| In cosa crede chi crede? di Maurizio Ferraris | |
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Turchetto integrale
Sull'Indice di gennaio è uscita la recensione a Babbo Natale di Maria Turchetto. La ringrazio moltissimo, e pubblico qui la versione integrale, visto che quella uscita a stampa ha dovuto essere tagliata per ragioni di spazio. Ricordo che tutte le recensioni di Babbo Natale (almeno quelle che ho visto) si trovano a questo link: http://www.labont.it/ferraris/BOOKS/031_Babbo_Natale.asp Qualche tempo fa sul Corriere della Sera (2 dicembre 2006) Antonio Carioti salutava simpaticamente Il ritorno degli atei: che non sono mai andati via, spiegava, citando un articolo di Carlo Augusto Viano (Elogio dell'ateismo, in MicroMega n.5, 2006), ma magari si dichiaravano agnostici «per apparire più rispettosi verso i credenti». Persone discrete, gli atei: mica vogliono convertire il prossimo. E nemmeno alzerebbero la voce, a lasciarli in pace. Certo, se le chiese diventano arroganti, se i cardinali scendono in politica e i papi invadono le televisioni - beh, dovranno pure farsi avanti e dire la loro. I filosofi di Torino sono all'avanguardia in questo outing dell'ateismo: Viano, appunto (Le imposture degli antichi e i miracoli dei moderni, Einaudi, Torino 2005; Laici in ginocchio, Laterza, Bari 2006); ma anche Pietro Rossi (Il pontefice e i filosofi devoti, in Nuova Informazione Bibliografica n. 4, 2005). Forse perché a Torino una ventata di illuminismo c'è stata, tra gli anni '40 e '50, come ricorda Viano nel libro sui miracoli. O forse perché a Torino c'è un bizzarro "filosofo devoto" che li ha particolarmente scossi: quel Gianni Vattimo che ha indebolito il pensiero fino a "credere di credere" (Credere di Credere, Garzanti, Milano 1996). Volete che vi riassuma questo libretto? Ma no, dài, non voglio levarvi il gusto di percorrere da soli questa gradevole passeggiata intellettuale che, partendo dal "ritorno della religione" di cui oggi si parla a ogni piè sospinto, cerca di misurare la distanza che separa i "vecchi credenti" (non le vecchine vestite di nero, precisa l'autore, ma «gente come Paolo, che pretendeva le prove») dai "nuovi credenti" contemporanei, abitatori del Postmoderno di fatto increduli - e ignoranti - della dogmatica: gente che crede vagamente, debolmente, metaforicamente a un "c'è qualcosa", a un Gesù Cristo brava persona cui ispirarsi per essere buoni, a personali bricolage religiosi spesso più superstiziosi che devoti, oppure se la cava, per l'appunto come Gianni Vattimo, con un "credo di credere". Ecco, vi lascio da soli a questo percorso - ma siccome sono cattiva vi dico come va a finire. Una credenza così svaporata, così priva di contenuto difficilmente sta in piedi: troppo poco "impegno ontologico" per reggere, dice Ferraris che di ontologia se ne intende (dirige il Centro Interuniversitario di Ontologia Teorica e Applicata, apprendo dal risvolto di copertina). Vedrai che i credenti credono in qualcos'altro. «Siamo arrivati al dunque: in un paese cattolico, in cosa crede chi crede? La risposta è molto semplice: crede in quel che vede - alla tv [...] - cioè crede nel Papa» (p.123). Non nel Dio Nascosto, ormai troppo vago per dare contenuto a una credenza, ma nel Papa Televisibile, storicamente e geograficamente determinato e per di più - se è un buon papa - carismatico: un leader per cui si può tifare e a cui si possono delegare le decisioni in materia di morale e - perché no? - di politica. S'invera così la tesi sostenuta nel 1819 da Joseph de Maistre in Il Papa: «La tesi è che il solo cristiano è il cattolico, e che il cattolico è tale non perché crede in Dio, ma perché ubbidisce al Papa» (p. 128). Bene, ora che vi ho detto da dove si parte e dove si va a parare - una bella conclusione spiazzante, non vi pare? - vi lascio soli a percorrere il sentiero argomentativo intermedio, ricco di spunti e di personaggi curiosi, da Sant'Agostino alla Fattucchiera Nocciola, passando per Meister Eckhart, Papa Ratzinger, Woody Allen, Immanuel Kant, Lucio Dalla, Richard Rorty, Marcello Pera e tanti altri. Posso lasciarvi, allora? Scusate, sono un po' apprensiva - sapete come siamo noi donne. Il fatto è che c'è qualche passaggio tortuoso, qualche giravolta, qualche ridondanza, qualche citazione di troppo - almeno per il genere pamphlet. Quando si sceglie il canone della leggerezza - e approvo di cuore la scelta - bisognerebbe coniugarla con la rapidità, come insegnava Italo Calvino, sacrificando se occorre qualche buona battuta. Ma ecco che ridivento cattiva - che brutto carattere. No, ripensandoci in realtà ha fatto bene, Un'ultima cosa, a proposito di Vattimo - poi vi lascio davvero alla vostra passeggiata. Non sarà che i filosofi torinesi prendono un po' troppo sul serio la faccenda del "pensiero debole"? E non sarà che sottovalutano, di conseguenza, la forza del pensiero scientifico? Perché a praticarlo un po', anche superficialmente, il pensiero scientifico si rivela di ben altra consistenza rispetto al budino postmoderno che Ferraris - ma anche Viano - ci mettono davanti agli occhi? Non è mica vero che l'esito delle "crisi dei fondamenti" novecentesche sia un irrimediabile scetticismo in cui tutto fa brodo, qualsiasi enunciato è una "stronzata" (non dico parolacce, cito Harry G. Frankfurt, Stronzate, Rizzoli, Milano 2005) e non ha senso distinguere mito e scienza, visto che gli etnologi ci assicurano che «la visione scientifica del mondo è una mitologia occidentale, non diversa, in linea di principio, dai culti della dea Kalì» (ora incece cito Ferraris, p. 87). Questo possono pensarlo forse quei filosofi italiani che, a causa delle disgraziate vicende culturali del nostro paese, hanno perso irrimediabilmente i contatti con il mondo della ricerca scientifica - ma non lo pensano certo gli scienziati, e nemmeno i filosofi della scienza (con l'ovvia eccezione di Marcello Pera, che però non conta). Non è mica vero che se «le pratiche scientifiche sono determinate da paradigmi storicamente condizionati, allora anche l'oggettività va in fumo» (pp. 77-78), che «quello che conta non sono i fatti, bensì le interpretazioni» (p. 71). Questo, francamente, mi sembra l'esito di una indigestione ermeneutica - ma la filosofia non è tutta lì, e certamente non è tutta lì Non è nemmeno vero che ogni scienziato se ne stia lì, rinchiuso nel suo specialismo superspecialistico, impotente a comunicare col mondo e persino con i colleghi, inascoltato perché «non conosce che una parte infinitesimale dello scibile» (p. 98). Il mondo della scienza non conosce solo la deriva delle specializzazioni, ma anche processi di unificazione - oggi, ad esempio, nei campi della biologia, della chimica cellulare, delle neuroscienze, della paleontologia, della genetica e della genomica - entro vasti orizzonti teorici - oggi, ad esempio, la riformulazione della teoria dell'evoluzione a valle della "sintesi moderna" - che non mancano di avere ricadute in termini di "visione del mondo" - perché altrimenti i ministri teocon toglierebbero Darwin dai programmi scolastici? E' vero, siamo circondati dalla tecnica, più che dalla scienza, come sostiene Ferraris nell'ottavo capitoletto, cioè da oggetti - computer, vasi, coltelli o astronavi che siano - che di per sé non aumentano la nostra conoscenza del mondo. Ma se si insegnassero un po' meglio e un po' di più le materie scientifiche nelle scuole - alla faccia delle ore di religione - forse anche la scienza ci circonderebbe un po' di più, e l'esecrata società dei miracoli potrebbe beneficiare di qualche influenza materialista. Ora vi lascio davvero, ragazzi, e scusate se l'ho fatta lunga. Seguite il consiglio di Maria Turchetto
11:15 AM - Jan. 18, 2007Senza DogmiCONSIGLIO A TUTTI VOI UN LIBRO MOLTO MOLTO INTERESSANTE APPENA USCITO IN LIBRERIA:
senza dogmi - 05:22 PM - Feb. 3, 2007Indicazioni bibliograficheTrovo molto utili segnalazioni di questo genere, e invito chi ne avesse a non esitare a mandarne altre. Ferraris - 07:09 PM - Feb. 4, 2007semplice no?fà lenza!Sono un semplice concittadino
Anonymous - 11:23 PM - Oct. 7, 2007
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Maurizio Ferraris Babbo Natale, Gesù adulto In cosa crede chi crede? Bompiani, pp. 151, Euro 11.00 <%'Calendar%> Links Sito di Maurizio Ferraris Babbo Natale, Gesù Adulto Tutti gli interventi - Adunate oceaniche - Come volevasi dimostrare - Enterprise - Babbo Gesù - Cattolicesimo alla tedesca - I Francesi sono sempre meno cattolici - Il pensiero forte della Cei - Se il Dio di Ruini diventa di destra - L’emisfero dell’esoterico - Il Cattolicesimo come forma d’arte - Una religione identitaria - L'Indice puntato - Turchetto integrale - Chi ha paura della teologia? - Romolo e Remolo - Babbo Natale - Errata corrige - Presentazioni di Babbo Natale - Vino rosso per Hegel - Tutto il mondo è paese - Voltaire, Dizionario Filosofico. Voce “Fede” - Confessionale interattivo - Riceviamo e volentieri pubblichiamo - Rescogitans - Pareyson, Vattimo e Francesco Giuseppe - Cattolicesimo politico - Londra: Babbo Natale non esiste - Maria Vergine, Cantalamessa cade dalle nuvole - God’s Total Quality Management Questionnaire - Carminati ha visto la Madonna - Scherzi da prete - Gesù e Babbo Natale - La fede di Saul Bellow e quella di Charles Manson - Sarcasmo violento e bieco affetto - "È così, è ciò che vedi, non può essere altrimenti" - Renne e fede - In fede e in malafede - L'avvenire raglia - Ermeneutica e verità - Preferisco la fede di Agostino - Quali cattolici? - L'Ateo Economico Statistiche Feed (RSS) [http://spazioblog.it/rss.php?w=babbonatale] |