliano Cappuccio, Roberta de Monticelli, Stefano Moriggi, Giulio Giorello

 

Torino, 24 gennaio ore  18, Fnac, via Roma 56, con Ermis Segatti, Maria Turchetto, Carlo Augusto Viano; in collaborazione con "l'Indice".

 

Sarà presente l'autore.

 

11:32 AM - Dec. 31, 2006


RISPOSTA ARTICOLO


Prof. Maurizio Ferraris,
non è mia intenzione inviare un commento al suo libro (che non ho letto) “Babbo Natale, Gesù Adulto. In cosa crede chi crede?“, ma solo all’articolo di apertura del suo blog: “Credenti e secredenti”
(che già, mi pare, la dice lunga sul suo pensiero).
Ebbene, dal suo articolo deduco che è esistita nella sua famiglia almeno una persona più Sapiente (della Sapienza con la “S” maiuscola…) di lei: sua nonna (stavo per scrivere “meno stolta” [stavolta, della stoltezza con la “s” minuscola…] ma forse, così, qualcuno si sarebbe potuto offendere [sto parlando di sua nonna, naturalmente…]); a ben pensarci, però, è stato lei il primo a offendere sua nonna (e, con lei, tutti i credenti, e in particolare i cattolici, come me) e questa offesa è già implicita nella definizione stessa di “secredente credente” (non penso che sia necessario spiegarle perché…).
Chi è il Dio della Bibbia? “Io sono colui che sono!” [Esodo 3, 14], che suona certamente come indimostrabilità “logica”, ma non certamente come indimostrabilità “razionale” della Sua Esistenza (“Davvero stolti per natura tutti gli uomini che vivevano nell’ignoranza di Dio, e dai beni visibili non riconobbero colui che è, non riconobbero l’artefice, pur considerandone le opere.”[Sapienza 13, 1]; intendo con “razionalità” una categoria più vasta della pura e semplice “logicità”, perché la “razionalità” comprende anche l’uso dei sensi e dei sentimenti...).
Perché l’onnipotente Dio della Bibbia, nel quale io credo fermamente, non distrugge immediatamente chi non crede in Lui, chi parla o agisce contro di Lui, chi opera il male? Solo perché, nella sua infinita bontà e misericordia, vuole lasciare libera la sua creatura più amata anche di non credere in Lui, di parlare o agire contro di Lui, di operare il male, purchè, prima o poi, si redima! (“Il Signore non ritarda nell’adempiere la sua promessa, come certuni credono; ma usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi.” [Seconda Lettera di Pietro 3, 9]).
Le sembra così inconcepibile che un Dio (che, secondo la definizione di Tommaso d’Aquino, è causa di sé stesso) che ha creato l’Universo dal nulla (e che quindi potrebbe, volendo, anche annientarlo a suo piacimento) possa poi far risorgere a nuova vita le sue creature più amate? Io non so certamente come, quando, dove, ciò avverrà (e, riguardo a questo, so di essere in buona e numerosa compagnia ...), ma so (o meglio, credo) che avverrà (e, le assicuro, "so", e non semplicemente "credo", di crederlo ...).
Mi scusi, prof. Ferraris, se sto cercando di usare un po’ di razionalità nel mio commento; so bene che, secondo lei, ragione e fede religiosa (in modo particolare, cattolica) non vanno troppo d’accordo… D’altra parte, le dirò anche (ma questo è solo un fatto marginale) che sono un docente di Matematica di scuola secondaria superiore, di circa quarantadue anni e mezzo, residente e operante nella provincia di Latina (tanto per dare anche dei riferimenti spazio-temporali).
Per finire, prof. Ferraris, le chiedo scusa se qualche frase che ho scritto può essere risultata offensiva per lei (capirà, fa parte del gioco …) e concludo, se mi è concesso, parafrasando una frase (una delle più
"forti") del Vangelo:
Signore (sì … lo stesso Signore chiamato in causa da sua nonna; vede che poi, in fin dei conti, i cattolici non sono poi così politeisti …), perdonali, perché non sanno quello che dicono …

La saluto, “secredente non credente” (ma forse è meglio “non secredente credente”, che suona meno offensivo …) prof. Maurizio Ferraris, e si ricordi degli ammonimenti di sua nonna …!

Giorgio Della Rocca
(e-mail 1giorgio.dr1@alice.it)


Anonymous - 12:49 PM - Jan. 3, 2007


Babbo Natale. Gesù adulto


Pensavo che il Trattato di ateologia" di M. Onfray avesse raggiunto il limite, così lo penso ancora, ma il suo libro ci va abbastanza vicino. Sull'ignoranza di chi crede lei ha ragioni da vendere, purtroppo. Talvolta i contenuti della fede sono davvero modesti in molte persone anche praticanti e sono molte volte abissali tra chi non pratica (e magari è un intellettuale).
Mi permetto alcune troppo veloci considerazioni su punti del libro che non condivido, le accetti con amicizia.
1. (p. 20) segnalo che il battesimo perdona i peccati (originale nel bambino, originale e successivi se si battezza un adulto).
2. Non capisco "Cafarnao teologico" (p. 22), forse intendeva Babele teologica?
3. Negare un rapporto tra i contenuti della fede e la ragione (p. 25) è come affermare la sua irrazionalità, una cosa da creduloni. Davvero oggi si ripresentano queste critiche illuministiche? Non si potrebbe parlare piuttosto di una ragionevolezza (non razionalità) del credere che necessita poi, naturalmente, dell'affidarsi credente?
4. Per chi la fede non vuole argomenti? (p. 34)
5. Vi sono battutine poco consone, come il riferimento ai tre giorni di Gesù dodicenne al tempio (p. 40), gli angeli, i diavoli, e i santi che ingarbugliano (!) la chiesa (p. 41), lo Spirito Santo "che tanto non si è mai capito cosa fosse e che ci stesse a fare (p. 54), l'ironia sulle spese mediche (p. 55), sui miracoli (p. 84) definiti da lei impostura (sia pure citando Viano, p. 90).
6. Il collegamento tra l'eucaristia e Babbo Natale è sfuggito perfino ad Onfray! (p 61), le battute sulla resurrezione sembrano fatte da Celso (p 62). Il sarcasmo sul dogma dell'Assunzione ("forse una risposta pontificia agli Sputnik comunisti" p 126) possiamo definirlo... irriverente?
Lo ammetto, la risposta "c" alla domanda sull'Immacolata concezione ("ragionamento che non fa una pecca" p 21) mi ha fatto sorridere, ma in questo libro si ride poco, forse perchè c'è poco da ridere, a cominciare dalla copertina.
Caro professore e no, non casco nell'inganno di una reazione stizzita, essa è piuttosto delusa. Da credente mi piace confrontarmi con le riflessioni di chi non crede o è in ricerca, qui non ne ho proprio trovata una che mi abbia aiutato nel mio faticoso indagare come ateo che ogni giorno si sforza di ricominciare a credere. Cordiali saluti e auguri.


Anonymous - 02:51 PM - Jan. 3, 2007


Capire e Credere


Caro Della Rocca, la ringrazio molto, ma rimango della mia opinione: che cosa ne sapeva, mia nonna, del Signore? Lei mi allega molte citazioni dalla Bibbia, ma mi concederà che convincono solo chi è già persuaso. Mentre quando lei è a lezione non ha bisogno di citare antichi testi mediorientali per spiegare i teoremi: capirli e crederli, in quel caso, è lo stesso. Nella fede mi pare che accada il contrario. Grazie comunque della lettera, e un saluto molto cordiale
Maurizio Ferraris


Ferraris - 05:18 PM - Jan. 5, 2007


Per l'Anonimo del 3 gennaio


Benevolo lettore, le rispondo infra

Pensavo che il Trattato di ateologia" di M. Onfray avesse raggiunto il limite, così lo penso ancora, ma il suo libro ci va abbastanza vicino. Sull'ignoranza di chi crede lei ha ragioni da vendere, purtroppo. Talvolta i contenuti della fede sono davvero modesti in molte persone anche praticanti e sono molte volte abissali tra chi non pratica (e magari è un intellettuale).
Mi permetto alcune troppo veloci considerazioni su punti del libro che non condivido, le accetti con amicizia.
1. (p. 20) segnalo che il battesimo perdona i peccati (originale nel bambino, originale e successivi se si battezza un adulto).

Le assicuro che lo so. Ma mi mettevo dalla parte di quei credenti a cui faceva riferimento un istante fa.

2. Non capisco "Cafarnao teologico" (p. 22), forse intendeva Babele teologica?

Sì, ma “Cafarnao” era il nome del ripostiglio di Homais, il farmacista di Mme Bovary. Mi piaceva di più, ma il senso è quello.

3. Negare un rapporto tra i contenuti della fede e la ragione (p. 25) è come affermare la sua irrazionalità, una cosa da creduloni. Davvero oggi si ripresentano queste critiche illuministiche? Non si potrebbe parlare piuttosto di una ragionevolezza (non razionalità) del credere che necessita poi, naturalmente, dell'affidarsi credente?

“Affidarsi credente”, mmm… vai affidarti. E poi, confesso che questa storia delle critiche illuministiche superate mi stufa un po’. Se c’è gente che crede in Vanna Marchi, l’illuminismo non è inutile. Se si parla di miracoli alla tv (e Socci pubblica libri a tutto spiano in materia), l’illuminismo è indispensabile, Mi sembra strano che gente che avvalora i propri argomenti con le profezie bibliche possa poi andare tanto per il sottile e dichiarare che l’Illuminismo è superato dal momento che non siamo più nel Settecento!


4. Per chi la fede non vuole argomenti? (p. 34)

Per il cattolico, lo dice De Maistre in Del Papa, quando contrappone il cattolico, che crede per amore, al protestante, che invece manifesta “l’assurda pretesa di aver ragione”


5. Vi sono battutine poco consone, come il riferimento ai tre giorni di Gesù dodicenne al tempio (p. 40), gli angeli, i diavoli, e i santi che ingarbugliano (!) la chiesa (p. 41), lo Spirito Santo "che tanto non si è mai capito cosa fosse e che ci stesse a fare (p. 54), l'ironia sulle spese mediche (p. 55), sui miracoli (p. 84) definiti da lei impostura (sia pure citando Viano, p. 90).

Poco consone a che, di grazia?


6. Il collegamento tra l'eucaristia e Babbo Natale è sfuggito perfino ad Onfray! (p 61), le battute sulla resurrezione sembrano fatte da Celso (p 62). Il sarcasmo sul dogma dell'Assunzione ("forse una risposta pontificia agli Sputnik comunisti" p 126) possiamo definirlo... irriverente?

Sì, è irriverente, tanto quanto a dir poco bizzarra è stata l’idea di tirar fuori un dogma del genere a metà del Novecento.

Lo ammetto, la risposta "c" alla domanda sull'Immacolata concezione ("ragionamento che non fa una pecca" p 21) mi ha fatto sorridere, ma in questo libro si ride poco, forse perchè c'è poco da ridere, a cominciare dalla copertina.
Caro professore e no, non casco nell'inganno di una reazione stizzita, essa è piuttosto delusa. Da credente mi piace confrontarmi con le riflessioni di chi non crede o è in ricerca, qui non ne ho proprio trovata una che mi abbia aiutato nel mio faticoso indagare come ateo che ogni giorno si sforza di ricominciare a credere. Cordiali saluti e auguri.

Non era mia intenzione né rafforzarla né indebolirla nella sua fede. Cordiali saluti e auguri a lei, Maurizio Ferraris


Ferraris - 05:35 PM - Jan. 5, 2007


REPLICA


Prof. Ferraris,
la ringrazio molto, innanzitutto, per la sua risposta, e spero mi conceda (altrettanto benevolmente) una replica.

Lei fa l’esempio di un teorema matematico, in cui capire e credere coincidono. La domanda che lei vuole sottintendere, penso, riguardo alla fede religiosa, è: come si possono invece credere cose che non si possono capire? Rispondo con un’altra domanda: che bisogno avrei di crederle se le capissi?
Il teorema matematico lo capisco (e quindi lo credo) ma (e qui la buona e amata Logica classica mi conforta) se indichiamo con CPx la proposizione “capisco x” e con CRx la proposizione “credo x”, da “CPx implica CRx” non posso dedurre “(non CPx) implica (non CRx)”, e, spero che anche su questo converrà con me, se ASx indica la proposizione “x è assurdo”, (non CPx) non equivale certamente ad ASx.
A lei piacerebbe vivere in un mondo in cui fossimo “costretti”, a rigor di logica, senza poter scegliere, a credere in Dio? Lo vogliamo chiamare … il “TEOremondo”? Un mondo creato da un dio (dei filosofi …) rivelatosi in un libro che si apre con la frase: “In principio dio creò il numero”, i cui primi profeti sarebbero stati i pitagorici, il messia il logico Kurt GÖDel (che ha elaborato, ispirato dallo spirito logico, una famosa prova ontologica dell’esistenza di dio [sempre quello dei filosofi …]), il quale avrebbe dato poi origine ad una chiesa (di logici, matematici, filosofi) il cui pontefice sarebbe il Professor Piergiorgio Odifreddi (e in cui lei, Professor Ferraris, potrebbe essere un influente cardinale …) e, per finire (perché no?), un mondo in cui l’unico gioco praticato (e approvato dalla chiesa …) sarebbe il gioco degli Scacchi! Ebbene, Professor Odifreddi (ora mi rivolgo a lei), sommo (quale aggettivo più … qualificativo) pontefice, che dall’alto della sua logica infallibilità ha proclamato il dogma “La matematica non è un’opinione, la fede invece sì”, il sottoscritto (che pure è docente di matematica, laureatosi con un indirizzo relativo a logica e fondamenti della matematica ed anche … scacchista), in questa chiesa, griderebbe: VivaDDio! (Stavolta … è proprio il caso di Di(rl)o!) Eh sì … perché in questo TEOremondo, creato dal dio dei logici e filosofi (e in cui anche il diavolo, si badi bene, avrebbe una sua funzione [non è anche questo un termine … appropriato?], che non sarebbe, però, tanto quella di antimessia, visto che, secondo un altro dogma proclamato dal pontefice Odifreddi, “La logica è opera del diavolo” …), e in questa chiesa, originata dal logico e filosofo di dio, il sottoscritto sarebbe volentieri … un eretico! (che, comunque, ora chiede perdono a Dio [quello Vero!] di quanto ha scritto …)

Ma, pensandoci bene: in cosa NON crede chi NON crede? In Dio? NON credo …!
Ho l’impressione, cioè, professor Ferraris (a parte il gioco [quasi … “odifreddiano”] di parole), che molti che, come lei, si dichiarano non credenti (o atei convinti, o agnostici in materia di fede religiosa ecc.) non lo siano tanto per indubitabili convinzioni personali (con tutti i rispetti per le idee altrui, si intende) quanto perché, in questo stato, vivono “meglio” (lei stesso afferma, in un dialogo col prof. Odifreddi: “Ma non è meglio, anche moralmente, non è più giusto e più serio rassegnarsi e basta? Come si legge su un'altra pietra tombale romana: "è così, è ciò che vedi, non può essere altrimenti".”). Secondo me, in questi casi, Dio accetta anche di nascondersi, purchè siamo contenti noi … (beninteso, purchè questa convinzione non porti ad odiare qualcun altro [o a fare di peggio…], fosse anche l’essere umano più piccolo e indifeso che esiste sulla Terra, ancora non venuto alla luce [spero sia chiaro ciò che voglio intendere…; in questa sede, peraltro, non ho intenzione di approfondire questo discorso…] Mi rendo conto che qui sussiste una facile obiezione: “Ma anche quelli che credono hanno commesso [o commettono] …”; rispondo: problemi loro, non certo per la fede in Dio!)
A questo punto, devo prendermi le mie responsabilità, perché non trovo immediatamente, nella Bibbia, un passo adeguato per confermare questa mia idea (la Bibbia è ispirata dallo Spirito, io potrei anche non esserlo…); a pensarci bene, però, è poi del tutto sbagliato pensare che questa mia idea sia una conseguenza del fatto che, in fin dei conti, “Dio è amore” [Prima Lettera di Giovanni 4, 16] … ?

La saluto (e saluto, indirettamente, anche il prof. Odifreddi) “razionalmente” (che, per me, come ho già specificato, ha un significato più ampio e profondo sia del mero “logicamente” sia del classico “cordialmente”… [per l’anonimo commentatore del 3 gennaio: la differenza tra “ragionevole” e “razionale” non mi sembra poi così netta]) e le auguro un buon anno nuovo.

Giorgio Della Rocca


Anonymous - 03:47 PM - Jan. 6, 2007


Odifreddi Papa, io cardinale


Caro Professor Della Rocca,
La ringrazio molto della immagine potente e seducente: Odifreddi Papa, io cardinale… cose grosse. Ma, oltre a poco gusto (quelle bardature non mi piacciono) non ho la minima speranza che ciò avvenga, proprio perché la ragione, diversamente dalla fede, non ha bisogno di pontefici e giannizzeri. E con questo vengo al punto. Se, come lei dice, si crede proprio perché non si capisce, allora ogni cosa che non si capisce dovrebbe essere creduta, non crede? Perché isolare nell’universo delle cose incomprensibili e perciò credibili proprio la fede in Dio, e magari nel Dio dei cattolici? Questo me lo deve dire lei.
Quanto al fatto che sia per me più comodo pensare che quando morirò non ci sarà più niente di me e tutto finirà per sempre, beh, lascio a lei valutare quanto sia comodo. Non è affatto comodo, mi creda, ma è credibile, mentre pensare che finirò in Paradiso (o all’Inferno, come mi augurava l’anonimo credente: e come e noto l’Inferno sembra molto più eccitante e meglio frequentato) è davvero incredibile.
Un saluto molto cordiale (sono un tipo all’antica), suo
Maurizio Ferraris


Ferraris - 02:58 PM - Jan. 7, 2007


La scommessa di PASQUA(L)


Grazie, professor Ferraris, per la sua controreplica.

Una precisazione iniziale. Riprendendo il simbolismo del mio precedente intervento, ricordando che ho indicato con CPx la proposizione “capisco x” e con CRx la proposizione “credo x”, io ho asserito che, dalla proposizione “CPx implica CRx” (e su questo, spero, siamo d’accordo) non si può logicamente inferire “(non CPx) implica (non CRx)”; ma non si può inferire, evidentemente, nemmeno “(non CPx) implica CRx”. La proposizione condizionale che lei riporta: “Se, come lei dice, si crede proprio perché non si capisce, allora ogni cosa che non si capisce dovrebbe essere creduta” è corretta, ma il punto è che la premessa di questa proposizione “si crede proprio perché non si capisce” io … non l’ho affermata (vedere sopra), e mi guarderei bene dal farlo! Io ho detto solo che vi possono essere ALCUNE cose che si possono credere anche senza capirle.
Ma passiamo a ragionamenti più (tran)sostanziali (mi si passi il termine). In fondo, il punto nodale della fede cristiana è la Resurrezione di Gesù Cristo, come anche lei ha affermato, nel dialogo col professor Odifreddi, riportando la frase di Paolo della Prima Lettera ai Corinzi: “ ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede” (e non mi si venga a dire che i Vangeli non parlano di questa Resurrezione perché, anche se è vero che si parla di un sepolcro che prima è pieno e dopo è vuoto [forse perché nessuno, oltre Gesù Cristo stesso, poteva essere presente nel luogo e al momento preciso di tale Resurrezione] di apparizioni del Risorto [e di un Risorto in carne e ossa, che mangia pesce arrostito ecc..] nei Vangeli ce ne sono, e come! [non voglio appesantire ora questo mio scritto con troppe citazioni]). Se mi si consente, sembrerebbe, umanamente, quasi più difficile credere all’Ascensione (pur essa, come si sa, riportata nei Vangeli) che non alla Resurrezione, ma non è tanto questo il punto. Ho già suggerito, nel mio primo intervento del 3 gennaio, che tutti i fatti straordinari narrati nelle Scritture (ed anche tutta una serie di apparizioni ed eventi soprannaturali verificatisi nel corso dei secoli [adeguatamente vagliati]), possano, in fin dei conti, essere una conseguenza dell’onnipotenza del Dio della Bibbia, causa di Sé Stesso e Creatore dell’Universo: in ultima analisi, e andando a ritroso (nello spazio-tempo logico della catena di deduzioni …), non dovrebbe essere forse questo il vero punto nodale per tanti non credenti? Sarebbe più plausibile un Universo che si fosse creato da sé, per caso, o che fosse sempre esistito, sempre per caso? (a parte il fatto che quello che chiamiamo “caso” mi sembra rappresentare solo un’ammissione della nostra ignoranza delle cause reali di certi fenomeni, come hanno affermato tanti accreditati scienziati e filosofi, ma su questo ora non voglio soffermarmi) D’accordo, ammettiamo pure (equamente) un 50% di possibilità per entrambe le ipotesi (con/senza Creatore). Cosa rimane? La scommessa di Pascal: credo, perché “mi conviene”, nel peggiore dei casi non ci perdo nulla e nel migliore ci guadagno la felicità eterna! Se permette, professor Ferraris (e con tutti i rispetti per quel credente, scienziato e filosofo che è stato Pascal) uno che crede solo per questo motivo “utilitaristico” io, se fossi Dio [e (D)io mi perdoni per quello che sto per dire … ], lo scaraventerei all’Inferno, altro che Paradiso! (e l’Inferno, come è noto, è pur esso una vita eterna, ma sicuramente non augurabile [né consigliabile …] a nessuno) E senza possibilità di Purgatorio! (non è che sto diventando … un po’ troppo cattivo … ?)
E allora, cosa rimane veramente? La scommessa dell’amore, quella in cui ciascuno deve mettere in gioco la propria vita e tutto sé stesso. Eh sì … è questa la “vera” scommessa, perché, al di là delle varie fedi e confessioni religiose (sarà comunque proprio inutile ricordare che Cristo disse a Pietro: “tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. Ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che avrai legato sulla terra resterà legato nei cieli e tutto ciò che avrai sciolto sulla terra resterà sciolto nei cieli.” [Vangelo di Matteo 16, 18-19] ?), ciò che conta è che “Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.” [Prima Lettera di Giovanni 4, 16]; “Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.” [Prima Lettera ai Corinzi 13, 1-3].
“Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!” [Prima Lettera ai Corinzi 13, 13].
La scommessa di PASQUA(L).

Arrivederci (chi può dire come, dove, quando … ?)
Giorgio Della Rocca


Anonymous - 10:28 PM - Jan. 8, 2007


Pasqua(L) ..al Prof. Rocca


Buongiorno,
Mi permetto di intervenire, sperando di non essere indiscreto, nell'argomentazione.
C'è un problema sostanziale in ciò che lei afferma - nonostante io abbia fede certo, ma non in un Dio, quanto un uomo rinnovatosi, resosi più cosciente del bisogno di sperare sempre in una possibilità nuova di cambiamento, dipendente però da se stesso, dalla sua "caritas" e non da quella di un Dio: il problema è che non si può obbligare un uomo ad amare un altro uomo: l'amore non è un imperativo, il rispetto invece si. Io posso anche "odiare" il mio eguale, trovarlo antipatico che sò, e nessuna religione o nessun Dio - se esitesse - potrebbe mai costringermi ad amare, a meno che di non ledere la mia libertà, nonchè la mia costitutività umana, fatta di amore, ma anche di possibile odio. Ma se dovesse costringermi ad amarmi, perchè mai mi avrebbe prima rewso libero anche di odiare? La famosa conversione, secondo la mia prospettiva, è chiaro, deve sempre essere una decisione libera, ma io non posso scegliere liberamente di amare tutti indistintamente, perchè io, in quanto essere umano, ho una mia individualità, che può essere superata certo con il rispetto, ma non necessariamente anche, analiticamente con un amore realmente provato, patito e non solo enunciato. Come direbbe Kant:"Amore e rispetto si pongono tra loro in un rapporto sintetico e non analitico". Sebbene l'amore, implichi necessariamente il rispetto, mentre il rispetto non faccia lo stesso nei confronti dell'amore.
Lei può anche non amare un Indios, o il barbone che vede alla stazione (non può dire a se stesso:"Devo amarlo!", se poi non lo ama) ma umanamente, manifestare il rispetto della sua umanità tramite la caritas, intesa come azione pratica di solidarietà nei suoi confronti.
C'è un passo della Fenomenologia della percezione di M.Ponty che parla proprio della contraddizione a cui porta l'argomentazione dell'Amore dell'uomo verso l'altro uomo in Dio:
" [...] In Dio io posso avere coscienza dell'altro come di me stesso, amare l'altro come me stesso. - Ma la soggettività con la quale ci siamo scontrati, non si lascia chiamare Dio [...] io non posso mai riconoscermi come Dio senza negare in ipotesi ciò che voglio affermare in tesi. In Dio potrei amare l'altro come me stesso, ma sarebbe pur sempre necessario che il mio amore per Dio non venisse da me e che in realtà fosse, come diceva Spinoza, l'amore con cui Dio ama se stesso attraverso di me. Cosicchè, in ultima analisi, non ci sarebbe in nessun luogo nè amore dell'altro nè l'altro, ma un unico amore di sè che si intreccerebbe su se stesso al di là delle nostre vite, che non ci riguarderebbe in nulla e al quale non potremmo accedere. Il movimento di riflessione e di amore che conduce a Dio rende impossibile il Dio al quale vorrebbe condurre." (Fenomenologia della percezione, ed. Bompiani, pagg. 464-465)

Cordiali saluti,
M.Torino


Anonymous - 04:37 PM - Jan. 9, 2007


Odi et amo ...


Grazie per il suo commento, signor M.

Le dirò che mi aspettavo, dopo il mio ultimo intervento, che qualcuno mi chiedesse “delucidazioni” sull’amore.
Converrà con me, intanto, che il linguaggio verbale non riesca certamente a catturare tutto il complesso di sensazioni, sentimenti ecc.. che sperimentiamo nella nostra vita, per cui accingermi a fare una “disquisizione” su un sentimento così fondamentale come l’amore mi sembra un obiettivo quasi fallito in partenza. Proverò, comunque, a fare qualche riflessione.
In un mio precedente intervento ho espresso il mio “ribrezzo” per quello che ho chiamato un TEOremondo, un ipotetico mondo, cioè, in cui fossimo “costretti”, a rigor di logica, a credere in Dio. Ora esprimo un analogo “ribrezzo” anche per un … AMOndo (che, si badi bene, non è l’AMO…ndo di tottiana memoria …), un ipotetico mondo, cioè, in cui fossimo “costretti” ad amarci (e non solo, come dice lei, a [doverosamente] rispettarci) l’un l’altro, senza capirne profondamente il perché.
Parliamo dell’amore cristiano (o, per dirla con l’apostolo Paolo, ”carità” cristiana; i due termini hanno lo stesso significato). Ribadisco che io mi riferisco sempre e solo al Dio della Bibbia (e non a un dio qualsiasi; il (pan)dio di Spinoza che lei ha citato [un dio che si identifica, sostanzialmente, con l’Universo e le leggi che lo regolano], mi sembra [se mi consente e con tutto il rispetto per il filosofo Spinoza] più uno di quei famosi dèi dei filosofi che, col Dio della Bibbia, non hanno molto in comune … ). Il (doppio) comandamento dell’amore (amore di Dio e del prossimo) è contenuto già nel Vecchio Testamento ( “Ascolta Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze [Deuteronomio 6, 4-5]; “amerai il tuo prossimo come te stesso” [Levitico 19, 18]), anche se, nel Vecchio Testamento, il prossimo era solo l’appartenente al proprio “clan”, il proprio concittadino; nel Nuovo Testamento Gesù Cristo (che, tra parentesi, non ha nemmeno Lui [che ben lo poteva!] fatto grosse “teorizzazioni” sull’amore, lo ha … incarnato), riprendendo lo stesso (doppio) comandamento [vedere, ad esempio, Vangelo di Luca 10, 25-28], dà una connotazione più vasta al termine “prossimo” (alla domanda successiva “Ma chi è il mio prossimo?” risponde infatti con l’esempio del buon samaritano, che non era dello stesso “clan” del malcapitato incappato nei briganti); non solo: si arriva poi al “paradosso” proposto da Gesù Cristo: ”Avete inteso che fu detto: Amerai il prossimo tuo e odierai il tuo nemico. Io invece vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano“ [Vangelo di Matteo 5, 43-44]. Il fatto che lei si sia dichiarato un non credente ed abbia espresso perplessità su questo presunto “obbligo” di amare mi conferma nella mia idea che, per un non credente, sia effettivamente difficile accettare e condividere in profondità il comandamento “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (potrebbe limitarsi, come dice lei stesso, ad un “Rispetterai il prossimo tuo come te stesso” [o “Amerai il prossimo tuo come SÉ stesso”…, che è lo stesso concetto]: questo è forse il limite fondamentale di un’etica puramente laica). Perché? Non per niente, il primo comandamento, è: “Amerai il Signore tuo Dio …”. Mettiamoci d’accordo: amare una persona dovrebbe voler dire volere il bene della persona; allora, faccio un esempio: se uno amasse i propri genitori (e questo, generalmente, non dovrebbe essere troppo difficile) ma poi odiasse un suo fratello di sangue, sarebbe quello un vero amore per i suoi genitori? (non li farebbe forse soffrire?) Allora è ovvio che se si ama Dio, che è il Creatore di tutti gli uomini, devo amare il mio prossimo, che è una Sua Creatura (a meno di non voler far … soffrire Dio, perché, ebbene sì …, anche Dio soffre, come sperimenta chiunque ami veramente …), e ora anche il famoso “paradosso” di cui ho parlato prima non dovrebbe sembrare più così … paradossale!
Ora lei potrebbe muovermi una facile obiezione: ma così, non ho solo “spostato” il problema? Ho solo “fondato” il mio amore per il prossimo sul mio amore per Dio. Allora, perché “dovrei” amare Dio? Riporto un passo emblematico del recente libro “I dieci comandamenti nel ventunesimo secolo” del filosofo spagnolo Fernando Savater (capitolo 1): “Ci hai comandato di amarti sopra ogni altra cosa. Mi chiedo e ti chiedo: hai davvero tanto bisogno di essere amato? Non è un po’ eccessivo? Non rivela una sorta di angoscia, di strana inquietudine? Sì, sì, so che sei un dio geloso, che non accetta nessun tipo di rivalità … Devo ammettere che, non essendo credente, mi risulterebbe assai difficile amare questo dio, e anche se credessi farei fatica a descrivere la relazione che potrei mantenere con un essere infinito, immortale, invulnerabile ed eterno. Personalmente intendo l’amore come il desiderio quasi disperato che qualcuno sopravviva, malgrado i suoi difetti e la sua vulnerabilità. Perciò posso amare solo creature mortali. L’immortalità mi suscita rispetto, senso di oppressione, ma non amore.”.
Intanto, per un credente cristiano, il Dio della Bibbia ha creato l’Universo (avendo in mente la comparsa dell’uomo) per amore nostro, per renderci partecipi, alla fine, della sua stessa Vita (in un modo, l’ho già detto, per noi ancora “misterioso”, ma di cui il credente è in grado, già adesso, di “pregustare” qualcosa …); vogliamo, perlomeno, “ricambiarLo”? Un credente cristiano sperimenta di continuo l’infinita bontà e misericordia di Dio (perché le “sa” riconoscere); vogliamo, perlomeno, ricambiarLo? Un credente cristiano sperimenta di continuo che Dio gli è vicino, che lo soccorre nel bisogno con la sua Provvidenza, che (ebbene sì …) soffre anche Lui per lui (perché lo “sa” riconoscere); vogliamo, perlomeno, ricambiarLo? Perciò, professor Savater, io, da credente, non sono d’accordo che “posso amare solo creature mortali”. Qualcuno, pur credente, non è contento della vita (e quindi non sente il bisogno di amare Dio [o, addirittura, Lo odia] ?): è un problema suo; Dio, comunque, continua ad amarlo. Vede, quindi che, per un credente cristiano, il (doppio) “comandamento” dell’amore non dovrebbe risultare una “costrizione”, ma il frutto di una libera scelta (con buona pace [perché l’amore genera anche … pace] di Spinoza, Merleau-Ponty e Savater).
Certo che poi, metterlo in pratica fino in fondo, il (doppio) “comandamento” dell’amore, è … un’altra cosa!
E per un non credente, quale si dichiara lei, come la mettiamo?
L’ho già detto, se non vuole accontentarsi di un semplice umano “rispetto”, deve “giocare”,
deve tentare la scommessa di PASQUA(L):

ODI aut AMO … ?
ODIAMO … ?
AMO DIO … !

(S)A(L)VE !

Giorgio Della Rocca


Anonymous - 09:35 PM - Jan. 10, 2007


DEVI CREDERE!!!!


Prof. La Rocca , la ringrazio per la sua replica.

Prima di iniziare, vorrei sottolineare che è sempre un piacere poter disquisire in modo rispettoso ( mi perdoni Dio - se esiste - ma non riesco proprio ad amarla, benchè rispetti la sua fede e lei in quanto persona colta, provabilmente buona, ecc.. ) di tali argomenti, potendo a volte ironizzare, ma sempre senza offendere.
Una precisazione - dovuta a una mia imprecisione: più che non-credente, mi definisco agnostico, perchè ho tante prove che Dio non possa esistere, ma non nè ho neanche abbastanza per poter negare che un Essere Superiore ( che non sia necessariamente quello dlla Bibbia Cattolica) possa perlomeno essere ( esistere, poi è un altro discorso). C'è qualcosa in comune che ci lega - Lei credente e io diciamo "non" -: cerchiamo entrambi, credo di aver capito, la verità. Solo che Lei ritiene che essa sia già lì, rivelata da qualche parte, più precisamente nel Testo Biblico ( o Parola di Dio ), io invece, penso che se quella fosse davvero "La Verità", non sarebbe - per me - che "una verità" che spesso lede, va contro gli stessi ideali che invece l'uomo Gesù volle tentare di affermare. Come dire: proprio perchè uomo, dotato di una capacità di giudizio, non posso accettare alcune etiche immorali ( mi scusi l'ossimoro) contenute nella Bibbia ( la schiavitù, la donna sottomessa, la poligamia, L'adulterio di Abramo, ecc...). Lei obietterà che Cristo ha "rivoluzionato", ha cercato di mutare alcuni di questi dogmi, ma la Chiesa Cattolica oggi imputa gli stessi come peccato (l'omosessualità, è dimostrato da tempo, esiste anche in natura, fra gli animali; per non soffermarsi poi su cosa sia naturale e cosa non: è forse naturale stare inginocchiati di fronte a una croce, o mangiare col cucchiaio, ecc? Ma questo è un discorso a parte e lunghissimo, come lo sarebbe quello sull'Amore) Oppure dirà, beh la differenza tra il fedele - il cavaliere della fede di Kierkeegard - e il non-credente risiede proprio nel fatto che il primo è colui che accetta il paradosso, l'Assoluto (la Legge di Dio) al posto dell'universale (le leggi umane) senza porsi domande, o anche ponendosele, comunque "ubbidendo". Proprio questo è il problema: il dubbio su certe affermazioni deve permanere e basare le fondamenta per saperci sempre fallibili in ogni cosa, sempre passibili di errore (non di terrore), di poter scegliere rettamente o di poter sbagliare, ma comunque di sempre di potere scegliere da noi stessi, senza ricatti o punizioni minacciate: se eliminiamo la possibilità, disciogliamo il bagno primordiale dove l'esistenza continuamente si genea.
Ancora. Lei cita spesso la Bibbia - ed è lecito e comprensibile che Lei lo faccia - e che io rispetto come testo letterario, ma essa è un testo che può essere ritenuto fonte fondante, solo per chi sia già un fedele : un satanista potrebbe citarle - che sò - il Libro dei morti rivendicando i suoi stessi diritti di "apodiccità". Come dire - e prenda questa affermazione da un punto di vista argomentativo-teoretico in alcun modo offensivo: nella ricerca della Verità, considerando la fragilità di cui ogni essere umano è dotato e le dificoltà che nella sua esistenza spesso lo mettono di fronte a sofferenze estreme, è comodo ( e a volte, non lo nego, anche utilmente consolatorio e confortante) fermarsi a un punto fermo, dando un termine a questa difficile ricerca che, proprio perchè apparentemente infinita, getta l'uomo in una sorta di "Angoscia". Ma, questa angoscia, questa ricerca, questo mantenersi sempre nel dubbio "é" l'esistenza stessa.Quando Lei cita il Sacro Testo, io continuo a vedee degli imperativi "amerai" , "Devi amare", insomma dei dogmi, degli obblighi che aggirano il dubbio, quando - e su ciò abbiamo detto di concordare - l'Amore è un sentimento, difficilmente riducibile ( ma non impossibilmente ) a un'argomentazione verbale. Esso va provato: o lo provo o non lo provo! Vana ogni imposizione.
Ma veniamo a mio fratello.
Se io odiassi un mio fratello di sangue, farei soffrire i miei genitori, d'accordo, ma: in primo luogo, se lo odio ( magari proprio perchè sta facendo soffrire i miei) , non posso non odiarlo e con ciò non ne consegue che io non possa amare i miei genitori ugualmente ( anche se amputo una gamba a mio padre, perchè - che sò - siamo dispersi in un bosco e soli, un ragno velenoso lo morde ....beh ha capito; anche in quel caso lo faccio soffrire, ma perchè con ciò non si può negare che io la ami). C'è da dire poi, che se anche l'amore fosse da intendersi come dice Lei (ovvero tenendo conto di un terzo, o di una serie di azioni-reazioni per cui devo credere in Dio per poter amare [ " anche Dio soffre, come sperimenta chiunque ami veramente", dice Lei], allora tutti coloro che non vi credono sarebbero a priori dei meschini catatonici, che non amano veramente, ma che credono solo di amare, invece di amare realmente? Sarebbero, loro - noi non credenti - che amiamo senza credere, in malafede e chi odia, ma simulando questo odio tramite l'amore in un Dio, invece, un "brav'uomo" capace di amare? Qui, mi sembra, rigiriamo la frittata del "credere di credere" !!! ), ma dicevamo, se anche questo "triangolo" fosse l'amore, i miei genitori sono qui, esistono, li vedo e li amo nella cura che hanno di me, mentre Dio rimane sempre da dimostrare, rimane sempre un atto, appunto, di fede. Non posso definire l'amore, ma certo posso non limitarlo ad essere solo e necessariamente tramite Dio, o amare o non amre, dstinguere fra una scala di amori più o meno qualitativi, a seconda che tengano conto di Dio o no. Poi, se Dio soffre come sa chi ama veramente, allora è soggetto a sentimenti e quindi può anche odiare, pentirsi, di ciò che ha fatto, di ciò che ha creato, fino al punto di volerlo distruggere ( come nel Diluvio). Diciamo che su questo piano del discorso, per un satanista - perdoni lo sgradevole paragone, ma non vuol essere sul piano etico, nè morale lo ribadisco - facendo soffrire mio fratello, o un altro farei felice Satana o chi per lui - se esiste.
Come dire: la fede rimane rinchiusa nel suo circolo vizioso e anzi, per cercare di essere compresa, non può fare a meno ( a parte il più raro misticismo, che comunque resta incomunicabile) di avvalersi delle categorie concettuali della ragione. E se, cartesianamente parlando fosse un genio maligno a stare dietro DIo? Ma non è possibile, dice Cartesio, perchè noi abbiamo l'idea dell'Infinito ... di un Dio che ha il predicato della veracità. Si, ma la definizione di un Dio necessariamente Veritiero, onnipotente e buono (tra l'altro elementi contradditori tra loro) cosa è se non un costrutto pur sempre umano? E la Bibbia? .. dirà Lei. Certo, la Bibbia, chi l'ha scritta, se non gli apostoli, degli uomini? Da ispirazione divina, controbatterà ancora Lei. Certo, ma dove sta - per così dire - la "firma" di Dio, se è proprio Dio ciò in cui "io" non credo? Come lei saprà meglio di me - e non lo dico con retorica ironia, ma perchè lei è professore e io semplice, novello, neofita studente appassionato - sbattiamo qui contro una bella..."petizione di principio".
Il Teoremondo, o L' Amondo (o qualcosa di simile) che lei ironicamente costruisce, sono la dimostrazione che lei stesso - in quanto credente- non può sottrarsi ad argomentazioni teoretico-logico-dialettiche per sostenere la sua fede e può sostnerla solo in quanto tesi, a meno che non voglia rinchiudersi nella solipsistica pseudoargomentazione del "per capire la fede bisogna credere", che è poi la dogmatica cattolica che lascia intendere una sorta di paradossale "non puoi capire perchè non credi, dunque DEVI crede per capire".
Questi Teore/Amo-mondi, insomma non sono dei mondi possibili che Lei costruisce in ipotesi per, diciamo così banalmente, confutare in assurdo la tesi del non credente, ma sono IL MONDO REALE, all'interno del quale questi mondi sono già parte di un unico mondo che è quel mondo della esperienza esistita, fatta di ragone e passione; amore e odio; verità e menzogna e grazie al quale noi possiamo qui ed ora disquisire se credere o no in un alcunchè, sull'amore o sulla genesi del mondo, ecc.
E' questo mondo che ci permette di considrare la possibilità di un altro e non un altro che ci detta le leggi assolute, prese sulla parola per vere, a postulare questo.
In conclusione, ci sarebbe da discriminare, io credo, fra Cattolicesimo e Cristianesimo: la prima una dottrina dogmatico-conservatrice, il secondo una già - da parte mia e in senso lato - più condivisibile visione rivoluzionaria del mondo, secondo una istanza di impegno nello stesso, di apertura all'altro, al di là dell'idolatria, di ogni iconoclastia, di qualsivoglia origine divina di Cristo, ma che, al contrario, tanto più lo innalza a ideale d'umanità, tanto meno lo divinizza. Come ho già detto in questo blog - se può interessarle è nella sezione "sarcasmo violento e bieco affetto" - io posso definirmi "cristiano, ma solo per il rispetto e l'ammirazione del coraggio dell'uomo Gesù, il falegname di Nazareth che ha avuto la forza di andare contro l'imperialismo del tempo "romano-giudaico", contro il classismo per tentare di portare l'uguaglianza fra gli uomini. Io credo in Cristo come credo in Che Guevara, come uomo;in Gesù come il primo grande rivoluzionario - da me ignorante conosciuto - della storia. In quell'uomo, in quell'ideale di uomo, esistito o no, divino o no, nei suoi ideali realizzabili tramite azioni umane, io credo con un rispetto e un'ammirazione che va al di là di qualsivoglia mitizzazione, idolatria o, mi " si consenta" alienazione.
Grazie per l'attenzione.
Con rispetto e stima la saluto ...

M.Torino


M.TORINO - 12:52 PM - Jan. 11, 2007


Celest(e)mail


MESSAGGIO DA
angelo.custode@ali(ce)leste.it

Spero, innanzitutto, che riusciate a sentirmi.

Il sottoscritto, angelo custode di Giorgio Della Rocca, mi ha incaricato di recapitare il seguente messaggio da parte sua:

“Una volta un filosofo sofista affermò: “Non esiste la verità assoluta, tutto è relativo.”.
Alcuni anni fa mi capitò di acquistare un’opera che raccoglieva le varie prove, elaborate nel corso della storia del pensiero, dall’antichità fino alla nostra epoca, relative alle presunte dimostrazioni dell’esistenza o della non esistenza di Dio. Ne lessi alcune pagine ma, a un certo punto, pensai di donarla alla biblioteca della mia cittadina. Prima di andare a consegnarla, però, mi venne un’ispirazione: volli aprire uno dei volumi, a caso, sperando, in cuor mio, che mi capitasse un pensiero significativo, pregnante, che non mi facesse rimpiangere di perdere la proprietà privata di quell’interessante opera. Feci, quindi, quanto detto, e l’occhio mi andò su una frase di un pensatore contemporaneo:
“Dio si deve sentire …”
Fin quando non Lo sentiremo sulla nostra pelle e nelle nostre viscere, Dio resterà sempre una di quelle verità (con la “v” minuscola …) di cui parlava il filosofo sofista …”


Il sottoscritto riferisce che il suo assistito ringrazia e saluta, innanzitutto, il professor Maurizio Ferraris per aver ospitato i suoi scritti nel suo Blog personale e per aver risposto ad alcuni di essi; ringrazia e saluta, altresì, lo studente signor M. Torino per i suoi interventi, considerati interessanti ed acuti (fa presente, comunque, che a molte delle questioni in essi sollevate egli ritiene di avere, sostanzialmente, risposto) e ringrazia, infine, tutti gli altri eventuali lettori dei suoi scritti.

Ora, scusatemi, ma devo volare … scusate … scappare via perché ho un alt(r)o impegno (neanche immaginate che viavai di angeli che c’è qui, in cielo; si dovrebbe razionalizzare un po’ meglio la situazione …)

(S)A(L)VE !
(a proposito, devo dare una tiratina d’orecchi al mio assistito perché, nel suo ultimo intervento, mi ha rubato il saluto … [che volete … anche noi angeli, a forza di stare sempre con voi uomini, abbiamo i nostri capricci …])


Anonymous - 06:54 PM - Jan. 11, 2007


Il nostro caro angelo


Grazie a entrambi per la dotta discussione che ha arricchito il blog. O dovrei dire "grazie a tutti e tre"? Ecco, questo è il solito problema. I credenti, per dirne una, dovrebbero credere agli angeli, ma chi ci crede, agli angeli se non a figure immaginarie tra i film di Wim Wenders e i libri Cacciari?


Ferraris - 01:07 PM - Jan. 12, 2007


La Madonnina dei Centauri


Caro prof. Ferraris, sono l'autore del commento circa la Sua possibilità di finire all'Inferno in conseguenza dei Suoi peccati ...intellettuali.
Naturalmente non mi auguro nulla di simile, nemmeno la Chiesa si è mai arrogata la pretesa di stabilire il destino infernale di singoli peccatori, si figuri se posso farlo io!
In ogni caso, se sono stato offensivo, mi scuso.
Ho comunque letto con attenzione e piacere il Suo libro, in fin dei conti taluni capitoli potrebbe averli scritti anche un prete, magari il Padre Livio di Radio Maria (di nuovo non si offenda...).
Avrei due sole osservazioni da fare :
1) vabbè che siamo un popolo di ignoranti, ma mi sembra che lei sottovaluti un pò troppo il grado di cultura per così dire "teologica" dei cattolici italiani, i quali hanno ripreso da molti anni la lettura della Bibbia; tutti i preti che sbucano dal video e dalla radio, ti invitano a leggere il testosacro, pure il principe degli esorcisti padre Amorth dice che la lettura quotidiana della Bibbia è un ottimo antidoto alle incursioni Maligno; Radio Maria, con i suoi 1,8 milioni di ascoltatori satura l'etere di corsi di teologia fatti bene. Infine, anche nei messaggi di Medjugorie la Madonna (o, dal suo punto di vista ateo, l'impostore in tonaca che li scrive) invita a leggere la Bibbia come condizione per la salvezza;
2) guardi che non è mica obbligatorio per dichiararsi cattolico credere ai miracoli (tranne quelli di Gesù) o credere alle apparizioni mariane, che restano "rivelazioni private"; il sottoscritto, ex ateo scettico tirato su a Piera Angela e Bertrand Russell, mica crede a tutto, basta solo lasciare la porta aperta al divino; come dice Pascal (cito a memoria), "Voi non credete ai miracoli, perchè non credete alla carità", spero che Iddio mi perdoni per il mio innato scetticismo; (per inciso il fatto che la percentuale di miracoli a Lourdes sia inferiore ai tassi naturali di remissione delle malattie potrebbe semplicemente indicare la particolare severità della Chiesa nell'accertare i miracoli, più che l'inutilità del viaggio);
3) mi sembra infine che nel suo libro manchi completamente l'aspetto del dolore e della sofferenza; vede anche a morire a 98 anni dopo una bella vita, ricca di esperienze e con vari pronipoti, ti possono girare le balle, ma puoi tentare di accettarlo. Ma che ne è del dolore dei bimbi e degli innocenti, per fare un esempio? Come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica l'intera dottrina cristiana è una risposta al problema del male e del dolore, una risposta che non ho - sinora . trovato da altre parti
Faccio un esempio : ieri ho per caso partecipato alla S. Messa in un Santuario vicino ad Alessandria
oggetto della devozione dei motociclisti e colmo di ex voto da incidenti stradali. Con il mio occhio di scettico guardavo con un pò di superiorità tutti gli ex voto, pensando al fatto che invitabilemente un certa percentuale degli incidenti lascia dei sopravvissuti.
Questo è un santuario kitsch, con una cassetta delle offerte ogni tre metri (ce n'è anche una per le messe delle anime abbandonate, 'sti preti non possono dirle gratis??). Ero con mio figlio di 3 anni, stavo per accendere una candela quando una signora si è avvicinata ed ha data al mio piccolo un euro, dicendo "accendimela tu la candela" e poi, rivolta a me, ha detto - quasi a scusarsi - "ho lasciato un ragazzo là...", indicando un cumulo di caschi distrutti.
Ecco professore, vorrei dire tante cose, questa donna ha insegnato a me, orgoglioso scettico, amante dei numeri e della statistica, che l'idea della comunione dei Santi, della Madonna che prega per noi da lassù, di questo Cristo Vero Dio e Vero Uomo, che ci ama a prescindere, beh, non è un''idea solo per vecchietti e sfigati vari.
Mi scusi per lunghezza dell'intervento e le porgo i migliori saluti.

Marco Merlo
merlo.marco@fastwebnet.it

p.s.
Ne "Il Provinciale" Giorgio Bocca confessa che la propria biografia di Togliatti, stroncata dall'Unità negli anni 70, vendeva tantissimo nella libreria di Rinascita, proprio sotto le Botteghe Oscure : come va il fatturato di Babbo Natale / Gesù Adulto nelle Paoline?


Marco Merlo - 10:13 PM - Jan. 15, 2007


Il dolore


Caro Marco Merlo, mi scusi se le rispondo con tanto ritardo, e così brevemente. La sua lettera è molto bella e piena di osservazioni importanti, ma vorrei concentrarmi sull'ultimo argomento, il dolore, che certo è la cosa più seria con cui ha a che fare la religione. La religione può essere fonte di consolazione, per chi crede. Bene: "il dio che atterra e suscita, che affanna e che consola sulla deserta coltrice accanto a lui posò", scrive il cattolico Manzoni. Trovo che sia un'ottima cosa. Ma, detto questo, devo mettermi a credere solo per questo motivo? Devo giustificare i roghi o anche solo gli ustascia santificati da Giovanni Paolo II solo per questo? Lei ha giustamente compatito quella donna, come sempre si compatisce, ed è davvero sacrosanto, chi soffre. Ma per trasformare quella compassione in un argomento a favore della fede, per prenderla sul serio, lei avrebbe dovuto fare una cosa orribile: chiedere alla donna perché accendesse un cero a chi gli aveva portato via il figlio (nella sua credenza). Lei non lo ha fatto, e ha fatto bene. Ma, se è così, questa storia dimostra solo che gli esseri umani soffrono (e lo sapevamo), anche atrocemente, e non che la fede (cattolica, nella fattispecie del santuario Kitsch) ha un senso qualunque. Un saluto molto cordiale
Maurizio Ferraris


Ferraris - 12:53 PM - Jan. 21, 2007


Miracoli di(a)v(ol)ini


Scusate se mi intrometto nuovamente (ho deposto le ali, così sarò più credibile).
Perché la donna di cui si parla nell’intervento di Marco Merlo (che, tra parentesi, le ali ce l’ha pure lui …), secondo il professor Ferraris, accendeva “un cero a chi gli aveva portato via il figlio (nella sua credenza)” ?
Non dimentichiamo che, se il Dio della Bibbia è onnipotente, il diavolo - sempre quello della Bibbia - è pure lui abbastanza potente (“tutto il mondo giace sotto il potere del maligno” [Prima Lettera di Giovanni 5, 19]; il diavolo è seminatore di zizzania, che però - secondo la parabola raccontata da Gesù - non va estirpata subito, perché ci sarebbe pericolo di sradicare anche il grano; dopo la vittoria di Gesù Cristo contro il male, il diavolo è comunque “incatenato”, ma si prevede uno “scioglimento” dalle catene [vedi Apocalisse]). Anche il diavolo, quindi, può fare “miracoli” (che sono sotto gli occhi di tutti).
A volte può anche capitare che Dio non intervenga in certe situazioni, e avrà Lui i suoi buoni motivi (“Ora, mentre passava, vide un uomo cieco dalla nascita. I suoi discepoli gli domandarono: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?”. Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma (è nato cieco) perché si manifestassero in lui le opere di Dio.“ ” [Vangelo di Giovanni 9, 1-3]; “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” [Lettera di San Paolo ai Romani 8, 28]).

Qualcuno mi accusa che io cito troppo la Bibbia a conferma di ciò che dico, cadendo così sostanzialmente in quella che il professor Odifreddi, nel suo saggio “L’arte di avere torto”, considera una petizione di principio: “Dio esiste perché lo dice la Bibbia, che non mente perché è Parola di Dio”; in realtà, scorrendo la storia umana e la mia storia personale, io ho avuto (ed ho continuamente) innumerevoli riscontri che la Bibbia è Parola di Dio (certo, con la mediazione umana, ma come poteva essere altrimenti?).
Non vorrei nemmeno essere accusato di integralismo cattolico, perché, come si sottolinea nello stesso Catechismo della Chiesa Cattolica (al n. 2104), il dovere di cercare la verità, specialmente in ciò che riguarda Dio e la sua Chiesa, “non si contrappone ad un sincero rispetto per le diverse religioni, le quali non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini [il Catechismo rimanda qui al documento del Concilio Vaticano II Nostra Aetate].” (ho citato il Vaticano II e il Catechismo della Chiesa Cattolica perché non vorrei essere accusato nemmeno di “sola Scriptura” …!)

Saluti CORdiALI
(il cuore/la musica però è rimasto/a quello/a)

Giorgio Della Rocca





Anonymous - 09:42 PM - Jan. 21, 2007


Dio assolto perché non ha commesso il fatto


Caro Della Rocca, scusi se non rispondo sul suo registro scherzoso perché l'argomento non mi sembra faceto. Vuol dire che era stato il demonio a togliere il figlio a quella donna? A questo si riduce la sua teodicea? Dio assolto per non aver commesso il fatto?


Ferraris - 12:45 PM - Jan. 22, 2007


Risposta


Professor Ferraris, ha ragione lei, innanzitutto, sul tono (ma, mi creda, in assoluta buona fede) di qualche frase del mio precedente intervento, e sono io che le chiedo scusa (e chiedo scusa agli altri eventuali lettori che avessero avuto la stessa impressione) per essermi lasciato prendere un po’ la mano.
A cosa può esere dovuto un incidente che può segnare una famiglia anche per tutta la vita?
Intervento malefico del diavolo (io, ovviamente, parlo sempre da credente)? Errore umano? Allora, perché Dio non è intervenuto?
Premettendo che io, comunque, non me la sentirei proprio di ergermi a giudice di Dio (e che inoltre, pur credente, non pretendo di avere già in tasca la risposta a tutte le possibili domande che si possano porre su ciò che accade), provo ad abbozzare qualche ipotesi.
Dalla Bibbia sappiamo che le vie del Signore non coincidono con le nostre; allora, lasciando da parte la prima delle risposte che ho proposto (che forse, però, potremmo riservare a tanti altri fatti che pur accadono), forse Dio, lasciando che avvengano alcuni fatti anche tragici, vuole dirci, vuole farci capire qualcosa (che, evidentemente, in altri modi non capiremmo!). Il libro di Giobbe è straordinario, da questo punto di vista, per la “comprensione” del dolore umano. Dio riesce a trarre il bene anche da eventi tragici (e confermo qui la citazione, dalla Lettera di San Paolo ai Romani, del mio precedente intervento: “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio”).
Non voglio dilungarmi oltre (anzi, mi pare di avere già invaso troppo il suo blog).

La ringrazio e la saluto cordialmente

Giorgio Della Rocca


Anonymous - 06:05 PM - Jan. 22, 2007


dr. House


Caro Professore,
mi sono preso un pò di tempo per riflettere, alla Celentano.
Mettiamola così. Ieri sera mia moglie stava guardando Dr. House ed ho visto un pezzo del telefilm in cui il dottore faceva una una bella e complicata dignosi.
Dati certi sintomi e dati certi risultati di alcuni esami, si cercava di capire (inferire?) la malattia della sventurata di turno.
Ebbene, mi metto i panni di un novello DR. House : data la presenza del dolore e della sofferenza cosa posso inferire in merito all'esistenza di Dio e alla scelta del Dio "giusto"?
Semplificando un pò (sia lieve con la mia logica, faccio il bancario) posso affermare i) che Dio non esiste eche viviamo in un mondo difficile, felicità a momenti e futuro incerto, come cantava Tonino Carotone ii) che un qualche Dio esiste, perchè la sua presenza offre una qualche spiegazione (inaccettabile?) alla sofferenza.
Incertezza massima, non so rispondere, do le due possibilità al 50% e non ho nessun appiglio per scegliere sul vetro oleoso in cui mi trovo, ad eccezione di Cristo.
Gesù è "vero" Dio e "vero uomo", ha sofferto come soffriamo noi (probabilmente molto di più della media degli esseri umani) : ecco un Dio non totalmente trascendente, che si è sporcato le mani è la "piccola" cosa che increspa la levigatissima roulette decisionale di cui sopra e mi fa propendere per l'ipotesi ii).
In sintesi, mi sta bene Giobbe, ma per accettare la risposta di Dio a Giobbe non posso fare a meno di Cristo, il mio Signore uomo come me ("...in tutto uguale a noi fuorchè nel peccato", ricorda?).
In questo senso il dolore e la sofferenza possono dare una luce in merito all'esistenza di Dio e al fatto che la religione cattolica non è poi così male.
E, per inciso, paradossalmente Cristo è stato ucciso dal Padre, come il povero ragazzo della mia precedente lettera.
Resta sempre inteso che, come ha detto Pascal, nel mondo c'è sufficiente luce per credere e sufficiente oscurità per non credere.
Grazie per l'ospitalità.
(ma io e il povero Della Rocca siamo gli unici cattolici ad avere letto il suo libro?)
Pace e bene
Marco Merlo


Marco Merlo - 10:01 PM - Feb. 5, 2007

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Maurizio Ferraris
Babbo Natale, Gesù adulto
In cosa crede chi crede?

Bompiani, pp. 151, Euro 11.00
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Babbo Natale, Gesù Adulto

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- Londra: Babbo Natale non esiste
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