Blog di Maurizio Ferraris - In cosa crede chi crede?
In cosa crede chi crede?    di Maurizio Ferraris


"...to obey is one thing, to believe is another... belief requires teachers and arguments drawn either from reason, or from some thing already believed."

Thomas Hobbes, An answer to a Book published by Dr. Bramhall..., English Works, IV p. 339.


Il Cattolicesimo come forma d’arte

 

Caro Ferraris,


Non c'è una vera e propria contrapposizione tra credere in Dio e credere nel Papa, in quanto i cattolici non credono nel Papa. Lei ha ragione nel dire che i cattolici non credono veramente in Dio, non solo perché non saprebbero verbalizzare ("dillo con parole tue") il contenuto di tale credenza, ma perché tale contenuto non è nemmeno esprimibile dato che è incompleto o contraddittorio o puro nonsense o tutte e tre le cose insieme. Ha invece torto nel pensare che il Papa sia oggetto di una credenza significativa qualsiasi, anche se è oggetto di molte credenze banali ("porta la papalina", "parla in televisione", eccetera).


La teoria che mi pare corretta viene dall'antropologia culturale, dove qualcuno sostiene che contrariamente a quanto predicato dal senso comune, il Mito nasce dal Rito. Ovvero, prima si fanno cose di un certo tipo, più o meno complesse, e poi si trova il modo di raccontare delle storie che stanno sullo sfondo delle cose che si fanno, senza curarsi troppo della coerenza delle storie raccontate; ché, tanto, il Rito tiene assieme tutto. Nella fattispecie, si fan cose come: si va a messa, si dice di andare a messa, si leggono articoli di un certo tipo, si frequentano certe persone, si va al funerale del Papa, e così via. (Pascal l'aveva già osservato: se vuoi convertirti, fai dire una messa, la fede seguirà.)


Ora: la bellezza (teorica) del Cattolicesimo è che il Rito non è affatto codificato (altro che preghiera rivolti alla Mecca! quelli sì che sono riti seri): è spugnoso e proteiforme, cambia col tempo, si autoriforma in grandiose conferenze che durano decenni, poi si appropria in un lampo di radio, televisione e blog, crea fantasiose risposte rituali da parte del corpo politico e del quarto potere, tollera con un benigno sorriso ciò che dice di non tollerare (le canne e le fornicazioni dei Papaboys, le seconde nozze di chi sbraita che non si deve divorziare, prevedendo anzi un fast track per certuni, ovvero l'annulamento sacroruotante del matrimonio); la lista è inesauribile e ci riempie di sempre nuovo stupore; e quindi il Mito ha inesauribili appigli da decorare con sempre rinnovate e sempre interessantissime fole - il che non fa che accrescere l'inutilità di argomenti razionali per controbatterlo. Di fatto, se ho ragione a difendere una teoria dell'arte come spunto conversazionale, il Cattolicesimo è una forma d'arte, e non una religione. Non una grande forma d'arte, dato che il rapporto tra mezzi e risultati è abbastanza scadente, ma una forma d'arte comunque. Non è una religione.


Quindi, per riassumere, il cattolico non crede in Dio, ma non per questo crede nel Papa. Il cattolico non crede nel Papa: segue il Papa. Nel senso che il Papa è il generatore del Rito e del Mito ad un tempo, e che se non si segue lui, si perde il senso di tutto.


Gli unici punti su cui non solo ha senso intervenire, ma è anche un dovere morale farlo, è quando le oscillazioni del Rito e del Mito vanno a mettere in repentaglio la vita e l'integrità delle persone e delle Istituzioni tanto faticosamente sottratte alla violenza e all'arbitrio (altro che "radici Cristiane dell'Europa"). Penso in particolare alle stravaganti concezioni del clero sul sesso, per non parlare dei buffi e grotteschi imperativi sulla famiglia, emessi da signori attempati che hanno passato la loro vita al riparo dal cambio di pannolini immagino profondamente infastiditi dal lavoro che creare e mantenere una famiglia comporta, olezzo dei pannolini sporchi incluso. Tali stravaganze non fanno che testimoniare il fatto che qui si agisce senza troppo pensare, come c'è da aspettarsi quando i Riti generano i Miti, e sarebbero innocue, anzi dotate di un certo interesse teorico, se non fossero a volte per l'appunto in sinergia con oscuri appetiti di potere e come tali di grande nocumento.


Consideri per esempio la pusillanimità della Chiesa nel piegarsi ai forti e nell'opprimere i deboli, qui, in Italia, sotto gli occhi di tutti. Con tutto il gridare ai quattro venti che i rapporti extraconiugali sono vietati dalla morale cattolica, non si sognano certo i Vescovi della CEI di convincere i loro referenti politici a far passare una legge, ma che dico, un piccolo emendamento, che vietasse i rapporti extraconiugali; e ci provassero, almeno! Ci farebbero vedere di che pasta son fatti.  Epperò qualora dei bisognosi (coppie in severa limitazione procreativa, i più bisognosi, i più martoriati nella loro essenza di uomo e donna) chiedono aiuto, ecco che la Chiesa, sempre grazie ai zelanti referenti politici, li colpisce, li priva di speranza; vantandosi manco fosse stata un'impresa gagliarda di aver contribuito a vietare la fecondazione eterologa (la quale vien assimilata negli ululati a una forma di adulterio).


Sono questi abissi morali in cui precipita suo malgrado il cattolico e il suo referente politico o il suo altoparlante giornalistico che devono essere ben circoscritti, combattuti con assoluta fermezza; ma non contrapponendovi un'astratta Ragione (una battaglia alla quale non credo, personalmente); piuttosto con il paziente sollevare eccezioni di irrilevanza, di inconstituzionalità, o semplicemente rifiutandosi di discutere, negando spazi occupati del tutto abusivamente (altro che "si vuol far tacere la Chiesa!"); utilizzando i molti e utili strumenti di cui gli Stati moderni si sono dotati proprio per sfuggire al bizzarro arbitrio di persone autoproclamatesi tutori dell'autorità morale.


Suo,
Roberto Casati

 

12:11 PM - Jan. 28, 2007

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In cosa crede chi crede?

Bompiani, pp. 151, Euro 11.00
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