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Roberta de
Monticelli
Grande è la confusione sotto il cielo. Come sempre quando
l’ideologia sequestra il linguaggio di tutti. Quante volte in questi giorni
abbiamo ascoltato o letto le parole: “valori forti”, “pensiero forte”. L’ultima
volta nel salotto serale di Giuliano Ferrara (9 febbraio). Entrambe le
espressioni riferite a quella voce della Chiesa cattolica che è la Conferenza
Episcopale Italiana. Cito le parole di Monsignor Luigi Negri: “Ruini ha ridato
al popolo cristiano la coscienza della sua identità”. Già: non San Francesco,
poniamo, e neppure soltanto don Bosco: Ruini. Sarebbe lui, dunque, l’atleta di
Dio, il portatore di un “pensiero forte”. Lo ha detto Piero Ostellino,
riassumendo l’essenza di un pensiero forte come segue: quello che crede nel
principio di non contraddizione. Esemplificato (senza troppa ortodossia logica,
ma non la pretenderemo da un “liberale ortodosso”, come è stato graziosamente
definito, con sua approvazione, da Giuliano Ferrara) dal principio del terzo
escluso: “aut aut”. Mentre il pensiero debole sarebbe quello
dell’onni-inclusivo “et et”. Certo che la logica applicata ai conti della bassa
politica è un’invenzione nuova: “et et”, glosso per il laico già smarrito, vuol
dire: metti nel governo cani e porci, e poi ti stupisci se vacilla, e ne dài la
colpa all’ingerenza cattolica. Ma torniamo al principio di non contraddizione.
Monsignor Negri ci ha toccato il cuore, a noi ascoltatrici fans della forza e
della dirittura (logica), quando ha raccolto la spada che il liberale ortodosso
gli porgeva per lanciarsi in questo volteggio degno di uno Zorro: essere
cristiani è essere più uomini. Come diceva Manlio Vittorino a Sant’Ambrogio,
dopo la conversione. E fin qui, è una cosa vera e bellissima, che Monsignore ha
detto. Questo dunque sta facendo la Chiesa oggi: mostrare al mondo, qui nella
“terra di missione” italiana, che una “vita più umana” è possibile. Per “più
umana” si intende ad esempio fondata sul matrimonio inteso come sacramento. E
questa, che non è una verità accessibile a ognuno, è però una rispettabilissima
convinzione. “E poi, facciano quello che credono. Alla Chiesa basta dare
testimonianza”. Che meravigliose parole, Eminenza. “E questa testimonianza deve
arrivare al punto di influire sulla legislazione degli Stati”. Un colpo al
cuore, Eminenza! E come faranno allora a fare quello che credono? Cito le
esatte parole, le ho annotate per convincere la mia incredulità. Peccato per il
principio di non contraddizione, Eminenza. Lei dice proprio: “p e non p”, due proposizioni una in fila all’altra. E’ così che la Chiesa
(o la Cei?) “alza il livello del pensiero”, costringendo tutti noi a misurarci
con le sue e le nostre convinzioni? E’ questo il deposito “culturalmente
robusto” di una millenaria tradizione? Era meglio San Francesco, e anche don
Bosco, e io sospetto che lo pensi anche “il popolo cristiano”, se pensa. Anche
se un liberale non ortodosso direbbe forse che a pensare sono gli individui,
non il popolo: nonostante il disprezzo che Francesco D’Agostini (Avvenire,
8/2/07) ostenta per l’identità del cittadino che “si esaurisce nella sua
ristretta e asfittica sfera individuale”. Asfittica, certo, la coscienza.
Ristretta, troppo, la responsabilità personale. A proposito di “valori forti”.
10:55 AM - Feb. 12, 2007
Commento senza titolo
Dov'è uscito, questo sottoscrivibilissimo articolo?
massimo adinolfi
Anonymous - 09:48 AM - Feb. 14, 2007
DIO, RELIGIONI e CODICI MORALI
Al "pensiero forte della CEI" vorrei contrapporre un "pensiero improntato ad elementare buon senso", che, ogni volta che l'ho proposto, ha sortito vivaci ed eterogenee (... eufemismo per "disordinate") reazioni da parte dei confessionali -- ma comunque sempre molto "rivelatrici" del loro tipico gratuito e fragile modo di argomentare. Ve lo presento quì di seguito per un libero "food-for-thought" (... ok... anche "toy-for-thought" se vi pare...). Dunque, io dico...
...NOI NON POSSIAMO SAPERE SE UN DIO ESISTE O MENO, MA OVE MAI ESISTESSE, E QUALUNQUE "EGLI" FOSSE... NON GLIENE FREGA PROPRIO NIENTE DELLE RELIGIONI, RITUALITA', CODICI MORALI E DI TUTTE QUELLE ALTRE BALLE LI' PER CUI L'UMANITA' SI ACCAPIGLIA, SI SCANNA ED ANDATA SCANNADO... O CON CUI, NELLA MIGLIORE DELLA IPOTESI, CI SI INFELICITA LA VITA...
... infatti... possono aversi due sole possibilità:
a) - ... o che Dio NON esiste...
b) - ... o che Dio esiste...
nel caso a), che cioè un Dio NON esiste, allora il mio enunciato iniziale è bello e dimostrato: religioni, ritualità, codici morali di "presunta" emanazione divina -- e quindi di sacralizzazione e "legittimazione" divina -- sono delle "invenzioni", o accozzaglia di consuetudini con al massimo qualche razionale criterio pratico (o pregiudizio) che può averle determinate; ma che in ogni caso valgono nè più nè meno quanto delle "convenzioni"... come per esempio il fatto che è "passare col rosso" atto disdicevole e "colpevole"... anzicchè quello di passare col blu, o col verde...
Nel caso che invece un DIO ESISTESSE, per capire cosa sia giusto o sbagliato, morale o immorale... ovvero come Lui-VUOLE-che-ci-si-debba-comportare... dobbiamo in primo luogo capire in che "squadra" gioca 'sto DIO-ESISTENTE. Sta con gli ebrei? con i cristiani? con i mussulmani? i buddisti? gli scientologi? i testimoni di Geova? i vanna-marchesiani?... etc. etc. etc...
Questo perchè le varie religioni dicono cose e danno direttive "conflittuali".
Per i mussulmani per esempio, avere 4 mogli è perfettamente lecito, e ripudiarle (divorziare) basta la parola del maschio; è altresì proibito il vino e mangiare maiale.
Per i cristiani invece il matrimonio non è soltanto rigorosamente monogamo... sennò si configura il "peccato" di adulterio... ma persino "indissolubile". In cambio però i cristiani hanno la soddisfazione di poter mangiare tutti i prociutti e braciole di maiale che vogliono, e sbronzarsi come gli pare... e non solo, anzi, addirittura il proibitissimo vino per i mussulmani è per loro persino indispensabile per l'importantissimo rito del "dir messa". Inoltre i cristiani non possono lapidare le adultere (chi è senza peccato scagli la prima pietra), e devono, spesso loro malgrado, perdonare ogni offesa.
Quella di vendicarsi, ed eventualmente di lapidare adultere, sono invece soddisfazioni concesse agli ebrei ed ai mussulmani che possono a buon diritto "sacralmente" vendicarsi persino scannando l'offensore con le proprie mani, gli uni magari facendolo anche da ubriachi, gli altri facendolo solo da perfettamente sobri... ma comunque con ovvia benedizione di Bibbia e Corano, il che equivale a dire Dio/Allah... -- ed alla faccia del DIO cristiano che con quel "lassismo" del perdono a "tutti e per tutto", del "voltare l'altra guancia", e del "non ammazzare punto"... ha di fatto legittimato una politica di "incoraggiamento a delinquere/peccare" anzicchè scoraggiare ed estirpare il male/peccato.
Giuro che questo è un argomento che m'hanno presentato dei mussulmani a sostegno del valore "divino" dell'atto dell'uccidere e vendicarsi, e del resto, aggiungevano: il dettato cristiano è anche "inapplicabile", oltre che sbagliato... "i vostri papi", infatti, guide ispirate ed "esempio" per le masse... - non la chiamate "Magistra Vitae" l'istituzione?... - nella storia non è che abbiano dimostrato di aver saputo fare niente di meglio e "di diverso":... quando "hanno potuto" hanno ucciso, sterminato e si son vendicati anche più di noi, si sia trattato di eretici, di patrioti o altro"... Del resto, DIO non può essere stupido, e non avrebbe quindi mai "scioccamente" dato agli "umani" direttive "inattuabili"... e basterebbe questo per capire che le cose che vi dicono i vostri papi, sono delle scemenze e che le "verità" sono invece quelle del Corano... Quale sistema è infatti più naturale, comprensibile, inequivocabilmente applicabile, non opinabile... e quindi equo ed uguale per tutti e pertanto giusto... dell'"occho-per-occhio-dente-perdente"!!???...Volta e gira, incosciamente, anche voi cristiani, non potete che comportarvi come appunto dice il Corano... è impossibile comportarsi come dice il Vangelo, che rivela così la sua utopica innaturalezza e quindi "umana" fallacia... con la sua "implicita" (almeno) "istigazione a delinquere" etc. etc... E fermiamoci quì per brevità...
Una volta che avremo dunque stabilito 'sto DIO-CHE-ESISTE con "chi sta", potremo finalmente sapere cosa è bene e cosa è male, cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa fare e cosa non fare e tutto l'altro che vi pare... e che costituisce il bagalio delle contrastanti "certezze morali e comportamentali" delle varie religioni, tutte "rivelate" dall'interessato (ci assicurano le stesse), e quindi "vere" DOC che di più non si può...
Ora per capire come la pensa questo DIO-ESISTENTE -- il solo, a questo punto, possibile referente del bene e del male e di quant'altro vi paia -- dobbiamo in primo luogo porci la domanda: 'sto DIO-ESISTENTE...
c) - ... NON voleva "farsi capire"?...
d) - ... o "voleva" farsi capire?...
Se NON voleva farsi capire, caso c)... bene, allora ci è riuscito benissimo!... -- la confusione e contraddizione regnano sovrane tra le varie religioni da Lui "rivelate" (?)... in esclusiva a ciascun "gruppo prediletto". Ma allora!... che ca...volo se la prende poi con noi "limitati" (e ci ha fatto LUI così, che "tutto-può") mortali poveri cristi, minacciandoci che se ci comportiamo " male" (?), ci sbatte poi all'inferno!!!???... Ha in fin dei conti ottenuto quel che voleva: NON farsi capire!... perchè mai dovrebbe poi punirci se, "coerentemente col suo disegno", non avendolo appunto noi capito ci comportiamo poi come meglio ci pare???...
... Oppure, VOLEVA "farsi capire"... (caso d). Ma allora.... è mai possibile che un DIO, che ha fatto il mondo e l'universo tutto, ha fatto piante ed animali, ha creato 'sta cosa mirabolante (?) che è la vita... è mai possibile, dico, che questo DIO-che-tutto-sa-e-"tutto può"... NON FOSSE STATO IN GRADO DI FARSI CAPIRE???... di poter essere poco-poco più inequivocabile ed intellegibile... OVE MAI LO AVESSE VOLUTO!!!???... -- visto poi che una qualunque società di comunicazione/pubblicità, senza saper nè leggere e nè scrivere, è ben in grado di trasmettere in maniera chiara ed inequivocabile un messaggio finalizzato a ciò che "si vuole che comperiamo o facciamo"???...
Assolutamente insostenibile... a meno di non voler ammetter che una SATCHI&SATCHI è più capace di DIO...
ergo... vuol dire che...
e) - ... o che Dio NON esiste... ( e ricadiamo nel caso a iniziale già discusso, con le conseguenze che ne discendono);
f) - ... o se DIO esiste... NON GLIENE FREGA PROPRIO NIENTE di quello che un tizio od un caio va dicendo essere la "vera religione", da LUI, VERO-DIO-ESISTENTE, VOLUTA ed "indicata", e quindi la visione morale e comportamentale che ne discende (... con buona pace dei vari Ruini e soci).
Tutto quà, semplice semplice... "osservato e detto". Tutto e solo facendo uso del buon senso o "ragione" che sia, e che LUI ci ha "infuso" creandoci (...presupponendo che... la usassimo... o no???)... -- se non altro per consentirci di riconoscere e "diffidare" dei "falsi profeti" (... sennò... come possiamo mai fare a riconscerli se NON usandola?) districandoci tra i vari sedicenti delegati, ispirati, confessionali ed altri moralisti... detentori (ci dicono loro) di "indiscutibili certezze e verità rivelate" e/o da loro "infallibilmente riconosciute". Di siffatti personaggi divinamente "illuminati" con incontradicibili "vere-verità", ne è sempre stata, ed è, infestata la storia dell'umanità (ne sanno qualcosa per esempio Galileo, Giordano Bruno e streghe confesse (sotto tortura)... tanto per citarne qualcuno/qualcosa solo di meno remota memoria, e rimanendo nel nostro cortile...)... e che malgrado le mille sconfitte ed errori che ne hanno scalfitto la loro presunta "leadership" morale e di detentori-di-sicure-verità (al punto da non poter fare più a meno da chiedere un sommesso perdono seppure del tipo.. scusateci tanto, avevano ragione quelli che dicevano che avevamo torto: perdoniamoci e non ne parliamo più), continuano imperterriti a "pontificare". Beh!... tipico atteggiamento da "umanissime facce da mutande"... altro che di connesione col divino.
Fiona Petito
Fiona Petito - 03:50 PM - Feb. 23, 2007
Il TEOrema di (incompletezza di) GÖDel
Prima parte (storico-critica)
PAPAVERI, CANTANTI, CLIENTI ED EVENTI
Il filosofo dell’Ottocento Ludwig Feuerbach arrivò alla conclusione che, invece di essere l’uomo una Creazione di Dio, l’idea di dio fosse una creazione dell’Uomo, una proiezione dei suoi desideri, una ipostatizzazione del sentimento, al tempo stesso di smarrimento e ammirazione, che egli prova di fronte alla natura (ma chi l’ha creata, la natura? Naturalmente, non l’Uomo…). Sulla stessa linea di pensiero si collocò Karl Marx, per il quale l’idea di dio è “oppio del popolo” (e, dal momento che il Dio biblico ha creato anche i papaveri, bisogna riconoscere – Dio mi perdoni – che Marx non era poi del tutto lontano dalla verità… [penso che anche il papa vero – mi perdoni anche lui – non si offenderebbe troppo per questa definizione… {la famiglia di Marx era di origine israelita, quindi, per gli stessi motivi precedenti, anche il papà vero – e chiedo scusa anche a lui – di Karl Marx non si sarebbe dovuto offendere più di tanto per quella definizione, ma comunque, se anche non fosse stato credente, si sarebbe dovuto perlomeno preoccupare, per via della concorrenza…}]). Marx pensava che l’idea di dio distogliesse l’uomo dai suoi interessi terreni (o, simmetricamente, facesse comodo a chi aveva certi interessi terreni – o anche solamente terreni – da conservare); in particolare, secondo lui, l’idea di un paradiso ultraterreno distoglieva gli uomini dalla sacrosanta necessità di lottare per l’eliminazione delle ingiustizie su questa Terra. Ma Dio, che aveva creato Terra e terreni (di qualunque genere), e che non era mai stato indifferente alle vicende umane, a questo ci aveva già pensato molti secoli prima di creare Marx, mandando sulla Terra il Suo Figlio amatissimo, il quale però aveva annunciato una ‘liberazione’ dell’uomo a un livello più profondo (che partisse dalla sua coscienza), e che comunque, per i piccoli, i poveri, gli oppressi, i perseguitati per causa della giustizia ecc.., aveva avuto sempre una particolare predilezione. Le vicende terrene di Gesù Cristo, oltretutto, non mi sembrano proprio uguali a quelle, che ci sono state tramandate, di tanti altri personaggi straordinari. Nel corso dei secoli, però, alcuni (compresi vari dittatori dell’ultimo secolo), in suo nome – così perlomeno dicevano loro –, hanno, di fatto, tradito il suo messaggio. Quelli però (come Karl Marx, Nicolaj Lenin e compagni vari) che hanno pensato di eliminare le ingiustizie (create e difese da uomini) eliminando il Creatore e il Difensore (della Giustizia), non si sono accorti di aver gettato via il Bambino con l’acqua sporca.
Coloro poi (come Friedrich Nietzsche, Francesco Guccini e ‘superuomini’ vari) che hanno annunciato, per rendere l’Uomo più vivo, che Dio è morto, avevano invece scoperto l’acqua calda (perché Dio, nella Persona di Gesù Cristo, è morto veramente, anche se solo provvisoriamente).
Anche molti seguaci di altre “divinità”, comunque, ed anche molti di quelli che di “divinità” non volevano proprio saperne, hanno compiuto nel corso della storia i loro misfatti, ma risparmiamoci il (macabro) computo.
Nel mio excursus storico sembra che abbia tralasciato la psicoanalisi (di Sigmund Freud, Wilhelm Reich e altri ‘incoscienti’, che ritennero di aver smascherato l’acqua santa); in realtà, non si è trattato di un lapsus (freudiano): ho sempre avuto il sospetto, con tutto il rispetto, che lo psicoanalista Freud (per il quale il sentimento religioso, da adulti, si configura come una sorta di ‘malattia mentale’, un ‘delirio’, e caratterizza quindi l’uomo vivo, sì, ma malato) avesse, nonostante tutto, un certo interesse che il Cristianesimo si diffondesse. In caso contrario, infatti, avrebbe perso parecchi clienti.
In tempi a noi più vicini, i neopositivisti (e qui la tradizione parte, nel Settecento, da David Hume, passa per Auguste Comte, tocca Bertrand Russell e Ludwig Wittgenstein per arrivare al Circolo di Vienna con Hans Reichenbach, Rudolf Carnap e altri esperti del ‘qui-e-ora’) hanno sferrato un attacco più sottile (ma, se si vuole, ancor più radicale) al concetto ‘Dio’, riducendolo a concetto metafisico, quindi da eliminare; ‘Dio esiste’ sarebbe un enunciato non solo inverificabile (e, per dirla con Karl Popper, infalsificabile), ma privo di significato. E qui (ed ora), secondo me, con l’attenzione eccessiva posta sul linguaggio, si sono perse di vista non l’acqua, ma Sostanze ben più consistenti!
Seconda parte (teologico-storica)
LA CECITÀ DI PILATO
In omaggio alla Parola e alla Ragione (che sono traduzioni del termine greco ‘Lógos’ [discorso, ragionamento]), citerò ora l’inizio del Vangelo di Giovanni (da una nuovissima traduzione dei testi originali, Edizioni Paoline, 1990): “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e Dio era il Verbo […] E il Verbo si fece carne e dimorò fra noi”.
(Ho il massimo rispetto per Ebrei, Testimoni di Geova e Musulmani, tutti credenti – dicono alcuni – nello stesso Dio dei Cristiani, anche se nessuno di loro crede che Gesù Cristo sia Dio fattosi uomo [i Musulmani, comunque, a differenza di Ebrei e Testimoni di Geova, credono nella verginità di Maria].)
Si ricorderà certamente cosa (non) rispose Gesù a Pilato quando costui – nel famoso “processo”, e dopo che Gesù gli aveva ribadito di essere venuto al mondo per rendere testimonianza alla verità – gli chiese ironicamente “Che cos’è la verità?”: non rispose nulla! (Vangelo di Giovanni 18, 37-38) Perché? Forse perché la verità, Pilato, in quel momento… ce l’aveva di fronte! Cito ancora dal primo capitolo del Vangelo di Giovanni: “Venne nella sua proprietà e i suoi non lo accolsero. A quanti però lo accolsero diede il potere di divenire figli di Dio”. Cristo, sulla croce, ha chiesto al Padre di perdonare i suoi uccisori (e lo stesso hanno fatto, seguendo il suo esempio, tanti martiri cristiani). Il perdono (dei nemici, in particolare) è fondamentale nell’etica cristiana: implica il riconoscimento della verità di ciò che è avvenuto (si perdona il peccatore, non il peccato) ed una forza d’animo straordinaria; lungi dal costituire un atto di debolezza o di sterile (quando non addirittura dannoso) 'buonismo', è il segno distintivo della reale appartenenza a Cristo-Dio.
Terza parte (biblico-teologica)
PER LE STRADE DEL MONDO
1) Dio c’È, ed È dappertutto (secondo Tommaso d’Aquino, in Dio l’Essenza implica l’Esistenza [JHWH significa infatti “Io sono colui che sono”, così si legge in Esodo 3, 14]).
Non riusciamo (ancora) a vederlo così com’È, perché (come dice l’Apostolo Paolo nella Prima Lettera a Timoteo) “abita una luce inaccessibile; che nessuno fra gli uomini ha mai visto né può vedere” (e ricordando che Paolo, sulla via di Damasco – dopo la famosa Visione – rimase cieco per tre giorni [come è narrato nel capitolo 9 degli Atti degli Apostoli], direi che egli parlava quasi… per visione in-diretta).
Mosè (si legge in Esodo 3, 6), appena udita la voce del Signore proveniente dal roveto, “si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio”; un racconto ebraico (che ho trovato su un libretto scritto da un sacerdote, ora vescovo, delle mie parti) narra di un pagano che pose la seguente domanda ad un dottore della Legge: “Perché l’Altissimo parlò a Mosè da un roveto?”; il dottore della Legge gli rispose: “Se avesse parlato da un carrubo o da un sicomoro tu avresti fatto la stessa domanda. Ciononostante non ti lascerò senza risposta. Perché proprio da un roveto? Per insegnarti che nessun luogo, neppure un cespuglio di spine, è privo della presenza di Dio”. I Comandamenti, in realtà, sono scritti nella coscienza di ogni uomo. Allora, perché Dio ritenne necessario rivelarli esplicitamente, nelle Tavole della Legge? Forse perché molti uomini non riuscivano a leggerli bene, scritti solo nella coscienza…
2) Anche se non può farsi vedere così com’È, Dio vuole farsi intendere, tant’è che ha ispirato, in particolare, un Libro (o meglio, i Libri – come si sa, il termine ‘Bibbia’, che deriva dal greco, ha questo significato –), oltre ad innumerevoli altri pensieri. Lo Spirito Santo, che ha parlato prima per mezzo dei Profeti, poi per mezzo di Gesù Cristo, discese sugli apostoli nel giorno di Pentecoste – giorno in cui gli Ebrei commemoravano il dono della Legge –, come è riportato in Atti degli Apostoli 2, 1-4 (realizzando, come osservò Pietro dopo che gli apostoli cominciarono a parlare nelle varie lingue, la profezia di Gioele 3, 1-5); successivamente, lo Spirito discese anche sui pagani (ciò avvenne, come si legge nel capitolo 10 degli Atti degli Apostoli, in casa del centurione romano Cornelio – “pio e timorato di Dio”, lo definiscono gli Atti –, e proprio dopo che Pietro aveva pronunciato le parole “in verità mi rendo conto che Dio non fa differenza di persone, ma in ogni nazione colui che lo teme e pratica la giustizia è a lui accetto”). Il fatto che la Bibbia sia ispirata dallo Spirito non implica, infatti, che lo Spirito non possa avere ispirato o ispirare anche altre scritture o altre persone, anche al di fuori del Cristianesimo, come dice del resto la Bibbia stessa (la profezia di Gioele infatti, che Pietro cita in occasione della Pentecoste, parla di uno Spirito che sarà effuso “sopra ogni uomo”). Chi volesse conoscere ancora meglio le opere dello Spirito prenda visione anche dei numerosi riferimenti presenti nel Vangelo di Giovanni [14, 17 e 14, 26 o 16, 7-15, ove ne parla Gesù stesso] e nelle Lettere di San Paolo [Lettera ai Romani 8, 16 e 8, 26-27; Prima Lettera ai Corinzi 2, 11 e 12, 3 ecc..]. Si ricordino, inoltre, le parole di Gesù (a proposito della bestemmia contro lo Spirito) nel Vangelo di Matteo 12, 31-32. Certo, per riconoscere il Vero Spirito dai falsi profeti occorre il 'discernimento'.
3) Dio ha mandato, per redimere il mondo, un altro esponEnte della Sua Famiglia (Dio ha potuto redimere il mondo solo incarnandosi, cioè ‘attraversando’ Personalmente la vita e la morte umane).
4) È riuscito Dio nel suo intento? Beh, non sta certo a noi giudicare; in ogni caso, questo non dipende solo da Lui, perché Dio, che ci ha creati, per Sua volontà, indipendentemente dalla nostra volontà, non può salvarci indipendentemente dalla nostra volontà, nonostante la Sua volontà (di salvarci).
Intermezzo (laico) sull’agnosticismo
KANT, CHE (NON) TI PASSA
Essere agnostici riguardo alla fede religiosa significa, essenzialmente, ritenere che l’uomo non sia in grado di sapere, con la sola ragione, se un Dio esista o meno (alcuni considerano Immanuel Kant – che ha cercato di ridurre la religione nell’ambito della pura ragione – il padre dell’agnosticismo in materia religiosa; Maurizio Ferraris ha dato però recentemente il ‘good-bye’ alla “Critica della ragion pura” di Kant, mentre Kant aveva dato il ‘good-bye’ addirittura a God, riducendo Dio a postulato della ragion pratica). Sembrerebbe, questa, una posizione “fortemente“ razionale; in realtà, a mio parere, è razionalmente “debole”, perché (in base ai principi logici di ‘non contraddizione’ e del ’terzo escluso’*, e ribadisco che io mi riferisco sempre al Dio biblico):
se Dio non esiste, risulta, ovviamente, una posizione debole;
se Dio esiste è ugualmente una posizione debole, perché, come ho mostrato prima, il Dio della Bibbia ha tutti gli interessi (nel nostro interesse) a farsi conoscere ed intendere.
Ecco perché io preferisco sempre usare la dicotomia credente/non credente. Alcuni, nel nostro tempo, considerano sinonimi i due termini ‘non credente’ e ‘laico’, e qualche volta l’ho fatto anch’io (per adeguarmi ai tempi), ma, se vogliamo stare all’etimologia, ‘laico’ deriva dal greco ‘laikós’ che significa ‘del popolo’ (tant’è che, nella Chiesa Cattolica, i laici sono i fedeli non facenti parte dell’ordine sacro o dello stato religioso); a volte con ‘laico’ si intende ‘non confessionale’, per cui uno Stato laico sarebbe uno Stato che non sposa una religione o una fede in particolare e, sempre in tal senso, una persona laica sarebbe una persona che o non crede in Dio o, eventualmente, crede in qualche dio, che non sia però uno di quelli delle religioni ‘positive’; il termine ‘laicismo’ indica invece (come, di solito, molti ‘…ismi’) un atteggiamento per cui l’essere ‘laici’ diverrebbe quasi un ‘imperativo’ (io lo considero una specie di ossimoro). In ogni caso, non si può non riconoscere, oggi, la legittimità della laicità dello Stato, ma nemmeno impedire ai credenti ‘positivi’ e ‘propositivi’ di proporre e far valere (non certo imporre) le proprie ragioni. Io, che sono cattolico e non presbitero, teorizzante e praticante, posso a buon diritto e dovere definirmi un credente laico.
* Nota tecnica: si potrebbe obiettare, a questo punto, che nella Logica Intuizionista (il cui fondatore è considerato il matematico Luitzen Brouwer) il principio classico del ‘terzo escluso’ non vale, in quanto, nell’ambito di tale Logica, affermare una proposizione P significa esibire una dimostrazione ‘costruttiva’ di P e, dal momento che esistono proposizioni per cui non è possibile dimostrare ‘costruttivamente’ né P né la sua negazione (e la proposizione ‘Dio esiste’ sembra proprio una di queste) il principio del ‘terzo escluso’, in questo caso, non sarebbe applicabile. In realtà, io mi riferisco (con buona pace, se mi è consentito, di intuizionisti, costruttivisti e convenzionalisti) ad una ontologia realista che sottende la Logica Classica, per cui detto principio conserva la sua validità.
Logico (e godibile) epilogo
GÖDEL E GOD
L’affermazione ‘Dio c’È’, secondo me, pur essendo vera, non è un teorema, non è cioè dimostrabile ‘logicamente’ (questo fa pensare, appunto, al celebre teorema di incompletezza di Kurt Gödel, che comunque è un teorema valido solo in ambito strettamente logico-matematico, ed è stato invece arbitrariamente ed inopportunamente esteso, da parte di alcuni, ad altri ambiti [e qui non posso non citare il saggio divulgativo di Piergiorgio Odifreddi “Il teorema di Gödel e l’Intelligenza Artificiale]); il fatto che Gödel abbia esibito anche una prova ontologica dell’esistenza di dio dimostra, a mio parere, che il dio di Gödel non coincide col Dio della Bibbia (a parte il fatto che, se coincidessero, occorrerebbe, perlomeno, aver seguito un corso universitario di Logica prima di poter comprenderne l’Essenza ed appurarne l’Esistenza).
Tuttavia, date le eccezionali capacità di Gödel (e questo a prescindere dal nome…), concluderei evangel(og)icamente: diamo a GÖDel quel che è di GÖDel e a GOD quel che è di GOD.
Giorgio Della Rocca
(7 marzo: si ricordano le sante martiri Perpetua e Felicita – la prima, madre di un bimbo ancora lattante; la seconda, madre di una bimba nata in carcere –, giovani condannate ‘ad bestias’, a Cartagine, per essersi professate cristiane, sotto l’imperatore romano Settimio Severo. Negli atti del martirio, si riferisce che esse andarono al supplizio ‘come ad una festa’)
GOOD-BYE (che, per chi non lo sapesse, è abbreviazione di ‘GOD BE WITH YOU’)
Anonymous - 07:02 PM - Mar. 7, 2007
Post Scriptum
L’ANGELO E L’ACQUA SULFUREA
(versione mediterranea della metafora ‘il diavolo e l’acqua santa’)
Si narra che il filosofo Aurelio Agostino (nato a Tagaste, antica città dell’Algeria, vissuto fra il IV e il V secolo d.C. e divenuto, per i cattolici, Sant’Agostino, dottore della Chiesa), mentre passeggiava un giorno lungo la riva del mare, immerso in meditazione, incontrò un bambino intento a versare con una conchiglia l’acqua del mare in una piccola buca scavata nella sabbia. Agostino gli chiese: “Bambino, cosa fai?”; il bambino rispose, continuando il suo gioco: “Voglio racchiudere il mare in questa piccola buca”. Agostino replicò: “Ma come puoi pensare di racchiudere il mare, che è così grande, in una buca così piccola?”; il bambino alzò gli occhi, fissò Agostino in volto e rispose: “E tu come puoi pensare di comprendere Dio, che è infinito, con la tua mente, che è così limitata?”. Detto questo, sorrise e si dileguò.
Credo che gli angeli di cui la Bibbia riferisce frequenti interventi siano esseri spirituali che, nella realtà, oltre ad essersi manifestati in modi straordinari, possono anche aver parlato attraverso bambini/e, ragazzi/e, adulti/e o, semplicemente, mediante ‘voci’ presenti nella coscienza di alcuni/e, che poi le hanno interpretate – col discernimento derivante loro dallo Spirito – in un modo particolare. Come si sa, gli angeli sono fondamentali in tutta l’economia cristiana (mi si passi l’espressione, dato che l’essere autenticamente cristiani è quanto di più lontano si possa immaginare da una logica di mero ‘calcolo’).
L’ingresso del male nel mondo è imputato, nella Bibbia, alla ribellione a Dio da parte di alcuni angeli (Seconda Lettera di Pietro 2, 4, che fa riferimento, a sua volta, al verso 6 della Lettera di Giuda [da non confondersi, ovviamente, con l’apostolo traditore]).
Per limitarsi solo ad alcuni avvenimenti fondamentali della vita terrena di Gesù, un angelo annuncia a Maria che diverrà Madre del Figlio di Dio [Luca 1, 26-38] e un angelo rivela in sogno a Giuseppe che il concepimento è opera dello Spirito Santo [Matteo 1, 20-21]; angeli rivelano ai pastori della regione di Betlemme l’evento della nascita di Gesù [Luca 2, 8-14] e un angelo, apparso ancora in sogno a Giuseppe, preserva il neonato Gesù dall’ira di Erode, consigliando la fuga in Egitto [Matteo 2, 13]; angeli assistono Gesù nel periodo delle tentazioni nel deserto [Marco 1, 13] e uno lo conforta nell’agonia del Getsèmani [Luca 22, 43]. Inoltre, ad una domanda di alcuni sadducei, che non credevano nella resurrezione, Gesù risponde: “nella resurrezione non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli di Dio in cielo” [Matteo 22, 30].
Angeli sono ancora i primi annunciatori della resurrezione di Gesù alle donne recatesi al sepolcro [due angeli secondo il Vangelo di Luca 24, 1-10 e quello di Giovanni 20, 1-13, uno solo secondo il Vangelo di Marco 16, 1-7 e quello di Matteo 28, 1-7 {dunque, facendo una media, un angelo e mezzo}, ma questo, credo, non modifichi la sostanza degli avvenimenti; le donne che si recano per prime al sepolcro risultano tre nel Vangelo di Marco, due in quello di Matteo, una sola in quello di Giovanni e un numero imprecisato in quello di Luca, dunque, in media, un numero imprecisato {conclusione: è più facile contare gli angeli che le donne}, ma anche questo, penso, non cambi la sostanza degli avvenimenti. Proprio in occasione delle odierne festività pasquali, il Papa ha, tra l’altro, sottolineato la fedeltà e il coraggio di queste donne, sia nel rimanere fino alla fine sotto la croce di Cristo, partecipando alla sua agonia, sia nel recarsi per prime al sepolcro].
Anche se volessi vivere in un TEOremondo (un mondo, cioè, in cui fossimo ‘costretti’, a rigor di logica, a credere in Dio, ridotti, nella sostanza, a burattini [senza fili]) non lo potrei (insegna il ‘bambino’ incontrato da Agostino) e, aggiungo adesso, anche se lo potessi … non lo vorrei!
Perché, dopotutto (o anche prima di tutto), preferisco un mondo in cui la fede in Dio, razionalmente plausibile, non significhi poter (o dover) comprendere tutto, passato, presente e futuro del mondo e dell’umanità; preferisco un mondo in cui la fede in Dio non soffochi l’autentica libertà dell’uomo (purché questa non vada contro la verità, piccola o grande che sia); preferisco un mondo in cui la fede in Dio non annulli la possibilità di nutrire dubbi: non ho dubbi (se mi si consente) sul fatto che Dio continui a guardare con tutto il suo amore di Padre (o anche di Madre, come ha sostenuto il Papa Giovanni Paolo I [il cui pontificato è durato 33 giorni]) uomini e donne che sono in sincera ricerca di Lui (ricordiamo l’episodio del ‘buon ladrone’ – divenuto, per i cattolici, San Dismas [il nome ci è tramandato da un testo apocrifo] –, convertitosi negli ultimi minuti della sua vita terrena dopo aver ‘conosciuto’ Gesù morente sulla croce; ricordiamo l’episodio della ‘peccatrice’ che, incontrato Gesù in casa di un fariseo, in segno di pentimento Gli rende umilmente omaggio e viene da Lui perdonata “perché [ella] ha molto amato”; ricordiamo la parabola del ‘figliol prodigo’ ecc..), donne e uomini che, nella ‘sostanza’ della loro vita, può essere che siano – pur non essendone pienamente consapevoli – ugualmente vicini a Dio e alla Sua Volontà (emblematica, a questo proposito, la frase di Gesù: “Non chiunque mi dice: ‘Signore, Signore’, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”), uomini e donne che spesso, con le loro riflessioni (ancorché in opposizione alla fede), hanno stimolato e continuano a stimolare una più profonda comprensione – anche se sempre necessariamente parziale – degli stessi Misteri della fede.
Insomma, anche senza chiamare in causa, leibnizianamente, ‘il migliore dei mondi possibili’, preferisco il mondo e l’umanità così come sono, con la loro limitatezza, un po’ di indeterminatezza e (perché no?) un pizzico di leggerezza!
Giorgio Della Rocca
Pasqua 2007, Lunedì dell’Angelo/a
(com’è noto, anche il sesso degli angeli è un problema non facilmente risolvibile)
Saluti e Auguri
Anonymous - 06:44 PM - Apr. 9, 2007
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Maurizio Ferraris
Babbo Natale, Gesù adulto In cosa crede chi crede?
Bompiani, pp. 151, Euro 11.00
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